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Art. 314 Codice di Procedura Penale — Anno 2025

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311 provvedimenti

Altri anni per Art. 314 Codice di Procedura Penale

Patto corruttivo: prova e conflitto di interessi
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Pubblico Ministero contro l'annullamento di una misura cautelare per un architetto accusato di corruzione. La Corte ha stabilito che, per configurare il reato, non è sufficiente dimostrare un conflitto di interessi, ma è necessaria la prova specifica di un patto corruttivo tra il pubblico ufficiale e i privati, ovvero un accordo per la 'vendita' della funzione pubblica. In assenza di tale prova, il solo rapporto professionale non integra la corruzione.
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Riparazione per ingiusta detenzione: quando è negata?
Una donna, assolta dall'accusa di associazione mafiosa dopo una lunga detenzione, si vede negare la richiesta di indennizzo. La Cassazione ha confermato il diniego della riparazione per ingiusta detenzione, stabilendo che la sua condotta, caratterizzata da colpa grave per aver agito come intermediaria per il marito latitante e il padre detenuto, aveva creato un'apparenza di colpevolezza, escludendo così il diritto al risarcimento.
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Colpa grave ingiusta detenzione: la condotta passiva
La Cassazione nega la riparazione per ingiusta detenzione a un uomo, sebbene assolto. La sua condotta di passiva connivenza durante le estorsioni dello zio è stata ritenuta 'colpa grave', avendo contribuito a creare l'apparenza di reato che ha causato la sua carcerazione.
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Ricorso tardivo: inammissibilità e sanzione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso avverso un'ordinanza in materia di riparazione per ingiusta detenzione. La decisione si fonda sul mancato rispetto del termine perentorio di quindici giorni per l'impugnazione. Questo ricorso tardivo ha comportato non solo la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali, ma anche a una sanzione pecuniaria di quattromila euro.
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Ricorso tardivo ingiusta detenzione: le conseguenze
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per la riparazione da ingiusta detenzione a causa del suo deposito tardivo. Il caso evidenzia l'importanza del termine perentorio di quindici giorni per l'impugnazione, la cui inosservanza comporta, oltre alla reiezione, la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria. La decisione ribadisce il rigore procedurale in materia di ricorso tardivo ingiusta detenzione.
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Riparazione ingiusta detenzione: condotta e colpa
La Corte di Cassazione ha annullato una decisione che negava la riparazione per ingiusta detenzione a un uomo, assolto dall'accusa di spaccio. La Corte ha stabilito che comportamenti neutri, come ricevere una telefonata o una visita, non costituiscono 'colpa grave' tale da giustificare il diniego dell'indennizzo, anche se appaiono ambigui. Il giudice della riparazione deve individuare condotte specifiche e gravemente imprudenti dell'interessato, non può limitarsi a una rilettura colpevolista dei fatti già vagliati nel giudizio di merito che ha portato all'assoluzione.
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Riparazione ingiusta detenzione: quando è negata?
Un ex sindaco, assolto con formula piena da gravi accuse, si è visto negare la riparazione per ingiusta detenzione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la sua condotta, sebbene non penalmente rilevante, ha costituito una 'colpa grave'. L'uso di un linguaggio criptico e le frequentazioni ambigue con un imprenditore sono stati ritenuti comportamenti che hanno contribuito a indurre in errore l'autorità giudiziaria, escludendo così il diritto al risarcimento.
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Ingiusta Detenzione: annullata ordinanza per colpa grave
Un uomo, assolto dall'accusa di traffico di droga dopo una lunga detenzione, si è visto negare il risarcimento per ingiusta detenzione a causa di una presunta 'colpa grave'. La Corte d'Appello sosteneva che avesse agito come 'palo'. La Cassazione ha annullato tale decisione, ritenendo la motivazione totalmente carente di prove e in contraddizione con la sentenza di assoluzione. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Ingiusta detenzione: no risarcimento per colpa grave
La Corte di Cassazione ha negato il risarcimento per ingiusta detenzione a un uomo assolto dall'accusa di finanziamento al terrorismo. La decisione si fonda sul principio che la condotta gravemente colposa dell'interessato, pur non costituendo reato, ha ingenerato nelle autorità un giustificato sospetto, interrompendo il diritto alla riparazione. Il caso riguardava trasferimenti di denaro sospetti, giustificati dall'imputato come pagamenti per un commercio illecito di componenti elettroniche per auto.
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Riparazione ingiusta detenzione: ricorso inammissibile
Una persona, assolta dall'accusa di associazione mafiosa, ha richiesto la riparazione per ingiusta detenzione. La prima domanda è stata respinta come tardiva e la decisione è diventata definitiva. Presentata una seconda domanda basata su presupposti diversi, anche questa è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che il principio del "ne bis in idem" (non si può essere giudicati due volte per lo stesso fatto) si applica anche in questo caso, rendendo inammissibile ogni ulteriore tentativo di ottenere la riparazione ingiusta detenzione.
