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Art. 316-bis Codice Civile

19 provvedimenti

Rimborso spese familiari: perché l’ex moglie perde la causa
Dopo la separazione, l'ex moglie ha chiesto la divisione dei beni comuni e il rimborso spese familiari per le somme ricevute come regali di nozze e spese per la casa. La Corte d'Appello ha accolto solo la divisione dei beni mobili, rigettando le richieste di restituzione del denaro. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso della donna. Gli Ermellini hanno ribadito che le spese sostenute in costanza di matrimonio per i bisogni della famiglia si presumono effettuate in adempimento del dovere di contribuzione. Di conseguenza, dopo la separazione, non spetta alcun rimborso spese familiari per i soldi spesi per la vita comune o per i preparativi delle nozze, in quanto tali esborsi sono per legge irripetibili.
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Conto cointestato coniugi: prelievi della moglie, condanna
Una recente sentenza della Cassazione affronta il tema della cointestazione del conto corrente tra coniugi. Un marito, unico percettore di reddito, aveva versato i suoi guadagni su conti gestiti dalla moglie. Quest'ultima aveva prelevato ingenti somme, a suo dire, per i bisogni familiari. La Corte ha stabilito che la moglie deve restituire quasi 1,2 milioni di euro. Il marito ha infatti superato la presunzione di comproprietà al 50%, dimostrando che i soldi provenivano esclusivamente dal suo lavoro. I prelievi della moglie sono stati quindi considerati un'appropriazione indebita e non un legittimo contributo alla vita familiare, portando alla sua condanna.
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Conto corrente cointestato: regole sui prelievi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un ex coniuge che pretendeva la restituzione di somme prelevate dalla moglie da un conto corrente cointestato. Il ricorrente sosteneva di essere l'unico titolare dei fondi, ma i giudici hanno confermato che la cointestazione fa presumere la comproprietà al 50%. Poiché i prelievi erano destinati a bisogni familiari, spese mediche e mantenimento delle figlie, essi rientrano nei doveri di assistenza materiale previsti dal codice civile. La decisione ribadisce che, senza prove certe del superamento della presunzione di contitolarità, i prelievi effettuati in costanza di matrimonio per finalità familiari non sono rimborsabili.
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Mantenimento figlio maggiorenne: la legittimazione
La Corte d'Appello di Torino ha confermato che il parente già affidatario (nel caso specifico, la nonna) mantiene la legittimazione a riscuotere il mantenimento per il figlio maggiorenne se questi è convivente e non autosufficiente. La sentenza ha inoltre corretto errori procedurali del primo grado relativi alla quantificazione degli interessi non richiesti e alla errata condanna alle spese per il figlio intervenuto nel processo a supporto del creditore.
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Valutazione redditi genitori: obbligo per il giudice
Un atleta professionista chiede la riduzione dell'assegno di mantenimento per la figlia a causa di una contrazione dei suoi guadagni e della nascita di un secondo figlio. I tribunali di merito respingono la richiesta. La Corte di Cassazione, invece, accoglie il ricorso, stabilendo che la decisione è illegittima perché non ha operato la necessaria valutazione redditi genitori, omettendo di indagare sulla situazione economica e patrimoniale della madre. Il caso viene rinviato alla Corte d'Appello per una nuova e completa valutazione.
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Assegno di mantenimento: la motivazione è obbligatoria
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione della Corte d'Appello relativa alla modifica delle condizioni di divorzio. Il caso riguardava la determinazione dell'assegno di mantenimento per il figlio. La Suprema Corte ha stabilito che la quantificazione del contributo economico non può basarsi su un generico richiamo agli atti, ma richiede una motivazione esplicita e dettagliata che analizzi comparativamente le condizioni economiche di entrambi i genitori. Inoltre, ha ribadito che l'invito del giudice a intraprendere un percorso psicoterapeutico, anche se non obbligatorio, costituisce un'indebita ingerenza nella libertà di autodeterminazione della persona.
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Assegno di mantenimento: il nuovo nucleo familiare
Un padre ricorre in Cassazione per la riduzione dell'assegno di mantenimento per il figlio, adducendo come motivazione la formazione di un nuovo nucleo familiare e l'accensione di un mutuo. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la nascita di un nuovo figlio è solo uno dei tanti elementi da considerare nella valutazione comparativa delle condizioni economiche dei genitori, e non è un fattore che determina automaticamente una riduzione dell'assegno.
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Obbligo mantenimento ascendenti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma l'obbligo di mantenimento degli ascendenti (nonni) nei confronti della nipote, a fronte del persistente e volontario inadempimento del padre, resosi irreperibile, e delle insufficienti capacità economiche della madre. L'ordinanza chiarisce che tale obbligo non è una surroga di quello paterno, ma una responsabilità sussidiaria che scatta quando entrambi i genitori non sono in grado di provvedere pienamente alle esigenze del minore. Pertanto, l'obbligo mantenimento ascendenti è stato ritenuto operante.
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Addebito separazione malattia: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la malattia psichiatrica di un coniuge non esclude automaticamente l'addebito della separazione. Con l'ordinanza 10711/2023, ha cassato la decisione di merito che negava l'addebito a una moglie affetta da disturbo bipolare, ritenendo che il giudice debba sempre valutare concretamente la sua capacità di intendere e di volere al momento dei fatti. La mera diagnosi non basta a giustificare comportamenti contrari ai doveri coniugali, specialmente se violenti. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Assegno divorzile: no a spesa per ristrutturazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che il contributo economico di un coniuge per la ristrutturazione della casa coniugale, di proprietà esclusiva dell'altro, rientra nei doveri di solidarietà familiare. Tale spesa, da sola, non è sufficiente a giustificare il riconoscimento di un assegno divorzile con funzione compensativa, per il quale è necessaria la prova di specifici sacrifici professionali. La sentenza impugnata è stata cassata con rinvio.
