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Art. 337-sexies Codice Civile

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Diritto di abitazione del coniuge separato: no a debiti ereditari
Un istituto di credito ha avviato un'azione legale per individuare gli eredi di una donna defunta, comproprietaria di un immobile ipotecato, al fine di pignorare l'intera proprietà. Il coniuge superstite, separato senza addebito, si era opposto alla decisione dei giudici di merito che lo avevano dichiarato unico erede puro e semplice per non aver redatto l'inventario dei beni ereditari entro i termini di legge, pur avendo la disponibilità della casa. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del coniuge, stabilendo che il Diritto di abitazione del coniuge separato sussiste anche dopo la separazione, purché l'immobile non abbia perso il collegamento con la destinazione familiare. Di conseguenza, la disponibilità dell'alloggio non costituisce possesso di beni ereditari idoneo a far scattare l'accettazione automatica dell'eredità. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Assegnazione casa familiare e vendita: no al diritto di prelazione
Una recente ordinanza della Cassazione affronta il tema della compatibilità tra l'assegnazione della casa familiare e la vendita dell'immobile a terzi. Una ex moglie, assegnataria della casa di proprietà della ex suocera, si era opposta alla vendita dell'immobile a una società, sostenendo di avere un diritto di prelazione. La Corte ha respinto il ricorso, stabilendo un principio chiaro: l'assegnazione casa familiare e vendita sono due atti legittimi. Il diritto dell'assegnatario è tutelato dalla trascrizione del provvedimento, che lo rende opponibile al nuovo acquirente, ma non conferisce alcun diritto di prelazione né la facoltà di impedire la compravendita. Il proprietario resta libero di vendere il suo bene.
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Assegnazione casa coniugale: l’ex moglie perde contro i nuovi proprietari
Una ex moglie, a cui era stata assegnata la casa coniugale, si oppone alla richiesta di rilascio da parte dei nuovi proprietari che avevano acquistato l'immobile all'asta. Il tribunale aveva dato ragione a questi ultimi, ritenendo che l'ipoteca, iscritta prima della trascrizione dell'assegnazione, prevalesse. La Corte di Cassazione, tuttavia, non entra nel merito della questione sulla assegnazione casa coniugale opponibilità. Dichiara invece il ricorso della donna inammissibile per ragioni procedurali, stabilendo che l'ordinanza impugnata non era una decisione finale e definitiva. La donna perde quindi il ricorso e viene condannata al pagamento delle spese legali.
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Diritto di abitazione: no alla seconda casa per il coniuge superstite
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti del **diritto di abitazione del coniuge superstite**. Questo diritto non può estendersi a due immobili, come la casa di città e la villa per le vacanze. La legge tutela unicamente la 'casa adibita a residenza familiare', intesa come il singolo e prevalente centro della vita domestica. Nel caso specifico, un marito vedovo aveva ottenuto il diritto sulla villa di campagna, usata per alcuni mesi l'anno. I figli si sono opposti e la Cassazione ha dato loro ragione, stabilendo che il diritto si applica a una sola abitazione. La causa torna in Appello per decidere quale fosse la residenza principale.
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Assegnazione casa familiare: no se il figlio disabile non convive
La Corte di Cassazione si pronuncia sull'assegnazione casa familiare figlio disabile. Un padre ricorre contro l'assegnazione dell'immobile alla ex moglie, poiché la figlia maggiorenne con grave disabilità non vive più con lei da anni, ma in una struttura residenziale. La Corte d'Appello aveva confermato l'assegnazione basandosi sulla mera possibilità di un futuro rientro della figlia. La Cassazione ribalta la decisione: l'assegnazione richiede una convivenza attuale e un legame concreto tra figlio, casa e genitore al momento della decisione. La speranza di un futuro rientro non è sufficiente. La causa torna in Appello per una nuova valutazione.
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Assegnazione casa familiare: l’interesse dei figli vince
Una madre, genitore collocatario, si vede revocare l'assegnazione della casa familiare a causa di presunti cattivi rapporti con i parenti dell'ex partner. La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che l'assegnazione casa familiare deve basarsi esclusivamente sul superiore interesse dei figli a rimanere nel loro habitat. La Corte ha ritenuto la motivazione del giudice d'appello 'apparente' e contraddittoria, in quanto priva di prove concrete del pregiudizio per i minori. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Assegnazione casa familiare: l’interesse del minore
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5738/2023, ha stabilito un principio fondamentale in materia di assegnazione casa familiare. La revoca del godimento dell'immobile non può essere una conseguenza automatica dell'affido condiviso con frequentazione paritetica del minore. I giudici devono fornire una motivazione puntuale e rigorosa, basata esclusivamente sul preminente interesse del figlio a conservare il proprio habitat, specialmente se in tenera età. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva revocato l'assegnazione alla madre senza una specifica valutazione del benessere del minore.
