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Art. 35 d.lgs. n. 165 del 2001

10 provvedimenti

Punteggio errato, contratto nullo: la Nullità contratto pubblico impiego
Un Lavoratore, inserito in una graduatoria scolastica per assistente tecnico grazie a un punteggio errato, ottiene un incarico temporaneo. L'Amministrazione, accortasi dell'errore, corregge il punteggio, escludendolo dalla graduatoria permanente. Il Lavoratore ricorre in tribunale per vedersi riconosciuto il diritto all'inserimento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, affermando la `Nullità contratto pubblico impiego` derivante dall'errore. L'Amministrazione ha il potere di autotutela per correggere situazioni contra legem, e un servizio prestato con un contratto nullo non può generare diritti acquisiti per future assunzioni o avanzamenti di carriera.
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Scorrimento della graduatoria: l’aspettativa contro la scadenza
Un operaio di un ente teatrale pubblico chiedeva l'inquadramento in una qualifica superiore rivendicando lo scorrimento della graduatoria di un concorso interno del 1997. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del lavoratore, confermando che la Pubblica Amministrazione non ha un obbligo assoluto di procedere allo scorrimento della graduatoria per coprire i posti vacanti. Tale facoltà rientra nella discrezionalità dell'ente e presuppone che la graduatoria sia ancora in corso di validità. Nel caso specifico, la lista era scaduta da anni. Inoltre, un precedente utilizzo irregolare della stessa graduatoria a favore di un altro dipendente non fa sorgere un legittimo affidamento nel lavoratore, poiché l'affidamento tutelabile richiede un provvedimento favorevole diretto e specifico, non potendo derivare da semplici comportamenti di fatto o atti rivolti a terzi.
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Rivelazione di segreto d’ufficio: condannato il candidato
La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di rivelazione di segreto d'ufficio a carico di un candidato che ha ottenuto in anticipo le domande di un concorso pubblico. Il candidato, pur essendo un soggetto esterno alla pubblica amministrazione, ha istigato il direttore generale dell'ente a farsi consegnare le tracce d'esame dal presidente della commissione. La Corte ha invece accolto il ricorso di una coimputata, prosciolta per particolare tenuità del fatto, annullando la sua condanna al risarcimento delle spese civili. Nei casi di proscioglimento per lieve entità, infatti, il giudice penale non può decidere sulle richieste di risarcimento della parte civile.
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Società partecipate: regole per assunzioni e concorsi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di alcuni lavoratori che chiedevano l'assunzione presso una società a capitale pubblico dopo aver superato una selezione indetta da un'agenzia interinale. La sentenza chiarisce che per le società partecipate vige l'obbligo di procedure selettive trasparenti e concorsuali, impedendo assunzioni dirette basate su bandi privi dei requisiti essenziali. La responsabilità dell'ente è stata limitata all'ambito precontrattuale per violazione della buona fede, ma senza diritto alla stabilizzazione del rapporto di lavoro.
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Demansionamento pubblico impiego: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19990/2024, ha stabilito un principio fondamentale in tema di demansionamento pubblico impiego. Ha chiarito che, a seguito della riforma introdotta dal CCNL Ministeri del 2007, tutte le mansioni all'interno della medesima area professionale sono considerate equivalenti. Di conseguenza, l'assegnazione a un dipendente di compiti riconducibili a una fascia economica inferiore, ma sempre all'interno della stessa area, non costituisce demansionamento illegittimo, poiché le fasce retributive indicano solo una progressione economica e non una diversità qualitativa delle funzioni.
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Inquadramento superiore: la qualifica non basta
Un agente di polizia municipale ha richiesto l'inquadramento superiore alla categoria D, basandosi sulla qualifica di ufficiale di polizia giudiziaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che nel pubblico impiego la riclassificazione non è automatica. È necessario un contratto individuale stipulato all'esito di una procedura selettiva, non essendo sufficiente né la sola qualifica né lo svolgimento non provato di mansioni superiori.
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Scorrimento graduatoria: stop con nuova legge
La Corte di Cassazione ha stabilito che lo scorrimento graduatoria di un concorso interno non è più possibile se una nuova legge (ius superveniens) modifica le modalità di progressione di carriera, imponendo concorsi pubblici. Nel caso di specie, il D.Lgs. 150/2009 ha impedito a un'amministrazione pubblica di promuovere dipendenti attingendo da una graduatoria di un concorso puramente interno bandito prima del 2010, annullando la decisione favorevole della Corte d'Appello.
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Retribuzione mansioni superiori: la prova è decisiva
Un dipendente pubblico si è visto negare la restituzione di differenze retributive. La Cassazione ha stabilito che per la retribuzione mansioni superiori è necessaria la prova dello svolgimento effettivo dei compiti, non essendo sufficiente la data di decorrenza, meramente virtuale, indicata in un bando di selezione poi annullato. L'onere della prova grava interamente sul lavoratore.
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Mansioni superiori PA: diritto alla retribuzione
Un collaboratore di un ente locale, pur assunto in una categoria inferiore, ha svolto per anni compiti di livello superiore. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha confermato il suo diritto a ricevere le differenze retributive. Il principio chiave è che lo svolgimento di fatto di mansioni superiori PA fonda il diritto alla retribuzione corrispondente, a prescindere dalla nullità dell'assegnazione, dalla mancanza di un nuovo contratto scritto per le proroghe e persino dall'assenza del titolo di studio richiesto, purché la prestazione sia stata effettivamente resa.
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Progressione di carriera: vale come assunzione?
Una lavoratrice, trasferita e promossa, si è vista contestare la promozione dalla società. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione d'appello, stabilendo due principi chiave: la progressione di carriera non è una nuova assunzione e non è soggetta alle regole del reclutamento pubblico. Inoltre, una precedente sentenza che validava il contratto era vincolante (giudicato) e non poteva essere ignorata.
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