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Art. 35 d.lgs. n. 159 del 2011

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Crediti Prededucibili: Riconosciuti o Esclusi nelle Misure di Prevenzione?
La Corte di Cassazione ha confermato l'esclusione dei **crediti prededucibili in misure di prevenzione** richiesti da una consulente fiscale e liquidatrice. La professionista chiedeva il riconoscimento di compensi per attività svolte per una società sottoposta a confisca. Il Tribunale aveva negato l'ammissione, rilevando la mancanza di prova formale della nomina e dell'effettivo svolgimento delle mansioni, oltre all'assenza di autorizzazione giudiziaria per l'incarico di coadiutore. La Cassazione ha ribadito che i crediti non erano liquidi, certi ed esigibili, e che l'attività richiedeva specifica autorizzazione, non ottenuta. Il ricorso della consulente è stato rigettato.
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Legittimazione ad agire: socio vs amministratore
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un socio di maggioranza contro un provvedimento di sequestro preventivo dei beni aziendali. La Corte ha stabilito che la legittimazione ad agire per contestare le modalità esecutive del sequestro non spetta al socio, ma esclusivamente all'amministratore giudiziario nominato, in quanto è quest'ultimo il soggetto preposto alla tutela del patrimonio societario sotto sequestro.
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Concorso in peculato: la responsabilità dell’estraneo
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 30195/2025, ha rigettato il ricorso di un soggetto accusato di concorso in peculato e associazione mafiosa. Il caso riguardava l'appropriazione di fondi di un'azienda confiscata, gestita da un amministratore giudiziario. La Corte ha confermato che anche un privato cittadino (extraneus) può essere ritenuto responsabile per il reato di peculato se agisce in concorso con il pubblico ufficiale, sfruttando la relazione di quest'ultimo con il bene per appropriarsene. È stata altresì confermata la gravità indiziaria per il reato associativo, basata sul ruolo attivo del ricorrente nella gestione dell'impresa e nel sostegno ai familiari detenuti.
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Spese amministrazione giudiziaria: chi paga i costi?
La Corte di Cassazione ha stabilito che le spese dell'amministrazione giudiziaria per un professionista che ha svolto attività nell'interesse dell'azienda (come la gestione della liquidità e delle operazioni quotidiane) restano a carico della società stessa, anche in caso di revoca del sequestro. La Corte distingue tra "coadiutore", il cui compenso è a carico dello Stato, e "collaboratore", il cui operato è funzionale alla produttività aziendale e quindi pagato dall'azienda.
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Giudice delegato: la competenza del collegio
La Corte di Cassazione ha stabilito che la competenza a decidere sull'opposizione ai provvedimenti del giudice delegato, nell'ambito delle misure di prevenzione, spetta al tribunale in composizione collegiale e non al singolo giudice. Il caso riguardava il rigetto di un'istanza presentata da una curatela fallimentare. La Suprema Corte ha annullato il provvedimento del giudice delegato, affermando che l'opposizione va trattata come incidente di esecuzione per garantire un doppio grado di giudizio e una piena tutela giurisdizionale.
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Spese sequestro penale: la Cassazione riqualifica l’appello
Una società chiede la restituzione delle spese per un collaboratore dopo la revoca di un sequestro. La Cassazione, affrontando il tema delle spese sequestro penale, stabilisce che il ricorso diretto non è ammissibile, ma lo riqualifica come opposizione da presentare al giudice dell'esecuzione, rinviando gli atti al Tribunale competente.
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