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Art. 31 Direttiva 2014/41/UE

6 provvedimenti

Custodia cautelare in carcere: il tempo silente non cancella il pericolo
La Corte di Cassazione ha confermato la custodia cautelare in carcere per un indagato accusato di far parte di un'associazione dedita al narcotraffico. La difesa contestava la gravità degli indizi, basati su chat criptate acquisite all'estero, e sosteneva che il tempo trascorso dai fatti escludesse la pericolosità sociale. I giudici hanno dichiarato inammissibile la contestazione sulle chat perché non era stata sollevata davanti al Tribunale del Riesame, applicando il principio della catena devolutiva. Inoltre, la Corte ha stabilito che il tempo trascorso in carcere per altre condanne costituisce tempo silente e non attenua la pericolosità dell'indagato, confermando la necessità della misura massima.
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Ricorso inammissibile: condanna e misure cautelari
La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile contro la custodia cautelare. La sopravvenuta condanna di primo grado per gli stessi fatti rende superflua la valutazione dei gravi indizi di colpevolezza, assorbendo ogni doglianza sulla validità delle prove, come le chat criptate. La decisione si basa su un principio consolidato di giurisprudenza.
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Chat Criptate: Cassazione conferma utilizzabilità
Un imputato per narcotraffico ha contestato l'uso di prove derivanti da chat criptate ottenute tramite Ordine Europeo di Indagine. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la piena utilizzabilità di tali dati come prova nel processo penale. La sentenza ha ribadito i principi stabiliti dalle Sezioni Unite, chiarendo che si tratta di acquisizione di documenti e non di intercettazioni, e ha ritenuto sufficienti gli indizi per confermare la misura cautelare in carcere per partecipazione ad associazione criminale.
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Ordine di indagine europeo: utilizzabilità delle prove
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato contro la misura della custodia cautelare in carcere, basata su prove (chat criptate) acquisite dalla Francia tramite un ordine di indagine europeo. La Corte ha stabilito che il giudice italiano non può sindacare la legittimità della procedura di acquisizione originaria svolta nello Stato estero, in virtù del principio del mutuo riconoscimento. È stata confermata la competenza del pubblico ministero a emettere l'ordine per prove già esistenti e l'irrilevanza della mancata iscrizione dell'indagato nel registro al momento dell'emissione dell'ordine stesso.
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Chat criptate: la Cassazione conferma l’arresto
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato per narcotraffico, la cui accusa si basava su messaggi scambiati su una piattaforma di chat criptate. La Corte ha confermato la legittimità della custodia cautelare in carcere, stabilendo che le prove digitali acquisite da autorità francesi tramite un Ordine Europeo di Indagine sono pienamente utilizzabili nel procedimento italiano, in linea con i recenti principi enunciati dalle Sezioni Unite. L'identificazione dell'indagato e le esigenze cautelari sono state ritenute correttamente motivate.
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Chat criptate utilizzabili: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi di due individui accusati di traffico internazionale di cocaina, basandosi su prove derivanti da chat criptate. La sentenza chiarisce che i dati ottenuti da autorità estere tramite Ordine Europeo di Indagine (OEI) sono pienamente utilizzabili come prova, qualificandoli come 'circolazione probatoria' e non come intercettazioni da autorizzare ex novo. La difesa non è riuscita a dimostrare una violazione dei diritti fondamentali nell'acquisizione originale dei dati, rendendo le prove valide e confermando la gravità indiziaria a carico degli imputati.
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