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Art. 33 Legge Fallimentare (R.D. 267/1942)

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Favoreggiamento personale: consulente interdetto, Cassazione annulla
Un consulente d'impresa è stato sottoposto a una misura interdittiva per il reato di favoreggiamento personale. L'accusa era di aver aiutato un amministratore a eludere le indagini suggerendogli di creare una nuova società e di aver chiesto al curatore fallimentare una relazione 'soft'. La Corte di Cassazione ha annullato il provvedimento, rilevando un chiaro travisamento della prova. I giudici hanno stabilito che non vi era prova della richiesta al curatore. Inoltre, il suggerimento di creare una nuova società, se provato, configurerebbe un concorso in bancarotta, un reato diverso e non contestato in quella sede. La questione è stata quindi rinviata a un nuovo esame.
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Bancarotta: la parola della prestanome condanna l’amministratore di fatto
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta di un imprenditore, ritenuto l'amministratore di fatto di una società fallita. La difesa sosteneva l'inutilizzabilità delle dichiarazioni rese al curatore fallimentare dall'amministratrice di diritto, una 'prestanome' straniera con scarsa conoscenza dell'italiano. La Corte ha stabilito che le relazioni del curatore sono prove documentali valide nel processo penale. Le dichiarazioni raccolte, anche senza un interprete ufficiale, sono utilizzabili perché la procedura fallimentare non è un procedimento penale. La condanna per l'amministratore di fatto per bancarotta è quindi definitiva, con il ricorso dichiarato inammissibile.
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Bancarotta fraudolenta: affitto in famiglia non salva l’imprenditore
Un amministratore è stato condannato per bancarotta fraudolenta patrimoniale e documentale. Aveva nascosto il patrimonio della sua società, poi fallita, stipulando un contratto di affitto d'azienda con un'altra impresa di proprietà dei suoi familiari. Inoltre, incassava solo parzialmente il canone pattuito. La sua gestione contabile rendeva impossibile ricostruire il patrimonio e il movimento degli affari. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, giudicandolo inammissibile. I giudici hanno stabilito che la presunta convenienza economica del contratto d'affitto è del tutto irrilevante di fronte all'evidente dissimulazione dei beni. La condanna per bancarotta fraudolenta è quindi diventata definitiva.
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Amministratore di Fatto: Condanna per Bancarotta Annullata
Un uomo viene condannato per bancarotta fraudolenta in qualità di amministratore di fatto di un'impresa formalmente intestata alla sorella. La Corte di Cassazione ha annullato la condanna non per l'innocenza dell'imputato, ma per un grave errore nella motivazione dei giudici precedenti. Essi non hanno chiarito un punto decisivo: se l'impresa fallita fosse una ditta individuale o una 'società di fatto'. Questa distinzione è cruciale, perché la responsabilità penale dell'amministratore di fatto si applica in modo diverso a seconda della natura giuridica dell'impresa. Il caso dovrà quindi essere riesaminato da un nuovo giudice.
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Ricorso inammissibile: quando la Cassazione lo dichiara
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imprenditore condannato per bancarotta da operazioni dolose. Il ricorso è stato ritenuto inammissibile per difetto di specificità, in quanto i motivi proposti erano una mera ripetizione delle censure già esaminate e respinte dalla Corte d'Appello, senza un confronto critico con le argomentazioni della sentenza impugnata.
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