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Art. 337-septies Codice Civile

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Assegnazione casa familiare: no se il figlio disabile non convive
La Corte di Cassazione si pronuncia sull'assegnazione casa familiare figlio disabile. Un padre ricorre contro l'assegnazione dell'immobile alla ex moglie, poiché la figlia maggiorenne con grave disabilità non vive più con lei da anni, ma in una struttura residenziale. La Corte d'Appello aveva confermato l'assegnazione basandosi sulla mera possibilità di un futuro rientro della figlia. La Cassazione ribalta la decisione: l'assegnazione richiede una convivenza attuale e un legame concreto tra figlio, casa e genitore al momento della decisione. La speranza di un futuro rientro non è sufficiente. La causa torna in Appello per una nuova valutazione.
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Mantenimento figlio adulto: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26875/2023, interviene sul tema del mantenimento del figlio adulto. Nel caso specifico, un padre ricorreva contro la decisione della Corte d'Appello che aveva confermato l'assegno per la figlia trentaquattrenne, giustificandone l'inerzia lavorativa e accademica con la necessità di assistere la madre. La Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso, cassando la sentenza e enunciando principi fondamentali: il diritto al mantenimento non è illimitato e si fonda sul principio di autoresponsabilità. Spetta al figlio adulto, specie se 'ultra-maggiorenne', dimostrare di aver fatto tutto il possibile per rendersi indipendente, e la cura di un genitore non può giustificare una totale e prolungata inattività.
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Mantenimento figlio maggiorenne: non rinasce il diritto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2344/2023, ha stabilito che il diritto al mantenimento del figlio maggiorenne, una volta cessato per raggiunta autosufficienza economica, non può risorgere in caso di successivo peggioramento delle condizioni economiche. In tale ipotesi, potrebbe sorgere un diverso diritto all'assegno alimentare. La Corte ha inoltre precisato che il figlio maggiorenne non può impugnare autonomamente la decisione sulla revoca dell'assegnazione della casa coniugale se il genitore assegnatario non lo fa, potendo intervenire solo in via adesiva.
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Addebito separazione: l’infedeltà causa la crisi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 19808/2023, ha rigettato il ricorso di un marito contro la sentenza che gli addebitava la separazione per violazione del dovere di fedeltà. La Corte ha stabilito che una relazione extraconiugale, prolungata e ostentata, costituisce una causa sufficiente per l'addebito separazione, anche a fronte di una precedente riconciliazione e di un'assoluzione in sede penale per altri fatti. La decisione sottolinea che l'infedeltà, se provata come causa diretta della rottura del matrimonio, giustifica l'attribuzione della colpa.
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Indipendenza economica figlio e casa coniugale
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca dell'assegnazione della casa coniugale al padre, poiché il figlio maggiorenne convivente è stato ritenuto economicamente indipendente dopo aver avviato una propria attività imprenditoriale. La sentenza sottolinea che l'ingresso nel mondo del lavoro è il fattore decisivo per l'indipendenza economica del figlio, a prescindere dal successo dell'attività, facendo venir meno il presupposto per il mantenimento del diritto all'abitazione.
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Assegno divorzile: revoca casa coniugale lo aumenta
Un ex marito ricorre in Cassazione contro l'aumento dell'assegno divorzile a favore dell'ex moglie, disposto dopo la revoca dell'assegnazione della casa coniugale. La Suprema Corte ha respinto il ricorso, stabilendo che la revoca della casa, unita al miglioramento delle condizioni economiche del marito (non più tenuto a versare il mantenimento per un figlio divenuto autonomo), costituisce una sopravvenienza che giustifica la revisione dell'assegno divorzile per riequilibrare la situazione patrimoniale tra gli ex coniugi.
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Legittimazione madre: assegno al figlio maggiorenne
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimazione della madre a costituirsi parte civile nel processo penale contro l'ex coniuge per il mancato versamento dell'assegno di mantenimento destinato alla figlia maggiorenne ma non economicamente autosufficiente. Secondo la Corte, il genitore convivente che provvede materialmente alle esigenze del figlio subisce un danno diretto dal reato, acquisendo un diritto autonomo e concorrente a quello del figlio a ricevere il contributo.
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