La Corte di Cassazione ha confermato il rifiuto della remissione del debito per le spese processuali e di mantenimento in carcere richiesto da un condannato. Per ottenere questo beneficio, la legge richiede la presenza contemporanea di due requisiti: una condotta regolare e condizioni economiche disagiate. Nel caso specifico, il Magistrato di sorveglianza ha accertato che il richiedente aveva violato le prescrizioni della sorveglianza speciale. Inoltre, gli accertamenti patrimoniali della Guardia di Finanza hanno rivelato la proprietà di tre immobili, terreni, veicoli e una ditta individuale attiva. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, condannandolo al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende, poiché l'uomo dispone di risorse sufficienti per pagare il debito, anche a rate.
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