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Danno endofamiliare: risarcimento e prova presuntiva
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 24719/2025, si è pronunciata su un caso di danno endofamiliare richiesto da un figlio nei confronti del padre assente. Ribaltando la decisione della Corte d'Appello, ha stabilito che il danno derivante dalla violazione dei doveri genitoriali, pur non essendo 'in re ipsa', può essere provato tramite presunzioni. La prolungata e consapevole assenza di un genitore è un fatto notorio sufficiente a far presumere un'alterazione pregiudizievole nella vita del figlio, semplificando così l'onere della prova per la vittima.
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Pensione di reversibilità: no se manca la prova
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un figlio che chiedeva la pensione di reversibilità del padre. La decisione si fonda sulla mancata prova della vivenza a carico, ovvero della dipendenza economica dal genitore defunto. I giudici hanno ribadito che la Cassazione non può riesaminare nel merito le prove, soprattutto in presenza di una 'doppia conforme', cioè due sentenze di grado inferiore con lo stesso esito. La pronuncia sottolinea l'onere probatorio a carico di chi richiede la prestazione.
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Accordo tra coniugi: valido anche se via email
La Corte di Cassazione ha stabilito la validità di un accordo tra coniugi sulla ripartizione delle spese familiari, anche se formalizzato tramite email prima della separazione. Un marito aveva chiesto il rimborso della quota di spese familiari a carico della moglie, come pattuito. I giudici di merito avevano respinto la richiesta, ma la Suprema Corte ha cassato la sentenza, affermando che tali patti sono vincolanti e derogano al generale principio di irripetibilità delle spese sostenute durante il matrimonio.
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Incapacità a testimoniare della madre: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7171/2024, ha stabilito che la madre non è affetta da incapacità a testimoniare nella causa promossa dalla figlia maggiorenne contro il padre biologico per il risarcimento dei danni derivanti dal tardivo riconoscimento. La Corte ha chiarito che l'interesse della madre è solo di fatto e non giuridico, non potendo essere chiamata a rispondere in solido per la violazione di obblighi che, nel caso specifico, erano contestati solo al padre. Di conseguenza, è stata cassata la sentenza d'appello che aveva escluso la testimonianza della madre, con rinvio per un nuovo esame del merito.
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Spese straordinarie figli: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7169/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di spese straordinarie per i figli di genitori separati. Il caso riguardava la richiesta di rimborso da parte di una madre per le ingenti spese universitarie e altre sostenute per il figlio. La Corte d'Appello le aveva negate, ritenendole prevedibili dato l'alto status socio-culturale dei genitori. La Cassazione ha ribaltato questa decisione, chiarendo che la prevedibilità di una spesa va valutata al momento in cui l'assegno di mantenimento è stato originariamente determinato (nel caso di specie, molti anni prima), e non in un momento successivo. Pertanto, costi significativi e non ipotizzabili all'epoca, come l'iscrizione a un'università privata fuori sede, costituiscono spese straordinarie da ripartire tra i genitori.
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Arricchimento senza causa: quando non è esperibile
La Corte d'Appello di Ancona ha respinto la richiesta di un ex convivente basata sull'azione di arricchimento senza causa. La Corte ha stabilito che tale azione non è ammissibile quando esistono altri rimedi legali specifici per recuperare le somme versate, come l'azione di regresso per le rate del mutuo cointestato o l'azione di adempimento per un prestito. La decisione sottolinea il carattere sussidiario dell'azione di arricchimento, che può essere utilizzata solo come ultima risorsa.
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Errore di fatto Cassazione: il conto cointestato
Una controversia tra coniugi su un conto cointestato approda in Cassazione. La moglie chiede la revocazione di una precedente ordinanza, lamentando un errore di fatto. Sosteneva che la Corte avesse erroneamente affermato che la dimensione familiare della lite non fosse mai stata discussa nei gradi precedenti. La Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, chiarendo la distinzione tra errore di fatto (una svista materiale) ed errore di giudizio (una valutazione errata). Poiché la questione riguardava l'interpretazione degli atti processuali, non si configurava un errore di fatto, ma un insindacabile errore di valutazione.
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Spese straordinarie figlio: no rimborso per auto costosa
Una madre richiedeva al padre il rimborso del 50% del costo di un'auto acquistata per il figlio maggiorenne, ma non ancora autosufficiente, qualificando la spesa come straordinaria. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta. La decisione si fonda sul fatto che l'acquisto, avvenuto senza il consenso del padre, era sproporzionato rispetto alle reali esigenze del ragazzo (un'auto da oltre 22.000 euro per un breve tragitto casa-lavoro) e la necessità è sorta mesi dopo l'acquisto. La Corte ha quindi riqualificato l'operazione non come una spesa straordinaria necessaria, ma come una 'donazione di fatto' della madre verso il figlio, escludendo l'obbligo di rimborso per l'altro genitore.
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Rimborso spese coniuge: no se per la casa familiare
Un ex marito ha richiesto il rimborso delle spese sostenute per la ristrutturazione della casa familiare, di proprietà esclusiva della ex moglie. Il Tribunale ha respinto la domanda, stabilendo che tali esborsi rientrano nei doveri di contribuzione ai bisogni della famiglia e, in assenza di un accordo specifico, non sono rimborsabili dopo la separazione. La decisione si fonda sul principio di solidarietà che governa i rapporti matrimoniali.
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