L'Imputato ha fatto parte di un'associazione criminale transnazionale specializzata nell'emissione di fatture false e nel riciclaggio di proventi illeciti. Il suo compito consisteva nel consegnare denaro contante per monetizzare le fatture inesistenti, percependo una provvigione dello 0,5% sull'importo movimentato. A seguito di patteggiamento, il giudice ha disposto la confisca per equivalente delle somme a sua disposizione. L'Imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la quantificazione del guadagno e la mancata motivazione sull'impossibilità di una confisca diretta. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che, quando trascorre un ampio lasso di tempo tra il reato e il sequestro, la misura sul denaro costituisce confisca per equivalente e non richiede motivazioni complesse. Inoltre, i file contabili informatici trovati nell'azienda giustificano pienamente la ricostruzione del guadagno illecito.
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