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Art. 31, comma 9, d.P.R. n. 380 del 2001

13 provvedimenti

Ordine di demolizione: quando il giudice non può disporlo d’ufficio
Un Lavoratore è stato condannato per reati edilizi. La sentenza non prevedeva l'ordine di demolizione dell'opera abusiva. Successivamente, il giudice dell'esecuzione ha emesso un ordine di demolizione d'ufficio. Gli eredi del Lavoratore hanno contestato questo provvedimento. La Corte di Cassazione ha stabilito che l'ordine di demolizione, se non presente nella sentenza originaria ormai irrevocabile, non può essere disposto d'ufficio dal giudice dell'esecuzione tramite una correzione di errore materiale. Questo rappresenta un error in iudicando (errore nella decisione), non un semplice errore formale. La Corte ha quindi annullato l'ordine di demolizione, accogliendo il ricorso degli eredi.
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Ordine di demolizione: la prescrizione non salva l’abuso
Il proprietario di un immobile abusivo ha impugnato l'ordine di demolizione emesso nei suoi confronti, chiedendo di escludere dall'abbattimento alcuni ampliamenti successivi di 80 metri quadri. La difesa sosteneva che tali opere, oggetto di un separato procedimento penale archiviato per prescrizione, fossero estranee al primo processo. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando che l'ordine di demolizione ha natura reale e ripristinatoria. Di conseguenza, l'obbligo di abbattimento si estende inevitabilmente all'intero edificio abusivo, comprese tutte le addizioni e le prosecuzioni strutturali successive, anche se prescritte. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Ordine di demolizione: il Comune acquisisce ma la ruspa non si ferma
Il Tribunale di Napoli aveva dichiarato non esecutivi gli ordini di abbattimento di un immobile abusivo, ritenendo che la successiva acquisizione del bene al patrimonio del Comune impedisse al privato di procedere. Il Procuratore della Repubblica ha impugnato la decisione. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, stabilendo che il passaggio di proprietà all'ente pubblico non rende incompatibile l'ordine di demolizione. Per bloccare l'abbattimento è necessaria una specifica delibera del Consiglio comunale che attesti un prevalente interesse pubblico alla conservazione dell'opera. La Cassazione ha quindi annullato il provvedimento e rinviato il caso al Tribunale per un nuovo giudizio.
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Ordine di demolizione: il lido abusivo non si salva col condono
Il Gestore di uno stabilimento balneare ha chiesto la revoca dell'ordine di demolizione di alcune opere abusive, sostenendo che l'abbattimento dell'ultimo manufatto rimasto fosse tecnicamente impossibile senza danneggiare la parte regolare dell'immobile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando l'ordine di demolizione. I giudici hanno rilevato che il ricorrente non ha allegato i documenti necessari a dimostrare l'impossibilità tecnica, violando il principio di autosufficienza del ricorso. Inoltre, la Corte ha ribadito che l'impossibilità di demolire non rileva se deriva da una condotta imputabile al condannato stesso. Il Gestore è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali.
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Sanatoria edilizia: non estingue reato paesaggistico
La Corte di Cassazione ha stabilito che la sanatoria edilizia, ottenuta per regolarizzare un abuso, non estingue automaticamente il reato paesaggistico. La Corte ha annullato, ai soli fini civili, una sentenza di merito che aveva dichiarato estinti i reati per intervenuta sanatoria, senza verificare il requisito della 'doppia conformità' urbanistica e la validità dell'autorizzazione paesaggistica. Quest'ultima non può essere rilasciata a posteriori per opere che creano nuova volumetria. Il caso è stato rinviato al giudice civile per la valutazione del risarcimento del danno.
