LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

art. 32, comma 5, della legge n. 183 del 2010

7 provvedimenti

Attività stagionale: limiti ai contratti a termine
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9243/2023, ha stabilito che per derogare al limite massimo di 36 mesi per i contratti a termine, non è sufficiente una generica qualificazione di un settore come stagionale da parte della contrattazione collettiva. È necessaria una specifica individuazione delle mansioni che costituiscono un'effettiva attività stagionale, distinta da quella continuativa con semplici picchi di lavoro. Nel caso di specie, riguardante una società di servizi aeroportuali, la Corte ha confermato la conversione dei contratti in rapporti a tempo indeterminato per superamento del limite legale.
Continua »
Risarcimento danno somministrazione: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10575/2024, ha respinto il ricorso di un Comune, confermando la condanna al risarcimento del danno in favore di una lavoratrice per l'illegittimo utilizzo di contratti di somministrazione a termine. La Corte ha ribadito che, nel pubblico impiego, pur non essendo possibile la conversione del rapporto in tempo indeterminato, spetta al lavoratore un danno presunto, con valenza sanzionatoria, in linea con la normativa nazionale ed europea. L'illegittimità derivava dalla genericità della causale apposta ai contratti.
Continua »
Stabilizzazione precari: esclude il risarcimento?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10548/2024, ha stabilito un importante principio in materia di pubblico impiego. Sebbene un docente precario abbia diritto al riconoscimento dell'anzianità di servizio (scatti di anzianità) al pari dei colleghi di ruolo, la successiva stabilizzazione del rapporto di lavoro, avvenuta tramite graduatorie, costituisce una sanzione adeguata per l'abuso dei contratti a termine. Tale stabilizzazione precari, pertanto, esclude il diritto a un ulteriore risarcimento del danno, a meno che il lavoratore non provi un danno specifico e ulteriore.
Continua »
Qualificazione rapporto lavoro: i limiti della decadenza
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un'emittente radiotelevisiva, confermando la qualificazione del rapporto di lavoro di una programmista regista come subordinato. La Corte ha chiarito che il termine di decadenza per impugnare la natura del rapporto non si applica quando il contratto cessa per scadenza naturale, ma solo in caso di recesso del committente. La decisione sottolinea i limiti del sindacato della Cassazione, che non può riesaminare nel merito la sussistenza del progetto.
Continua »
Ricostruzione della carriera: i periodi non lavorati
Un lavoratore, a seguito della conversione dei suoi contratti a termine in un unico rapporto a tempo indeterminato, ha richiesto il riconoscimento dei periodi non lavorati ai fini della sua ricostruzione della carriera e degli scatti di anzianità. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che solo i periodi di servizio effettivo sono validi per il calcolo dell'anzianità. Inoltre, ha chiarito che la successione di contratti collettivi può legittimamente modificare l'inquadramento del lavoratore al momento della riammissione in servizio.
Continua »
Danno comunitario: risarcimento anche per contratti nulli
La Corte di Cassazione ha stabilito che un lavoratore del settore pubblico ha diritto al risarcimento del danno comunitario per l'abusiva reiterazione di contratti a termine, anche se tali contratti sono nulli per mancanza di forma scritta. La nullità formale, imputabile alla Pubblica Amministrazione, non può vanificare la tutela sostanziale prevista dal diritto europeo contro il lavoro precario.
Continua »
Tutela lavoratore precario: Danno anche senza contratto
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 2992/2024, ha stabilito un principio fondamentale per la tutela del lavoratore precario nel settore pubblico. Un lavoratore, impiegato per anni da un'amministrazione regionale con una serie di contratti a termine, si è visto negare il risarcimento per l'abusiva reiterazione dei rapporti perché i contratti erano nulli per mancanza di forma scritta. La Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che la nullità del contratto, imputabile al datore di lavoro pubblico, non esclude, ma anzi rafforza, il diritto del lavoratore alla tutela risarcitoria prevista dalla normativa europea contro l'abuso dei contratti a termine. La mancanza di un contratto scritto valido non può tradursi in un indebolimento della protezione del lavoratore.
Continua »