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Art. 314 Codice di Procedura Penale — Sezione Settima Penale

17 provvedimenti

Altri anni per Art. 314 Codice di Procedura Penale

Riparazione per ingiusta detenzione negata per colpa grave
Un cittadino ha richiesto la riparazione per ingiusta detenzione dopo aver subito il carcere e gli arresti domiciliari per presunti reati di droga. I giudici di merito hanno respinto la richiesta per colpa grave dell'interessato, il cui comportamento negligente ha creato la falsa apparenza di un illecito penale, inducendo i magistrati alla misura cautelare. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego dell'indennizzo, dichiarando il ricorso inammissibile e condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Indennizzo per ingiusta detenzione: il ricorso tardivo costa caro
Il Cittadino ha richiesto un indennizzo per ingiusta detenzione subita a seguito di un Mandato di Arresto Europeo per un'accusa di traffico di stupefacenti. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta. Il Cittadino ha proposto ricorso in Cassazione, ma il deposito è avvenuto oltre il termine di quindici giorni dalla notifica del provvedimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per tardività, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Riparazione per ingiusta detenzione: lo Stato perde per ritardo
Il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha impugnato la decisione della Corte d'Appello che riconosceva a un cittadino la somma di 146.750,00 euro come riparazione per ingiusta detenzione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile perché presentato ampiamente fuori tempo massimo rispetto al termine di quindici giorni previsto dalla legge. Di conseguenza, il cittadino conserva il diritto all'indennizzo e il Ministero è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso Tardivo: Ministero Sbaglia i Tempi e Paga 4.000 Euro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso del Ministero dell'Economia e delle Finanze perché presentato fuori tempo massimo. Il caso riguardava una richiesta di riparazione per errore giudiziario. Il Ministero ha depositato il proprio atto oltre il termine di quindici giorni previsto dalla legge, rendendo il suo **ricorso tardivo**. Di conseguenza, la Corte non solo ha respinto l'impugnazione senza esaminarla, ma ha anche condannato il Ministero a pagare le spese processuali e una multa di quattromila euro. La sentenza stabilisce un principio chiaro: le regole procedurali e le scadenze valgono per tutti, compresi gli enti dello Stato, senza eccezioni.
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Ricorso tardivo del Ministero: condannato a pagare 4.000 euro
Il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha impugnato una decisione della Corte d'Appello relativa a una riparazione per errore giudiziario. Tuttavia, l'atto è stato depositato oltre il termine di quindici giorni previsto dalla legge. La Corte di Cassazione ha quindi dichiarato il ricorso inammissibile perché si trattava di un **ricorso tardivo**. Di conseguenza, il Ministero non solo ha perso la possibilità di far valere le proprie ragioni, ma è stato anche condannato a pagare le spese processuali e una sanzione di 4.000 euro alla Cassa delle ammende. La sentenza ribadisce che le regole procedurali e le scadenze valgono per tutti, inclusi gli enti dello Stato.
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Isolamento diurno: i limiti del ricorso in fase di esecuzione
Un condannato ha presentato ricorso in Cassazione contro la decisione del giudice dell'esecuzione che ha stabilito un anno di isolamento diurno a seguito di un nuovo provvedimento di cumulo. La difesa sosteneva che l'illegittimità di un precedente ordine di esecuzione viziasse anche quello successivo e che la pena dell'ergastolo fosse illegale per violazione del divieto di peggioramento della sanzione in sede di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che i provvedimenti di cumulo sono indipendenti tra loro e che eventuali periodi di detenzione ingiusta vanno riparati con indennizzi specifici. Inoltre, la fase esecutiva non può correggere presunti errori avvenuti durante il processo di cognizione ormai concluso. La determinazione dell'isolamento diurno è stata ritenuta correttamente motivata sulla base dei fatti.
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Riparazione per ingiusta detenzione: il ricorso tardivo costa caro
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un privato cittadino contro il diniego della riparazione per ingiusta detenzione. Il ricorrente contestava la decisione della Corte d'Appello che aveva ravvisato una colpa grave ostativa all'indennizzo. Tuttavia, il ricorso è stato depositato oltre il termine perentorio di quindici giorni previsto dal codice di procedura penale. La notifica del provvedimento impugnato era avvenuta l'11 luglio, mentre il deposito del ricorso è stato effettuato solo il 28 luglio, superando la scadenza legale. La Suprema Corte ha ribadito che, nonostante si tratti di un'obbligazione pecuniaria, al procedimento si applicano rigorosamente le norme del rito penale. Di conseguenza, il ritardo ha precluso ogni analisi nel merito, comportando anche la condanna al pagamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Ingiusta detenzione: quando la colpa grave nega l’indennizzo