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Mantenimento figlio maggiorenne: non rinasce il diritto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2344/2023, ha stabilito che il diritto al mantenimento del figlio maggiorenne, una volta cessato per raggiunta autosufficienza economica, non può risorgere in caso di successivo peggioramento delle condizioni economiche. In tale ipotesi, potrebbe sorgere un diverso diritto all'assegno alimentare. La Corte ha inoltre precisato che il figlio maggiorenne non può impugnare autonomamente la decisione sulla revoca dell'assegnazione della casa coniugale se il genitore assegnatario non lo fa, potendo intervenire solo in via adesiva.
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Assegnazione casa coniugale: quando si perde il diritto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19602/2023, ha confermato la revoca del provvedimento di assegnazione casa coniugale a una madre. La decisione si basa sull'accertata intenzione della donna di trasferirsi in un altro immobile, facendo venire meno il presupposto fondamentale della tutela dell'habitat domestico dei figli. La Corte ha chiarito che la valutazione di tale intenzione è una questione di merito, non sindacabile in sede di legittimità se logicamente motivata.
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Indipendenza economica figlio e casa coniugale
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca dell'assegnazione della casa coniugale al padre, poiché il figlio maggiorenne convivente è stato ritenuto economicamente indipendente dopo aver avviato una propria attività imprenditoriale. La sentenza sottolinea che l'ingresso nel mondo del lavoro è il fattore decisivo per l'indipendenza economica del figlio, a prescindere dal successo dell'attività, facendo venir meno il presupposto per il mantenimento del diritto all'abitazione.
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Assegnazione casa familiare: il diritto non si eredita
La Corte d'Appello ha confermato la condanna di una figlia a rilasciare la casa familiare di proprietà del padre e a risarcire i danni per occupazione senza titolo. Dopo la morte della madre assegnataria, il diritto all'assegnazione della casa familiare non si trasferisce al figlio maggiorenne, che non può vantare un valido titolo per permanere nell'immobile contro la volontà del genitore proprietario.
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Comunicazione cancelleria e termini per l’appello
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1264/2025, ha stabilito che la comunicazione di cancelleria via PEC, per far decorrere il termine breve di 30 giorni per l'impugnazione, deve avere requisiti formali precisi. Nel caso esaminato, una comunicazione avente come oggetto 'Invio atti all'Agenzia delle Entrate' è stata ritenuta inidonea a tale scopo, poiché non indicava chiaramente l'evento 'Pubblicazione' del provvedimento. La Corte ha quindi respinto il ricorso di un'ex moglie che sosteneva la tardività dell'appello dell'ex marito, confermando la decisione di merito che aveva riconosciuto a quest'ultimo un indennizzo per l'occupazione dell'immobile comune.
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Comodato familiare: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 17095/2025, ha stabilito che l'assegnazione della casa coniugale al genitore collocatario dei figli è opponibile al terzo proprietario che aveva concesso l'immobile in comodato familiare. La Corte ha chiarito che tale comodato, finalizzato a soddisfare le esigenze abitative del nucleo familiare, non cessa con la separazione e può essere risolto dal proprietario solo in caso di un bisogno urgente e imprevisto, che deve essere provato.
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Assegnazione casa coniugale: quando decade il diritto
Una società acquista un immobile all'asta, gravato da un provvedimento di assegnazione della casa coniugale a favore della precedente proprietaria e del figlio. Il Tribunale, pur riconoscendo l'opponibilità iniziale del provvedimento, ha stabilito la cessazione del diritto. La decisione si fonda sul principio di autoresponsabilità del figlio, ormai maggiorenne da anni e con un percorso di studi concluso, ritenendo che il suo interesse a permanere nell'immobile sia recessivo rispetto al diritto di proprietà del terzo acquirente, che ha subito il vincolo per quasi sedici anni.
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Convivente superstite: diritto di restare nella casa
Il Tribunale di Torino ha respinto la richiesta degli eredi di accedere alla casa familiare del defunto, riconoscendo il diritto prevalente del convivente superstite di continuare ad abitarvi. L'accesso temporaneo concesso agli eredi è stato qualificato come mera ospitalità e non come acquisizione del possesso. La decisione stabilisce che il convivente superstite può legittimamente cambiare le serrature per tutelare il proprio domicilio, senza che ciò costituisca uno spoglio illegittimo nei confronti degli eredi.
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