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Art. 322-ter Codice Penale — Sezione Seconda Penale

135 provvedimenti

Altri anni per Art. 322-ter Codice Penale

Restituzione di beni sequestrati: la decisione spetta al civile
L'Imputato, condannato per truffa aggravata, ha richiesto la restituzione di beni sequestrati, nello specifico un assegno circolare. La Corte di appello ha stabilito che l'assegno non poteva essere restituito prima di chiarire la proprietà del titolo in sede civile. L'Imputato ha quindi proposto ricorso in Cassazione. I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibile il ricorso. La decisione penale che rimette le parti davanti al giudice civile per accertare la titolarità del bene ha infatti natura provvisoria e interlocutoria. Per questo motivo non è impugnabile. L'Imputato deve pagare le spese processuali e far valere i suoi diritti in tribunale civile.
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Sequestro preventivo: illegittimo il blocco senza rischio reale
Due coniugi hanno subito il sequestro preventivo di somme e immobili per presunta truffa aggravata ai danni dello Stato. I giudici di merito contestavano l'indebita percezione di contributi post-terremoto per un'abitazione usata solo in estate. La difesa ha impugnato il provvedimento lamentando la mancanza di motivazione sul pericolo concreto di dispersione dei beni e l'eccessiva estensione del blocco patrimoniale. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso. Il giudice non può giustificare il sequestro preventivo basandosi solo sulla futura confiscabilità del bene. Serve una specifica motivazione sul rischio reale ed attuale che i beni vengano dispersi prima della sentenza definitiva. La Suprema Corte ha dunque annullato l'ordinanza con rinvio per una nuova valutazione del periculum in mora.
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Indebita percezione di erogazioni: quando il sequestro è illegittimo
Un Lavoratore agricolo era indagato per indebita percezione di erogazioni statali, avendo ricevuto contributi PAC. L'accusa sosteneva che avesse perso il diritto ai fondi perché il contratto di vendita con riserva di proprietà tra sua madre e l'ente finanziatore era stato risolto. Il Tribunale aveva disposto il sequestro preventivo dei beni. La Corte di Cassazione, invece, ha annullato tale decisione. Ha chiarito che il contratto di affitto tra madre e figlio era valido e che la madre manteneva la disponibilità dei terreni, anche dopo la risoluzione del suo contratto di vendita. Pertanto, il Lavoratore aveva un titolo legittimo per i contributi.
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Confisca per Equivalente: Sequestro Legittimo anche per l’Intero Profitto
Un individuo, accusato di truffa aggravata, ha subito un sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente su un immobile. Ha contestato la misura, sostenendo che il sequestro fosse sproporzionato e coprisse più del suo profitto individuale, dato il concorso con altri. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. Ha ribadito che la confisca per equivalente può colpire un singolo co-autore per l'intero profitto illecito e che un bene indivisibile può essere sequestrato anche se il suo valore eccede leggermente il profitto accertato.
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Profitto confiscabile: quando il lecito si confonde con l’illecito
La Cassazione ha annullato un'ordinanza di sequestro preventivo per equivalente emessa contro un Procuratore Speciale di due società, indagato per corruzione. L'accusa era di aver versato denaro a pubblici ufficiali per ottenere l'ampliamento di una discarica, generando un profitto illecito per le aziende. Il Tribunale del riesame aveva rigettato l'impugnazione. La Suprema Corte ha ribadito che il profitto confiscabile non coincide con l'utile lordo dei contratti, ma con i maggiori ricavi illeciti, al netto dei costi legittimi. Non si possono confiscare i corrispettivi di prestazioni lecite. L'accusa deve dimostrare l'effettivo accrescimento patrimoniale personale dell'indagato. La sentenza ha rinviato il caso per un nuovo giudizio sulla corretta quantificazione del profitto confiscabile.
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Sequestro preventivo: lecito il blocco del denaro successivo
Una società in liquidazione subisce un sequestro preventivo sui conti correnti bancari per oltre centomila euro nell'ambito di un'indagine per truffa aggravata sui contributi pubblici legati al risparmio energetico. L'ente impugna il provvedimento chiedendo lo sblocco del denaro, sostenendo che le somme siano affluite sul conto in data successiva al presunto reato e derivino da attività lecite. La società invoca inoltre l'effetto favorevole di una precedente ordinanza ottenuta da altri coindagati. La Corte di Cassazione respinge integralmente il ricorso: il denaro è un bene fungibile e si confonde nel patrimonio dell'indagato, rendendo legittimo il blocco delle somme liquide presenti sul conto a prescindere dalla loro origine o dal momento del deposito.
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Confisca per equivalente e prescrizione: il reato si estingue, il profitto no
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una persona indagata per truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche, a cui era stato applicato un sequestro preventivo per equivalente di circa 90.000 Euro. L'indagato ha contestato il sequestro, invocando la **prescrizione del reato** per una parte della somma. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la **confisca per equivalente** può essere disposta anche se il reato è prescritto, purché vi sia un accertamento sostanziale della responsabilità, confermando la legittimità del sequestro.
