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art. 3-ter, comma 2, l. n. 575/65

5 provvedimenti

Confisca di prevenzione: i requisiti della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi contro un provvedimento di confisca di prevenzione. La misura era stata applicata a un soggetto ritenuto socialmente pericoloso per reati contro il patrimonio e ai beni, intestati anche alla moglie, risultati sproporzionati rispetto ai redditi dichiarati. La Corte ha ribadito che il ricorso è limitato alle sole violazioni di legge e che la motivazione dei giudici di merito era adeguata nel dimostrare la pericolosità sociale del soggetto e la correlazione tra profitti illeciti e acquisto dei beni.
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Pericolosità Sociale: non bastano fatti datati
La Corte di Cassazione ha annullato un decreto della Corte d'Appello che confermava la pericolosità sociale di un soggetto sulla base di reati molto datati. Secondo la Suprema Corte, la valutazione della pericolosità sociale deve essere attuale e tenere conto di tutti gli elementi sopravvenuti, come il lungo periodo di detenzione e la condotta positiva del soggetto. Una motivazione che non analizza questi aspetti è considerata 'apparente' e viola la legge.
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Confisca di prevenzione: la prova dell’acquisto fittizio
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un terzo intestatario di beni, confermando la confisca di prevenzione. La decisione si basa sulla prova dell'intestazione fittizia, supportata da elementi come l'annullamento dell'assegno di pagamento e la mancanza di capacità economica dell'acquirente formale, ritenendo adeguata la motivazione della Corte d'Appello.
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Pericolosità sociale attuale: la condotta è decisiva
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Procuratore Generale, confermando la revoca di una misura di prevenzione nei confronti di un soggetto condannato per associazione mafiosa. La Corte ha sottolineato che per applicare tali misure è indispensabile verificare la pericolosità sociale attuale, la quale può essere esclusa da una condotta irreprensibile e da un inserimento lavorativo stabile per un periodo di tempo significativo, anche in assenza di un formale recesso dal sodalizio criminale.
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Sorveglianza speciale: quando è legittima? Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso contro una misura di sorveglianza speciale di cinque anni. La Corte ha ritenuto che la pericolosità sociale del soggetto fosse attuale e ben motivata, basandosi sulla sua lunga e ininterrotta carriera criminale, nonostante l'ultimo reato risalisse a qualche anno prima. La misura è stata confermata.
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