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art. 30-ter l. 26 luglio 1975, n. 354

6 provvedimenti

Permesso premio per detenuti: collaborazione non sempre necessaria
Un detenuto, condannato per reati gravi tra cui associazione mafiosa, ha chiesto un permesso premio. Il Tribunale di sorveglianza ha negato il permesso, sottolineando la sua mancata collaborazione con la giustizia e l'appartenenza alla criminalità organizzata. La Corte di Cassazione ha annullato questa decisione. Ha richiamato una sentenza della Corte Costituzionale (n. 253/2019). Questa sentenza permette il permesso premio per detenuti anche senza collaborazione. È necessario però escludere collegamenti attuali con la criminalità organizzata e il rischio di ripristino. Il Tribunale di sorveglianza dovrà riesaminare il caso.
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Permesso premio per reati ostativi: Cassazione conferma diniego
Un detenuto, condannato per reati di mafia e con una lunga pena da scontare, ha chiesto un permesso premio. Il Tribunale di Sorveglianza ha negato il beneficio, evidenziando la mancata collaborazione con la giustizia, la persistenza di legami con il clan e una condotta detentiva non del tutto regolare. La Corte di Cassazione ha confermato il diniego. Ha ribadito che, per i reati ostativi legati alla criminalità organizzata, il permesso premio richiede prove concrete di un definitivo distacco dal contesto criminale. Non bastano la buona condotta o una generica dissociazione; il detenuto deve dimostrare l'assenza di collegamenti attuali e il pericolo di un loro ripristino, superando la presunzione di pericolosità sociale.
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Remissione del debito negata al condannato con case e terreni
La Corte di Cassazione ha confermato il rifiuto della remissione del debito per le spese processuali e di mantenimento in carcere richiesto da un condannato. Per ottenere questo beneficio, la legge richiede la presenza contemporanea di due requisiti: una condotta regolare e condizioni economiche disagiate. Nel caso specifico, il Magistrato di sorveglianza ha accertato che il richiedente aveva violato le prescrizioni della sorveglianza speciale. Inoltre, gli accertamenti patrimoniali della Guardia di Finanza hanno rivelato la proprietà di tre immobili, terreni, veicoli e una ditta individuale attiva. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso del condannato, condannandolo al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende, poiché l'uomo dispone di risorse sufficienti per pagare il debito, anche a rate.
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Permesso premio negato: la Cassazione frena il collaboratore
Il Tribunale di sorveglianza negava il permesso premio a un collaboratore di giustizia. La collaborazione era iniziata dopo la condanna definitiva per fatti diversi da quelli originari. Secondo la legge, per ottenere il beneficio in deroga, occorre un previo vaglio giurisdizionale (almeno una sentenza di primo grado) che confermi l'attendibilità delle dichiarazioni. Il detenuto ricorreva in Cassazione sostenendo che tale sentenza esistesse, ma senza allegarla o provarla adeguatamente nel ricorso. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per difetto di autosufficienza e genericità, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
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Permesso premio: no al diniego basato solo sul passato del reo
Il Tribunale di Sorveglianza di Ancona aveva negato la concessione di un permesso premio a un detenuto condannato all'ergastolo per associazione mafiosa e omicidi. Il diniego si fondava esclusivamente sulla gravità dei reati passati e su una generica valutazione di pericolosità sociale, senza svolgere accertamenti aggiornati sui suoi attuali legami con la criminalità organizzata. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del detenuto, annullando il provvedimento. I giudici di legittimità hanno stabilito che, anche per i reati ostativi, la pericolosità non può essere presunta in modo assoluto. Il giudice ha il dovere di compiere un'istruttoria approfondita e aggiornata, acquisendo informazioni recenti dagli organi antimafia, anziché basarsi solo su elementi storici o rimandare la verifica a future istanze. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame.
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Permesso Premio: No se manca revisione critica
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un detenuto contro il diniego di un permesso premio. La decisione si fonda sulla mancata dimostrazione di una profonda revisione critica del proprio passato criminale e sulla persistente pericolosità sociale, elementi non superabili dal solo buon comportamento in carcere. Un dettaglio decisivo è stata la scoperta che l'indirizzo fornito per il permesso era inesistente.
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