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Art. 31 Legge Fallimentare

5 provvedimenti

Società fallita: l’ex amministratore non può impugnare la sentenza
La Corte di Cassazione ha affrontato il tema della legittimazione processuale del fallito. Nel caso specifico, l'ex legale rappresentante di una società fallita aveva impugnato una sentenza, sostenendo l'inerzia del curatore fallimentare. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio chiaro: una volta dichiarato il fallimento, la capacità di agire in giudizio per le questioni patrimoniali spetta esclusivamente al curatore. La scelta del curatore di non proseguire un'azione legale non è 'inerzia', ma una decisione discrezionale che vincola la società. Di conseguenza, l'ex amministratore non ha alcun potere di sostituirsi al curatore e impugnare la decisione.
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Risoluzione contratto preliminare: le tutele del venditore
Una società venditrice, dopo la risoluzione di un contratto preliminare, ha agito per recuperare un immobile detenuto da un acquirente poi fallito. La Corte di Cassazione ha confermato il diritto della società alla restituzione del bene, stabilendo che, a seguito della risoluzione del contratto preliminare avvenuta prima della dichiarazione di fallimento, l'immobile non è mai entrato nel patrimonio del fallito. Di conseguenza, il proprietario ha pieno diritto di rivendicarlo, indipendentemente dalla sua inclusione nell'inventario fallimentare.
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Responsabilità liquidatori: il danno da ritardo fallimento
La Corte di Cassazione conferma la responsabilità dei liquidatori, sia di diritto che di fatto, per aver ritardato la dichiarazione di fallimento di una società. L'ordinanza chiarisce che il danno va calcolato con il criterio della 'differenza dei netti patrimoniali', confrontando il patrimonio sociale al momento in cui l'insolvenza era manifesta con quello alla data effettiva del fallimento. La sentenza sottolinea come tale ritardo colpevole costituisca un grave inadempimento che comporta l'obbligo di risarcire l'aggravamento del dissesto finanziario.
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Rimessione in termini: no se la legge cambia
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso relativo alla rimessione in termini a seguito di una modifica legislativa che ha ridotto un termine processuale. Un creditore aveva presentato reclamo tardivamente, e il giudice di merito aveva concesso la rimessione in termini, ritenendo che l'immediata entrata in vigore della nuova legge costituisse una causa non imputabile. La Suprema Corte ha annullato tale decisione, stabilendo che il giudice non può disapplicare una norma chiara e vigente, anche se la sua introduzione è repentina. La rimessione in termini può essere concessa solo per circostanze specifiche e concrete relative alla parte, non sulla base di un giudizio generale di 'incongruità' della legge. Di conseguenza, il reclamo è stato dichiarato inammissibile per tardività.
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Poteri commissario liquidatore e nomina dell’avvocato
La Corte di Cassazione ha stabilito che il commissario liquidatore in una liquidazione coatta amministrativa non necessita di una specifica autorizzazione per nominare un avvocato e concludere un contratto d'opera professionale per difendere l'ente in giudizio. La sentenza chiarisce i limiti dei poteri del commissario liquidatore, equiparandoli a quelli del curatore fallimentare e affermando che l'obbligo di autorizzazione è previsto solo per atti specificamente indicati dalla legge. Viene inoltre ribadita l'inammissibilità della domanda di indebito arricchimento se proposta per la prima volta in appello, in quanto considerata domanda nuova rispetto a quella di adempimento contrattuale.
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