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Ingiusta detenzione: linguaggio criptico non basta
Un cittadino, assolto dall'accusa di associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga, si è visto negare la riparazione per ingiusta detenzione a causa del suo comportamento ritenuto gravemente colposo (uso di linguaggio criptico e dichiarazioni mendaci). La Corte di Cassazione ha annullato tale decisione, stabilendo che la colpa grave deve essere causalmente collegata allo specifico e più grave reato contestato (l'associazione) e non a un'attività illecita minore (l'acquisto di droga per uso personale). L'uso di un linguaggio in codice, di per sé, non è sufficiente a escludere il diritto all'indennizzo.
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Riparazione per ingiusta detenzione: quando è negata
Un soggetto, assolto dall'accusa di furto e rapina, si è visto negare la riparazione per ingiusta detenzione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo che l'ammissione del richiedente di essersi associato a complici per commettere rapine, pur desistendo all'ultimo, costituisca una condotta con colpa grave che ha contribuito in modo determinante alla sua detenzione, escludendo così il diritto al risarcimento.
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Riparazione per ingiusta detenzione: quando è negata?
Un imprenditore, assolto dall'accusa di associazione mafiosa, si è visto negare la riparazione per ingiusta detenzione. La Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo che la sua condotta gravemente imprudente (l'uso irregolare della sua ditta per fatturazioni a favore di terzi legati a un clan) abbia contribuito a creare l'apparenza di reato, causando la sua carcerazione.
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Riparazione per ingiusta detenzione: quando è esclusa
La Cassazione nega la riparazione per ingiusta detenzione a un soggetto assolto, poiché le sue frequentazioni ambigue e condotte gravemente negligenti hanno contribuito a indurre in errore l'autorità giudiziaria, integrando una causa ostativa al risarcimento.
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Ingiusta detenzione: quando la colpa grave la esclude
Un uomo, assolto dopo un lungo periodo di custodia cautelare, si è visto negare il risarcimento per ingiusta detenzione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, ritenendo che il suo comportamento, caratterizzato da frequentazioni ambigue e connivenza, costituisse una 'colpa grave' che ha contribuito a generare i sospetti a suo carico, escludendo così il diritto alla riparazione.
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Ingiusta detenzione: quando la colpa grave la esclude
Un dipendente di un istituto finanziario, assolto dall'accusa di associazione a delinquere, si è visto negare il risarcimento per ingiusta detenzione. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego, ritenendo che la sua condotta, consistita nel fornire a terzi informazioni riservate su conti correnti, integrasse una "colpa grave". Questo comportamento ha creato una falsa apparenza di coinvolgimento nell'attività illecita, causando di fatto la sua stessa detenzione.
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Ingiusta Detenzione: quando la colpa grave la esclude
La Corte di Cassazione conferma il diniego di risarcimento per ingiusta detenzione a un soggetto assolto dall'accusa di tentata estorsione. La decisione si fonda sulla sussistenza della 'colpa grave' del ricorrente, individuata nelle sue frequentazioni ambigue e abituali con i coimputati poi condannati, condotta ritenuta causa concorrente della detenzione.
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Riparazione ingiusta detenzione: esclusa se c’è fungibilità
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un uomo che chiedeva la riparazione per ingiusta detenzione. Il diritto è stato escluso perché l'intero periodo di custodia cautelare, sofferto in un procedimento conclusosi con assoluzione, era stato legittimamente computato, tramite il meccanismo della fungibilità, a scomputo di una pena definitiva per un altro reato commesso in precedenza. La Corte ha ribadito che la fungibilità della pena prevale sul diritto all'indennizzo, evitando una duplicazione dei benefici.
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Riparazione ingiusta detenzione: onere della prova
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imprenditore che chiedeva un maggior indennizzo per ingiusta detenzione. La sentenza chiarisce che per ottenere una somma superiore al calcolo aritmetico standard, non basta allegare genericamente danni economici o d'immagine. È necessario fornire prove specifiche e circostanziate che dimostrino un nesso causale diretto tra la detenzione e i pregiudizi subiti, distinguendoli da altre vicende giudiziarie. La decisione ribadisce la natura indennitaria, e non risarcitoria, della riparazione per ingiusta detenzione.
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Ingiusta Detenzione: Il Diritto alla Riparazione
La Cassazione conferma il diritto alla riparazione per ingiusta detenzione a un cittadino assolto. Nonostante l'appello del Ministero, la Corte ha stabilito che la condotta dell'imputato, che ha sempre professato la propria innocenza e agito per difendersi, non osta al risarcimento.
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