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Frode INPS e Confisca Obbligatoria: La Cassazione Annulla la Sentenza
Un Lavoratore ha dichiarato falsamente all'INPS un rapporto di lavoro inesistente per ottenere indebitamente l'indennità UINASPI. Il Giudice per le Indagini Preliminari di Perugia ha applicato una pena concordata ma ha omesso di disporre la confisca obbligatoria del profitto del reato. Il Procuratore Generale ha presentato ricorso in Cassazione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la sentenza limitatamente alla mancata applicazione della confisca obbligatoria e rinviando gli atti al Tribunale di Perugia per una nuova decisione su questo punto.
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Sequestro preventivo: Frode Alloggio Popolare, Cassazione Conferma
Una persona ha ottenuto un alloggio popolare con false dichiarazioni su reddito e nucleo familiare, usando poi l'immobile per una scuola di musica. Il Tribunale della Spezia ha confermato il sequestro preventivo di 18.222,58 euro, profitto del reato di truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. La persona ha presentato ricorso in Cassazione, contestando la motivazione sul periculum in mora (il pericolo di aggravamento delle conseguenze del reato). La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che per il sequestro preventivo finalizzato alla confisca basta la semplice possibilità che il bene sia confiscabile, senza bisogno di ulteriori motivazioni sul periculum in mora quando si tratta di reati contro la pubblica amministrazione.
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Sequestro Negato: La Cassazione e l’Interesse ad Impugnare
Il Pubblico Ministero ha presentato ricorso contro la decisione del Tribunale del Riesame, che aveva dichiarato inammissibile il suo appello. L'appello mirava a ottenere un sequestro preventivo più ampio, includendo il reato di truffa aggravata (art. 640-bis c.p.), che il G.i.p. aveva escluso, limitando il sequestro a un reato minore (art. 7 d.lgs. n. 4/2019). Il Pubblico Ministero sosteneva di avere un concreto interesse ad impugnare per poter applicare la confisca per equivalente. La Cassazione ha però confermato l'inammissibilità del ricorso, ribadendo che l'interesse ad impugnare deve essere concreto e non generico, e non è stato dimostrato un effettivo pregiudizio pratico.
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Sequestro preventivo su conto cointestato: blocco valido su tutto
Il Giudice per le Indagini Preliminari ha disposto il blocco dei rapporti bancari intestati all'Indagato e alla Coniuge per reati patrimoniali ascritti all'uomo. La Coniuge, terza del tutto estranea all'illecito, ha richiesto la revoca della misura sul 53,91% dei saldi, documentando la tracciabilità delle entrate derivanti dal proprio stipendio. I giudici di merito hanno respinto l'istanza e la Corte di Cassazione ha confermato la decisione. La Suprema Corte ha chiarito che il sequestro preventivo su conto cointestato è legittimo sull'intera somma quando l'indagato può disporre liberamente delle giacenze. La natura fungibile del denaro e la confluenza dei fondi nel conto comune determinano la piena facoltà dispositiva dell'indagato, rendendo inopponibili le quote ideali in sede cautelare.
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Sequestro Preventivo: Ricorso Inammissibile, Denaro Bloccato
Un Individuo ha presentato ricorso contro il sequestro preventivo di somme di denaro, disposto per reati di associazione per delinquere, truffa e falso. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. L'Individuo aveva contestato la motivazione e la mancanza del fumus dei reati. La Corte ha ritenuto che le argomentazioni fossero ripetitive e prive di specificità, non confrontandosi adeguatamente con le motivazioni del Tribunale che aveva confermato il sequestro. Le somme erano state sequestrate perché considerate provento di reato e la loro disponibilità avrebbe potuto aggravare le conseguenze dei crimini.
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Patteggiamento e confisca: quando serve una motivazione
Alcuni soggetti hanno concordato una pena per reati legati a false fatture e crediti d'imposta sul Superbonus 110%. Il giudice di merito ha applicato la pena e ordinato la misura della confisca dividendo i guadagni illeciti in parti uguali. Gli imputati hanno proposto ricorso per contestare il reato associativo e la mancanza di motivazione sul sequestro dei beni. La Corte di Cassazione ha confermato la responsabilita penale per l'associazione a delinquere, ma ha annullato la misura patrimoniale. Nel tema del patteggiamento e confisca, la Suprema Corte ha stabilito che il giudice deve spiegare in modo dettagliato le norme applicate e le quote esatte da sottrarre a ciascun responsabile, soprattutto se il sequestro non faceva parte dell'accordo originario tra le parti.
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Confisca per equivalente e limiti alla riparazione pecuniaria
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi presentati da diversi imputati condannati per reati di corruzione e peculato nella gestione di procedure di prevenzione. I giudici hanno confermato la legittimità della confisca per equivalente disposta a carico del professionista incaricato, quantificata scorporando il compenso per l'attività lecita dal profitto illecito. La Suprema Corte ha invece annullato senza rinvio la condanna alla riparazione pecuniaria inflitta allo stesso imputato, ritenendo la sanzione inapplicabile retroattivamente a fatti antecedenti alla riforma normativa del 2019. Sono stati dichiarati inammissibili i ricorsi degli altri coimputati in punto di pene accessorie, valutazione del danno civile e responsabilità per corruzione per la funzione.
