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art. 35 Ordinamento Penitenziario

5 provvedimenti

Carte negate in cella: il Ricorso per cassazione personale è nullo
Un detenuto si vede negare il permesso di tenere in cella un mazzo di carte napoletane. Decide di impugnare questa decisione fino alla Corte di Cassazione. Tuttavia, la Corte dichiara il suo ricorso inammissibile. La ragione non riguarda il merito della questione (le carte da gioco), ma un errore di procedura: il detenuto ha presentato un Ricorso per cassazione personale, senza l'assistenza di un avvocato abilitato. La legge, infatti, vieta espressamente questa possibilità, richiedendo la firma di un difensore specializzato. Di conseguenza, il detenuto non solo perde la causa, ma viene anche condannato a pagare le spese processuali e una sanzione economica.
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Chiede una pentola, ma il ricorso senza avvocato è inammissibile
Un detenuto si vede negare la possibilità di tenere una seconda pentola in cella. Decide di fare ricorso contro questa decisione, ma lo presenta alla Corte di Cassazione firmandolo di persona. La Corte dichiara il ricorso inammissibile. La legge, infatti, stabilisce una regola ferrea: il ricorso per cassazione sottoscritto personalmente dal ricorrente non è valido. Deve essere obbligatoriamente firmato da un avvocato abilitato. La questione, quindi, non è la pentola, ma un errore di procedura che ha reso impossibile l'esame del caso. Il detenuto viene anche condannato a pagare le spese processuali.
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Cottura cibi 41-bis: limiti orari legittimi?
Un detenuto in regime speciale ha contestato le restrizioni orarie per la cottura dei cibi nella sua cella. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la differenziazione degli orari per la cottura cibi 41-bis rispetto ai detenuti comuni è legittima se basata su plausibili ragioni organizzative e di sicurezza, senza costituire un trattamento discriminatorio o inutilmente vessatorio.
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Cottura cibi 41-bis: limiti orari legittimi
Un detenuto in regime speciale 41-bis ha impugnato la decisione che limitava l'orario per la cottura cibi in cella. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che la previsione di fasce orarie differenziate rispetto ai detenuti comuni è legittima se basata su plausibili ragioni organizzative e di sicurezza, e non mira unicamente ad aumentare l'afflittività della pena.
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Revoca semilibertà: quando un episodio è grave?
Un detenuto in regime di semilibertà si vede revocare il beneficio a causa di una reazione oltraggiosa e minacciosa nei confronti della polizia penitenziaria per una collanina. La Corte di Cassazione conferma la decisione, stabilendo che un singolo episodio, se grave, è sufficiente per la revoca semilibertà in quanto incrina il rapporto di fiducia necessario e dimostra l'inidoneità del soggetto al trattamento.
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