LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Art. 3 ter L. 575/1965

0 provvedimenti

Obbligo di dimora: rigettato il cambio di residenza
Un cittadino sottoposto a sorveglianza speciale ha chiesto lo spostamento del proprio obbligo di dimora in un altro comune. La richiesta era motivata dalla necessità di ristrutturare la propria abitazione e di assistere la compagna gravemente malata, oltre alla richiesta di autorizzazione a recarsi fuori comune per lavoro. La Corte di Appello ha respinto la richiesta, ritenendo adeguato il supporto psicologico già garantito alla donna. Il soggetto ha proposto ricorso per Cassazione contestando la motivazione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Nelle misure di prevenzione il controllo di legittimità riguarda solo la totale mancanza di motivazione o la violazione di legge, escludendo contestazioni sulla semplice illogicità. Il ricorrente deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle ammende.
Continua »
Inammissibilità ricorso misure prevenzione: traffico di droga e limiti dell’appello
L'Autorità Giudiziaria aveva applicato una misura di prevenzione personale (sorveglianza speciale) a un Individuo, ritenuto socialmente pericoloso per traffico di stupefacenti. La Corte d'Appello aveva confermato tale misura, evidenziando la sua dedizione criminale, l'organizzazione e gli ingenti guadagni illeciti. L'Individuo ha presentato ricorso, ma la Corte Suprema ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso misure prevenzione. La Suprema Corte ha ribadito che in questi casi il ricorso è ammesso solo per violazione di legge, non per vizi di motivazione manifestamente illogici, a meno che la motivazione sia assente o meramente apparente. Il ricorso dell'Individuo non ha contestato specificamente le dettagliate argomentazioni della Corte d'Appello.
Continua »
Misura di prevenzione patrimoniale: assolto ma beni confiscati
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del Proposto contro la confisca dei suoi beni acquistati prima del 1991. Il Proposto sosteneva che la sua assoluzione dal reato di associazione mafiosa e le dichiarazioni di un collaboratore di giustizia escludessero la sua pericolosità sociale. La Suprema Corte ha chiarito che l'applicazione di una misura di prevenzione patrimoniale è autonoma rispetto al processo penale. Pertanto, l'assoluzione non cancella automaticamente la pericolosità sociale se emergono altri indizi di infiltrazione mafiosa nell'attività d'impresa. Inoltre, le dichiarazioni del collaboratore non erano una prova nuova, essendo già note. Il Proposto perde la causa e deve pagare le spese e una sanzione pecuniaria.
Continua »
Confisca di prevenzione: la villa di famiglia batte il catasto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato dalla madre e dalla sorella di un soggetto sottoposto a misura di prevenzione. Le ricorrenti chiedevano l'esclusione di due particelle catastali, tra cui una piscina, dalla confisca di prevenzione, sostenendo di averle acquistate legittimamente. La Suprema Corte ha confermato che la confisca colpisce l'immobile nella sua interezza, inclusi accessori e pertinenze, anche se mancano i dettagli catastali specifici nel provvedimento originario. Trattandosi di un unico complesso immobiliare, denominato la villa di famiglia, l'intera proprietà è legittimamente acquisita dallo Stato. Le ricorrenti sono state condannate al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.
Continua »
Pericolosità sociale: i limiti del ricorso in Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un soggetto contro un decreto di prevenzione che ne confermava la pericolosità sociale. La Suprema Corte ha ribadito che, nei procedimenti di prevenzione, il ricorso è ammesso esclusivamente per violazione di legge. Tale nozione include la motivazione apparente, ma esclude il vizio di manifesta illogicità. Nel caso di specie, la pericolosità sociale è stata ritenuta attuale a causa del coinvolgimento del soggetto in un'associazione dedita al traffico di armi clandestine ed esplosivi, nonché per le sue frequentazioni con pregiudicati, rendendo irrilevante la revoca di precedenti misure cautelari.
Continua »
Confisca di prevenzione: i limiti del ricorso
La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità di una **confisca di prevenzione** applicata a un soggetto ritenuto socialmente pericoloso. Il ricorrente contestava la mancanza di correlazione temporale tra la sua condotta criminale e l'acquisto di un immobile, sostenendo la liceità dei proventi. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che in questa materia il sindacato di legittimità è limitato alla violazione di legge. Poiché i giudici di merito avevano adeguatamente motivato la sproporzione tra i redditi leciti e gli investimenti effettuati durante il periodo di attività criminale (1993-2019), la decisione non è sindacabile in sede di legittimità.
Continua »