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Sequestro preventivo: la Cassazione annulla la revoca dei beni
La Corte di Cassazione ha esaminato la vicenda di un imprenditore agricolo accusato di truffa aggravata per il conseguimento di contributi pubblici ed erogazioni comunitarie. L'indagato utilizzava terreni comunali e l'intestazione fittizia di un'azienda alla convivente per aggirare i controlli antimafia. Il Tribunale cautelare aveva revocato il sequestro preventivo dei beni aziendali e dei terreni, escludendo il pericolo di reiterazione e limitando il blocco patrimoniale. La Suprema Corte ha accolto il ricorso del Pubblico Ministero, stabilendo che la valutazione del pericolo deve considerare l'intero sistema fraudolento e la storia criminale pregressa per la confisca per sproporzione. Il sequestro preventivo deve pertanto essere rivalutato dal giudice di merito.
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Sequestro preventivo per equivalente: confermato il blocco totale
Un'azienda otteneva agevolazioni fiscali su carburante agricolo dichiarando dati falsi e rivendendo il prodotto per usi non consentiti. Il Tribunale disponeva il sequestro preventivo per equivalente sui beni personali del socio a causa della mancanza di fondi sui conti societari e della vendita del gasolio illecito. L'indagato contestava il calcolo del profitto e l'assenza dei presupposti cautelari. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'indagato, confermando la piena validità del sequestro preventivo per equivalente. I giudici hanno stabilito che nel riesame non servono perizie contabili complesse e che, nelle truffe per contributi pubblici, il profitto da bloccare coincide con l'intero importo indebitamente ottenuto.
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Truffa per erogazioni pubbliche: pena prescritta ma beni confiscati
Il legale rappresentante di una cooperativa editoriale otteneva indebitamente oltre novecentomila euro di contributi statali per l'editoria tramite artifizi contabili e una struttura societaria fittizia. I giudici di merito lo condannavano per il reato di truffa per erogazioni pubbliche, disponendo la confisca dei beni e il risarcimento del danno. La Corte di Cassazione ha dichiarato estinto il reato penale per intervenuta prescrizione, accertando che il termine massimo era decorso dopo la sentenza d'appello. Tuttavia, i Supremi Giudici hanno confermato integralmente la confisca per equivalente del profitto illecito e le statuizioni civili a favore della Presidenza del Consiglio dei Ministri, escludendo che il decorso del tempo cancelli l'obbligo di restituire il vantaggio economico ottenuto illecitamente.
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Confisca nel patteggiamento: l’accordo non salva il bottino
Due soggetti hanno patteggiato la pena di un anno di reclusione per truffa aggravata finalizzata a ottenere erogazioni pubbliche e omessa comunicazione all'INPS di variazioni di reddito. Il giudice di merito ha però omesso di disporre la confisca della somma indebitamente percepita, pari a circa tremila euro. Il Procuratore generale ha fatto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che la confisca nel patteggiamento è una misura di sicurezza obbligatoria per legge per questo tipo di reato e non può essere esclusa dall'accordo tra le parti. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza limitatamente alla mancata confisca, rinviando la decisione al Tribunale per determinare l'esatto importo da sottrarre.
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Sequestro preventivo: contratti fittizi contro tangenti reali
La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo finalizzato alla confisca del profitto del reato di corruzione a carico di una società di servizi ecologici. Inizialmente, il Tribunale del riesame aveva ridotto la somma sequestrata a circa 1,6 milioni di euro. La difesa ha impugnato la decisione sostenendo che non si potesse considerare profitto l'intero valore dei contratti, ma occorresse sottrarre i costi delle prestazioni eseguite. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno accertato che i contratti erano fittizi, stipulati al solo scopo di creare la provvista economica per pagare le tangenti necessarie a ottenere l'autorizzazione per l'ampliamento di una discarica. Di conseguenza, l'intero importo sovrafatturato costituisce profitto illecito confiscabile.
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Confisca del profitto: il funzionario perde tutto il bottino
Un dirigente pubblico riceveva mazzette dai titolari di alcune autoscuole per far superare l'esame per il trasporto di merci pericolose ai candidati, falsificandone le schede. Dopo la condanna definitiva per corruzione e falso, la controversia si è concentrata sulla quantificazione della confisca del profitto. La difesa sosteneva che la misura dovesse limitarsi alle sole schede d'esame materialmente falsificate. La Corte di Cassazione ha invece confermato la decisione del giudice di rinvio, stabilendo che la confisca del profitto deve comprendere l'intero valore economico derivante dall'accordo corruttivo globale, calcolato su tutti i candidati presentati nel periodo contestato e non solo su quelli truccati. Il ricorso del funzionario è stato dichiarato inammissibile, confermando la confisca di oltre 76.000 euro.
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