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Ordine di demolizione: obbligatorio in caso di condanna
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29106/2024, ha ribadito un principio fondamentale in materia di abusi edilizi. Un individuo era stato condannato per reati edilizi, ma il Tribunale aveva omesso di emettere il conseguente e obbligatorio ordine di demolizione. Il Procuratore ha fatto ricorso, sostenendo la natura inderogabile di tale ordine. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, annullando la sentenza nella parte mancante e impartendo direttamente l'ordine di demolizione. La decisione chiarisce che la demolizione è una statuizione obbligatoria che non può essere omessa, nemmeno in caso di concessione della pena sospesa, e che la sua mancanza costituisce un errore di diritto che la Cassazione può correggere direttamente.
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Ordine di demolizione e interesse ad agire
Una coppia, condannata per abusivismo edilizio, impugna un ordine di demolizione dopo aver donato l'immobile ai propri figli. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile per carenza di interesse ad agire. Poiché i ricorrenti non sono più proprietari, non hanno un interesse concreto e attuale a contestare l'ordine, che per sua natura segue il bene e non la persona.
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Interesse ad impugnare: appello a demolizione nullo
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un uomo contro un ordine di demolizione per un immobile abusivo. Il motivo centrale è la mancanza di interesse ad impugnare, poiché il ricorrente aveva donato l'immobile al figlio molti anni prima dell'ingiunzione. La Corte stabilisce che per contestare un provvedimento è necessario avere un interesse concreto e attuale, che in questo caso non sussiste, dato che il ricorrente non è più proprietario del bene.
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Ordine di demolizione: quando è irrevocabile?
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un proprietario contro un ordine di demolizione emesso nel 1998. La Corte ha stabilito che un successivo permesso in sanatoria non è valido se l'immobile non aveva i requisiti originari per il condono. Inoltre, ha ribadito che l'ordine di demolizione ha natura di sanzione amministrativa ripristinatoria e non penale, escludendo quindi la violazione del principio del 'ne bis in idem' anche in presenza di un analogo provvedimento comunale.
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Ordine di demolizione: quando copre l’intero immobile
Una proprietaria, condannata per abuso edilizio, ha contestato un ordine di demolizione sostenendo che dovesse applicarsi solo all'ultimo piano sopraelevato e non all'intero edificio. Dopo un lungo iter giudiziario, durante il quale i permessi in sanatoria ottenuti sono stati giudicati illegittimi, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La Corte ha stabilito che l'ordine di demolizione si applica all'intera costruzione, poiché questa costituisce un manufatto unico e l'illegalità delle parti iniziali si estende a quelle successive. Le questioni già decise non possono essere riproposte.
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Ordine di demolizione: obbligatorio per abusi edilizi
La Corte di Cassazione interviene su un caso di abuso edilizio, chiarendo la natura obbligatoria dell'ordine di demolizione. A seguito di una condanna in cui il giudice di primo grado aveva omesso di disporre la demolizione, la Procura Generale ha presentato ricorso. La Suprema Corte ha annullato la sentenza limitatamente all'omissione, impartendo direttamente l'ordine di demolizione e specificando che si tratta di una sanzione amministrativa ripristinatoria, un atto dovuto non soggetto a prescrizione.
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Ordine di demolizione e prescrizione: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di due coniugi condannati per abusi edilizi. La sentenza ha stabilito un principio fondamentale: se il reato di costruzione abusiva si estingue per prescrizione, anche l'ordine di demolizione emesso dal giudice penale deve essere revocato. La Corte ha inoltre annullato la condanna al pagamento delle spese legali alla parte civile, poiché questa non aveva partecipato all'udienza d'appello. Resta confermata, invece, la condanna per altre opere abusive non prescritte.
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Ordine di demolizione: quando è inammissibile il ricorso
Un gruppo di proprietari si oppone a un ordine di demolizione per un immobile abusivo, contestando la competenza del giudice e la proporzionalità della misura. La Corte di Cassazione dichiara il ricorso inammissibile, specificando la natura amministrativa e non penale dell'ordine di demolizione e sottolineando che l'onere di provare la sproporzionalità grava su chi la invoca, il quale non può beneficiare della propria inerzia.
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