La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del sequestro preventivo conto cointestato disposto nell'ambito di un procedimento penale a carico di un indagato. La moglie, terza estranea alle indagini, chiedeva lo svincolo della propria quota sostenendo che sul conto confluissero anche i canoni di affitto di un immobile cointestato. I giudici hanno chiarito che, una volta depositato sul conto bancario, il denaro subisce una naturale confusione patrimoniale. Poiché le entrate da locazione erano state interamente utilizzate per pagare le rate del mutuo immobiliare, le somme rimaste giacenti appartenevano unicamente al coniuge indagato. La ricorrente non ha provato la titolarità esclusiva delle risorse residue. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, condannando la parte al pagamento delle spese legali e a una sanzione di tremila euro.
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