Un cittadino, assolto dall'accusa di concorso in traffico di stupefacenti, ha richiesto la riparazione per ingiusta detenzione. La Corte d'Appello ha rigettato l'istanza ravvisando una colpa grave: l'uomo era evaso dai domiciliari per finanziare l'acquisto di droga e aveva reso dichiarazioni false. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso poiché basato su questioni di fatto non sindacabili in sede di legittimità, confermando che tali condotte ostacolano il diritto all'indennizzo.
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Ricorso tardivo: inammissibilità e termini perentori
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso perché presentato oltre i termini di legge. L'analisi del caso sottolinea l'importanza del rispetto del termine di quindici giorni per l'impugnazione, confermando che un ricorso tardivo non può essere esaminato nel merito.
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Ricorso tardivo: inammissibilità e sanzione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso avverso un'ordinanza in materia di riparazione per ingiusta detenzione. La decisione si fonda sul mancato rispetto del termine perentorio di quindici giorni per l'impugnazione. Questo ricorso tardivo ha comportato non solo la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, ma anche a una sanzione pecuniaria di quattromila euro.
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Ricorso tardivo ingiusta detenzione: le conseguenze
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per la riparazione da ingiusta detenzione a causa del suo deposito tardivo. Il caso evidenzia l'importanza del termine perentorio di quindici giorni per l'impugnazione, la cui inosservanza comporta, oltre alla reiezione, la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. La decisione ribadisce il rigore procedurale in materia di ricorso tardivo ingiusta detenzione.
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Ricorso tardivo: inammissibile l’appello oltre 15 gg
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per equa riparazione a causa della sua tardività. L'impugnazione è stata presentata oltre il termine perentorio di 15 giorni previsto per i procedimenti camerali, rendendo il ricorso tardivo e precludendo l'esame del merito. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.
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Ricorso tardivo: inammissibile per termini scaduti
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso avverso un'ordinanza che negava la riparazione per ingiusta detenzione. La decisione si fonda sul fatto che il ricorso era tardivo, essendo stato depositato oltre il termine perentorio di quindici giorni dalla notifica del provvedimento. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
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Ricorso tardivo: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per risarcimento da ingiusta detenzione. La decisione si fonda sul mancato rispetto del termine perentorio di quindici giorni per l'impugnazione, configurando un ricorso tardivo. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso tardivo ingiusta detenzione: inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per la riparazione da ingiusta detenzione a causa della sua presentazione tardiva. Il ricorso è stato depositato oltre il termine perentorio di quindici giorni dalla notifica dell'ordinanza impugnata, rendendolo un ricorso tardivo per ingiusta detenzione. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Ricorso per cassazione tardivo: inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso avverso un'ordinanza della Corte d'Appello di Roma in materia di ingiusta detenzione. Il motivo è la tardività della sua presentazione. L'ordinanza impugnata è stata notificata il 19/11/2024, ma il ricorso è stato depositato solo l'11/12/2024, superando il termine perentorio di quindici giorni previsto dal codice di procedura penale. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, confermando la rigorosa applicazione dei termini processuali.
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Ricorso tardivo: Cassazione e inammissibilità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso per ingiusta detenzione a causa della sua presentazione oltre i termini legali. L'analisi del caso sottolinea l'importanza del rispetto delle scadenze processuali. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria per aver presentato un ricorso tardivo.
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