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Art. 32 d.P.R. n. 600/73

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27 provvedimenti

Termine breve impugnazione: quando scatta il ricorso?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un contribuente contro un avviso di accertamento. Il motivo è la tardività, poiché la precedente proposizione di un'istanza di revocazione avverso la stessa sentenza aveva fatto scattare il termine breve di impugnazione di 60 giorni, non rispettato per il successivo ricorso per cassazione.
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Prova contro il Fisco: la data certa non è decisiva
Annullato un accertamento fiscale a un professionista. L'Amministrazione Finanziaria contestava una somma come reddito non dichiarato, ma il contribuente ha fornito la prova contro il Fisco che si trattava di una caparra per un acquisto immobiliare. La Cassazione ha confermato che la documentazione, inclusi estratti conto, è valida anche senza una data certa formale, purché genuina e con anteriorità dimostrabile.
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Giudicato penale: Cassazione rinvia alle Sezioni Unite
Un professionista, a seguito di avvisi di accertamento per IRPEF e IVA, ha impugnato la decisione della Commissione Tributaria Regionale. Nel frattempo, è stato assolto in un processo penale per gli stessi fatti ed è entrata in vigore una nuova legge che rafforza l'efficacia del giudicato penale nel processo tributario. A causa di contrasti interpretativi su questa nuova norma, la Corte di Cassazione ha sospeso il giudizio, rimettendo la questione alle Sezioni Unite per una decisione definitiva.
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Sentenza penale assoluzione: limiti nel processo tributario
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1144/2025, chiarisce i limiti di efficacia di una sentenza penale assoluzione nel processo tributario. Viene stabilito che, ai sensi del nuovo art. 21-bis del D.Lgs. 74/2000, solo l'assoluzione decisa al termine di un dibattimento è vincolante. Un'assoluzione pronunciata dal GIP in fase di udienza preliminare, invece, non ha efficacia di giudicato e può essere valutata dal giudice tributario solo come elemento di prova. La Corte ha inoltre ribadito i principi sull'onere della prova in materia di operazioni oggettivamente inesistenti.
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Efficacia sentenza penale: limiti nel processo tributario
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1148/2025, chiarisce l'ambito di applicazione del nuovo art. 21-bis D.Lgs. 74/2000. Il caso riguarda una società accusata di operazioni oggettivamente inesistenti. I giudici di merito avevano annullato gli avvisi di accertamento basandosi su una sentenza penale di assoluzione "perché il fatto non sussiste". La Cassazione ha cassato la decisione, specificando che l'efficacia della sentenza penale nel processo tributario è limitata alle sentenze dibattimentali irrevocabili. Una sentenza emessa dal GIP in udienza preliminare, come nel caso di specie, non è vincolante per il giudice tributario, che deve condurre una valutazione autonoma delle prove.
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Accertamento soci: conti correnti e onere prova
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 18329/2025, ha rigettato il ricorso di una società a responsabilità limitata. L'amministrazione finanziaria aveva emesso un avviso di accertamento per maggiori ricavi basandosi sulle movimentazioni bancarie trovate sui conti correnti personali dei soci amministratori. La Corte ha confermato la legittimità di tale accertamento soci, stabilendo che per le società a ristretta base familiare opera una presunzione legale secondo cui le somme sui conti dei soci sono riferibili alla società. Di conseguenza, spetta al contribuente, e non al Fisco, fornire la prova contraria, dimostrando la natura personale e non societaria di tali movimentazioni.
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Accertamento bancario: quando il ricorso è inammissibile
Un contribuente, soggetto ad un accertamento bancario per redditi non dichiarati e residenza estera fittizia, ha visto il suo ricorso respinto in Cassazione. La Corte ha dichiarato l'appello inammissibile perché mirava a un riesame dei fatti e mancava di specificità nell'indicare le presunte violazioni di legge, confermando la legittimità della pretesa fiscale.
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