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Art. 329 Codice della Crisi d'Impresa

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Amministratore di fatto: senza carica, ma con piena responsabilità
La Corte di Cassazione ha confermato un sequestro preventivo nei confronti di un soggetto ritenuto l'amministratore di fatto di un'azienda. L'uomo, figlio del legale rappresentante, aveva svuotato il conto sociale dopo la vendita di un complesso industriale, compiendo operazioni per sottrarre i fondi al pagamento delle imposte. Pur sostenendo di aver solo eseguito ordini, i giudici hanno ritenuto decisivi gli indizi del suo ruolo gestionale: la delega ad operare sul conto e l'uso di una carta di debito a lui intestata per le transazioni chiave. La sentenza stabilisce che la responsabilità penale per la gestione aziendale ricade su chi esercita effettivamente il potere, consolidando il principio di responsabilità dell'amministratore di fatto.
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Bancarotta per dei francobolli: condannato l’amministratore di fatto
La Corte di Cassazione conferma la condanna per bancarotta fraudolenta di un amministratore di fatto. L'uomo era accusato di aver sottratto circa 38.000 euro dal patrimonio di un'azienda poi fallita, in parte tramite la vendita di beni e in parte con l'acquisto di lotti di francobolli. Secondo i giudici, la responsabilità del reato di bancarotta fraudolenta dell'amministratore di fatto sussiste anche se non compie materialmente l'atto. Egli ha un preciso 'obbligo di salvaguardia' sul patrimonio sociale e doveva impedire operazioni dannose. Non aver provato che i soldi fossero stati usati per l'azienda ha reso la sua condanna definitiva.
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Appello ‘copia-incolla’: inammissibilità per genericità
Un imprenditore, condannato in primo grado per bancarotta preferenziale, ha presentato un appello. La Corte d'Appello lo ha però respinto senza neppure esaminarlo nel merito, a causa della sua eccessiva genericità. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, stabilendo un principio fondamentale: l'impugnazione non può essere una critica vaga o un 'copia-incolla' di altri atti. La sentenza sottolinea la cruciale importanza della specificità, confermando l'inammissibilità dell'appello per genericità e condannando l'imprenditore al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Bancarotta per operazioni dolose: la guida completa
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un'amministratrice per bancarotta per operazioni dolose, stabilendo che l'omissione sistematica e protratta del versamento di imposte e contributi costituisce un'operazione dolosa capace di cagionare il dissesto della società. La sentenza chiarisce che per la configurabilità del reato è sufficiente la prevedibilità del dissesto come conseguenza della condotta antidoverosa, non essendo necessario l'intento di far fallire l'impresa.
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Bancarotta operazioni dolose: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione conferma la condanna di un amministratore per diversi reati di bancarotta. La sentenza si sofferma in particolare sulla fattispecie di bancarotta per operazioni dolose, specificando che il sistematico omesso versamento delle imposte integra il reato quando il dissesto della società, pur non voluto, era una conseguenza prevedibile della condotta dell'amministratore. La Corte chiarisce la distinzione tra il dolo della condotta e la prevedibilità dell'evento.
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