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Art. 30 d.lgs. n. 165 del 2001

11 provvedimenti

Mobilità volontaria: licenziamento privato per ente pubblico economico
Un lavoratore, trasferito tramite mobilità volontaria da un Comune a un Consorzio (CISI), è stato licenziato per soppressione del posto. Il Tribunale di Napoli aveva rigettato il ricorso, ma la Corte d'Appello aveva dichiarato il licenziamento illegittimo, qualificando il CISI come ente pubblico non economico e applicando la disciplina del pubblico impiego. La Corte di Cassazione ha cassato questa decisione. Ha stabilito che la mera concessione di servizi a terzi non esclude la natura di ente pubblico economico di un consorzio, se scopi e fonti di entrata sono imprenditoriali. Pertanto, la mobilità volontaria nel pubblico impiego verso un ente economico comporta l'applicazione del diritto privato al rapporto di lavoro, rendendo legittimo il licenziamento ex art. 2118 c.c.
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Mobilità intercompartimentale: lo stipendio resta intatto
Una dipendente pubblica è passata dal Comune all'Agenzia delle Dogane tramite mobilità intercompartimentale. L'amministrazione di destinazione l'ha inquadrata in una posizione economica inferiore (F3 anziché F5) rispetto a quella corrispondente al livello di provenienza (D5). La Corte d'Appello ha riconosciuto il diritto all'inquadramento corretto e alle differenze retributive. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'Agenzia, confermando che il passaggio diretto configura una cessione del contratto. Questo strumento deve garantire la conservazione dell'anzianità, della qualifica e del trattamento economico, evitando dequalificazioni. L'Agenzia delle Dogane perde la causa e deve pagare le spese legali.
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Mobilità nel pubblico impiego: scontro su stipendio e qualifica
Una lavoratrice pubblica è passata tramite mobilità da un Comune all'Agenzia delle Dogane. L'amministrazione di arrivo l'ha inquadrata nella posizione economica F3 anziché F5, che corrispondeva alla sua precedente posizione D5. La Corte d'Appello ha accolto la richiesta della lavoratrice, riconoscendole il diritto alla posizione F5 e alle differenze retributive. L'Agenzia ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che la mobilità nel pubblico impiego impone la conservazione della posizione economica corrispondente a quella di provenienza, senza avanzamenti automatici. La sesta sezione civile della Cassazione, ritenendo la questione di massima importanza, ha deciso di non decidere subito in camera di consiglio. Con ordinanza interlocutoria, ha rimesso la causa alla pubblica udienza della sezione lavoro per un esame più approfondito.
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Trasferimento del personale ATA: stipendio salvo ma nessun aumento
Alcuni dipendenti pubblici hanno fatto causa al Ministero dell'Istruzione chiedendo il riconoscimento integrale dell'anzianità di servizio maturata presso l'ente locale di provenienza, a seguito del loro trasferimento nei ruoli dello Stato. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dei lavoratori. I giudici hanno chiarito che il trasferimento del personale ATA dagli enti locali allo Stato garantisce solo la conservazione dello stesso stipendio precedentemente percepito, per evitare un peggioramento economico. Non è invece possibile pretendere un aumento della retribuzione applicando la vecchia anzianità alle regole del nuovo contratto collettivo statale. Poiché i lavoratori non hanno subito alcuna perdita economica al momento del passaggio, la loro richiesta di ricalcolo è stata rigettata.
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Giudicato implicito sulla giurisdizione: il limite
La Corte di Cassazione chiarisce che se una sentenza di primo grado, che decide nel merito, viene appellata solo per questioni di merito, si forma un giudicato implicito sulla giurisdizione. Di conseguenza, il giudice d'appello non può sollevare d'ufficio il proprio difetto di giurisdizione. Il caso riguardava una dipendente pubblica in una complessa vicenda legata a una procedura di mobilità.
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Assegno ad personam: sì alla conservazione stipendio
La Corte di Cassazione ha stabilito che un dipendente pubblico, che aveva optato per il trasferimento ad un'altra amministrazione prima dell'entrata in vigore di una legge meno favorevole, ha diritto a un assegno ad personam per conservare il precedente trattamento retributivo. La Corte ha chiarito che il momento determinante è quello della scelta (opzione) e non quello del successivo effettivo trasferimento. Pertanto, il lavoratore ha diritto a un assegno riassorbibile per colmare la differenza di stipendio, in applicazione del principio del divieto di peggioramento del trattamento economico (reformatio in peius).
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Revoca nulla osta: quando è illegittima per la PA?
Due dipendenti pubblici ottengono il nulla osta dalla propria Amministrazione per un trasferimento tramite mobilità. L'ente, tuttavia, procede alla revoca nulla osta a ridosso del trasferimento, adducendo un'imminente fusione societaria. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 5749/2024, ha stabilito che la procedura di mobilità è soggetta alle regole del diritto privato sulla formazione del contratto. Di conseguenza, la revoca, essendo giunta dopo che l'accettazione (il nulla osta) era stata conosciuta, è da considerarsi illegittima e inefficace. Si apre la via al risarcimento del danno per 'perdita di una chance'.
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Mobilità volontaria: inquadramento e limiti
Un lavoratore, a seguito della privatizzazione di un'azienda statale di telecomunicazioni, ha esercitato l'opzione per la mobilità volontaria nel pubblico impiego. Trasferito dopo anni presso un ente pubblico, ha contestato il nuovo inquadramento ritenendolo deteriore rispetto a quello posseduto in precedenza. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che chi accetta la mobilità volontaria accetta anche la valutazione dell'ente di destinazione sulla corrispondenza tra profili professionali, senza poter successivamente pretendere un inquadramento superiore basato sulle mansioni pregresse. La mobilità volontaria si basa su una scelta del lavoratore e non su un trasferimento d'ufficio per passaggio di competenze.
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Inquadramento pubblico impiego: quando prevale il ruolo
Un ex dipendente di un'organizzazione umanitaria, trasferito a un'Azienda Sanitaria Locale, ha contestato il suo nuovo inquadramento professionale. Richiedeva una categoria superiore basandosi sulle tabelle di equiparazione per la mobilità tra comparti pubblici. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che nel processo di inquadramento pubblico impiego, il criterio primario è il confronto diretto tra gli ordinamenti professionali e le mansioni effettive. Le tabelle di equiparazione hanno un ruolo solo secondario e residuale.
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Mobilità pubblico impiego: limiti di anzianità e spesa
Una lavoratrice del settore universitario, esclusa da una procedura di mobilità pubblico impiego a causa di un'anzianità di servizio e un trattamento economico superiori ai limiti fissati dal bando, ha impugnato il provvedimento. Dopo due sentenze sfavorevoli, la Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, non ha deciso il merito della questione, ma ha sollevato un dubbio fondamentale: se le norme sulla mobilità pubblica si applichino al suo contratto di lavoro, qualificato dalla legge come di diritto privato. La causa è stata rinviata per discutere questo punto cruciale.
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Trasferimento personale ATA: no anzianità piena
Un'ex dipendente di un ente locale, trasferita allo Stato come personale ATA, ha richiesto il pieno riconoscimento dell'anzianità di servizio pregressa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la normativa europea sul trasferimento d'azienda protegge il lavoratore da una diminuzione dello stipendio al momento del passaggio, ma non conferisce il diritto al riconoscimento integrale della vecchia anzianità per la futura progressione di carriera e di stipendio. L'obiettivo della tutela nel trasferimento personale ATA è conservare il trattamento economico goduto, non migliorarlo o equipararlo a quello dei dipendenti già in servizio presso il nuovo datore.
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