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art. 36, comma 1, d.l. 8 aprile 2020, n. 23

8 provvedimenti

Espulsione e Inammissibilità: Ricorso Tardivo Costa la Libertà
Un Cittadino Straniero, espulso dal territorio nazionale, ha ricevuto misure alternative al trattenimento, come la consegna del passaporto e l'obbligo di firma. Ha impugnato il decreto del Giudice di Pace che convalidava tali misure. La Corte di Cassazione ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso per tardività. Il ricorso era stato presentato oltre il termine semestrale dalla pubblicazione del provvedimento impugnato, come previsto dal codice di procedura civile. La Corte ha chiarito che la notifica tardiva del provvedimento non rileva per il calcolo del termine. Pertanto, il Cittadino Straniero ha perso la possibilità di contestare le misure, a causa della tardiva presentazione del suo ricorso.
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Notifica telematica tardiva: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32091/2023, ha dichiarato inammissibile un ricorso a causa di una notifica telematica tardiva, perfezionatasi pochi secondi dopo la mezzanotte del giorno di scadenza. La decisione ribadisce che il momento determinante per la tempestività della notifica via PEC è la generazione della ricevuta di accettazione (RAC). Di conseguenza, il ricorso incidentale è stato dichiarato inefficace.
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Litisconsorzio necessario: appello nullo senza un socio
Una società a responsabilità limitata e i suoi soci hanno contestato degli avvisi di accertamento fiscale. La Corte di Cassazione ha dichiarato nullo il giudizio d'appello perché uno dei soci non era stato coinvolto nel procedimento. La sentenza sottolinea l'importanza del litisconsorzio necessario nelle cause fiscali riguardanti società che hanno optato per il regime di trasparenza, dove il reddito è imputato direttamente ai soci. La causa è stata rinviata al giudice di secondo grado per un nuovo processo che includa tutte le parti necessarie.
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Responsabilità professionista: quando il cliente paga
Una società e i suoi soci, a seguito di un avviso di accertamento fiscale, si sono visti dichiarare inammissibile il ricorso perché presentato tardivamente. La causa del ritardo era l'inadempimento del professionista incaricato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei contribuenti, affermando che non basta delegare un compito per essere esenti da colpa. È necessario dimostrare di aver vigilato sull'operato del professionista. Questo caso chiarisce i confini della responsabilità del professionista e i doveri di controllo del cliente.
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Indebito condizionamento: la Cassazione decide sul caso
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un medico che chiedeva un risarcimento danni, sostenendo di essere stato vittima di un indebito condizionamento da parte di un'Azienda Sanitaria che lo avrebbe spinto a dimettersi. L'ordinanza chiarisce importanti aspetti procedurali, come il calcolo dei termini di impugnazione durante la sospensione per l'emergenza Covid-19, e di merito, confermando che la scelta del professionista è stata libera e non coartata. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per la regola della "doppia conforme", non potendo la Cassazione riesaminare i fatti già valutati concordemente nei primi due gradi di giudizio.
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Diritto mensa: spetta per il turno di notte?
Un'infermiera ha richiesto il riconoscimento del suo diritto mensa per i turni di lavoro che le impedivano di accedere alla mensa aziendale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività, confermando le decisioni dei giudici di merito. Questi ultimi avevano stabilito che il diritto alla pausa, previsto per legge, non implica automaticamente un diritto al pasto o a buoni pasto sostitutivi, rientrando l'organizzazione del servizio mensa nella discrezionalità del datore di lavoro.
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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per vizio di motivazione apparente. I giudici di secondo grado avevano confermato la decisione di primo grado che riconosceva forfettariamente dei costi a una società soggetta ad accertamento basato su indagini bancarie, senza però fornire una spiegazione logico-giuridica a sostegno di tale scelta. La Suprema Corte ha ritenuto che una motivazione graficamente esistente ma priva di un reale percorso argomentativo equivale a una non-motivazione, violando il requisito costituzionale e rendendo nulla la sentenza. Il caso è stato rinviato per un nuovo esame.
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Prescrizione reato di truffa: la decisione della Cassazione
Il caso analizza il ricorso di una parte civile contro una sentenza d'appello che aveva dichiarato l'improcedibilità del reato di truffa per tardività della querela, a seguito dell'esclusione di una circostanza aggravante. La Corte di Cassazione, pur riconoscendo il concreto interesse della parte civile a impugnare per ottenere la procedibilità d'ufficio e un risarcimento maggiore, ha rigettato il ricorso. La ragione risiede nel fatto che la prescrizione reato di truffa era già maturata prima della sentenza di primo grado, rendendo irrilevante ogni altra questione sul merito.
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