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Art. 31 d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380

9 provvedimenti

Silenzio-assenso condono edilizio: Ordine di demolizione prevale su mancata sanatoria
Un Cittadino ha cercato di annullare un ordine di demolizione per abusi edilizi, sostenendo che si fosse formato un "silenzio-assenso condono edilizio" sulla sua vecchia domanda. Il Tribunale locale ha rigettato la sua richiesta, evidenziando la mancanza di adempimenti essenziali per il condono. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che il silenzio-assenso non poteva formarsi. Mancavano infatti l'accatastamento e la corrispondenza tra quanto dichiarato e lo stato reale dell'immobile. Inoltre, i lavori erano stati completati oltre i termini di legge. Il ricorso del Cittadino è stato quindi respinto, con condanna alle spese.
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Ordine di demolizione: il condono fallisce per la cubatura
I proprietari di una villetta bifamiliare abusiva hanno chiesto la revoca dell'ordine di demolizione. I ricorrenti hanno sostenuto la validità della domanda di condono edilizio e l'assenza di vincoli ambientali insormontabili. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta rilevando il superamento della cubatura massima consentita per legge e la presenza di vincoli ostativi. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente il rigetto dell'istanza. I giudici hanno chiarito che il frazionamento della volumetria tra più richiedenti per lo stesso immobile rappresenta un espediente illegittimo per aggirare i limiti legali di 750 metri cubi. Di conseguenza, l'ordine di demolizione resta pienamente valido ed esecutivo a carico dei proprietari dell'immobile abusivo.
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Abuso edilizio: l’ordine di demolizione abbatte anche l’opera prescritta
Un proprietario ha realizzato un manufatto abusivo nel 1991, proseguendo e ampliando i lavori nel 1996 e nel 1997. La Corte di Appello ha dichiarato la prescrizione per i primi reati del 1991, ma ha confermato la condanna per le opere successive e ha ordinato l'abbattimento dell'opera. In sede esecutiva, l'interessato ha chiesto la revoca dell'ordine sostenendo l'impossibilità di abbattere la parte prescritta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che l'ordine di demolizione colpisce l'immobile nella sua totalità. La presenza di interventi successivi estende l'abusività all'intero fabbricato, imponendo il ripristino integrale dello stato dei luoghi.
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Acquisto per abuso edilizio: il Comune vince, il rogito è nullo
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione a favore di un Comune contro una società che occupava un terreno. In origine, la precedente proprietaria aveva commesso abusi edilizi e non aveva rispettato l'ordine di demolizione. Di conseguenza, la legge ha attivato l'acquisizione per abuso edilizio, trasferendo automaticamente la proprietà al Comune. Anni dopo, la vecchia proprietaria ha venduto il terreno, ormai non più suo, alla nuova società. La Corte ha stabilito che questa vendita è nulla. Il Comune è il legittimo proprietario e la società acquirente occupa l'immobile senza alcun diritto, dovendo quindi rilasciarlo. La richiesta di usucapione è stata respinta perché basata su un possesso illegittimo e troppo breve.
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Revoca Ordine di Demolizione: Permesso del Comune non Basta
La Corte di Cassazione chiarisce che la revoca ordine di demolizione non è una conseguenza automatica del rilascio di un permesso in sanatoria da parte del Comune. Due privati, condannati per abuso edilizio, avevano ottenuto dal Giudice dell'esecuzione la revoca della demolizione dopo aver ricevuto un permesso a sanatoria. Il Procuratore ha impugnato la decisione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: il giudice non può limitarsi a prendere atto del permesso comunale. Egli ha il dovere di controllare la legittimità sostanziale del permesso, verificando in particolare il requisito della 'doppia conformità'. In assenza di tale controllo, la revoca è illegittima. La decisione è stata quindi annullata con rinvio.
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Demolizione opere abusive: il termine di 90 giorni
La Corte di Cassazione ha confermato la revoca della sospensione condizionale della pena per una persona che non aveva rispettato l'obbligo di demolizione opere abusive. La Corte ha chiarito che il termine per adempiere non è quello generico di cinque anni, ma quello specifico di 90 giorni dal passaggio in giudicato della sentenza, come previsto dalla normativa urbanistica (d.P.R. 380/2001).
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Ordine di demolizione eredi: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'ordine di demolizione di un immobile abusivo si estende agli eredi del responsabile dell'abuso. La sentenza chiarisce che, nonostante la nullità degli atti di trasferimento tra vivi, l'immobile abusivo rientra nell'asse ereditario e viene trasmesso per successione. Di conseguenza, gli eredi, in qualità di nuovi proprietari o possessori, sono tenuti a eseguire l'ordine, a prescindere dalla loro personale responsabilità nella commissione dell'illecito edilizio. L'appello degli eredi, che sostenevano di essere estranei alla vicenda e che l'immobile non fosse ereditabile, è stato dichiarato inammissibile.
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Ordine di demolizione: quando si può sospendere?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14647/2024, ha confermato il rigetto di una richiesta di sospensione di un ordine di demolizione per un immobile abusivo. I proprietari avevano invocato una domanda di condono pendente, ma la Corte ha ribadito che la sola istanza non basta per fermare la demolizione, soprattutto in presenza di un vincolo paesaggistico che rende improbabile la sanatoria. La sentenza chiarisce inoltre che l'ordine di demolizione ha natura di sanzione amministrativa e non è soggetto a prescrizione.
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Demolizione parziale abuso edilizio: quando è lecita?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Procuratore contro una decisione che consentiva la demolizione parziale di un abuso edilizio. La decisione si fonda sul principio che, se le opere abusive sono tecnicamente separabili dal corpo principale dell'edificio senza comprometterne la stabilità, l'ordine di demolizione deve essere limitato solo a tali opere. La Corte ha stabilito che il disaccordo sulle valutazioni tecniche di un perito non costituisce un motivo valido per un ricorso per cassazione, che deve basarsi su violazioni di legge e non su questioni di fatto.
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