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Art. 3 della legge n. 689 del 1981

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Multe corsia preferenziale: ricorso respinto, vince la Pubblica Amministrazione
La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso di numerosi automobilisti multati per aver transitato in una corsia preferenziale a Roma. I ricorrenti contestavano l'inadeguatezza della segnaletica e la mancata pubblicizzazione della riattivazione della corsia, oltre a sollevare dubbi sulla necessità di taratura dei dispositivi di rilevamento. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando le decisioni precedenti. Ha ribadito che l'onere di provare l'inadeguatezza della segnaletica ricade sugli automobilisti e che per le **multe corsia preferenziale** rilevate da apparecchi fotografici, la taratura periodica non è necessaria. L'Amministrazione aveva adeguatamente informato i cittadini.
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Giudicato penale e sanzione: vincolo per il civile
La Corte di Cassazione chiarisce l'efficacia vincolante del giudicato penale nel giudizio civile. In un caso di incendio boschivo, la Corte ha annullato la decisione d'appello che aveva escluso la colpa di alcuni operai, già accertata in sede penale. Il giudice civile non può riesaminare l'elemento soggettivo se una sentenza penale definitiva lo ha già stabilito, vincolando la sua decisione sull'applicazione di sanzioni amministrative.
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Sanzione per gioco: PC in internet point è legittimo
Un esercente commerciale ha ricevuto una sanzione amministrativa di 20.000 euro per aver messo a disposizione dei clienti computer che permettevano l'accesso a piattaforme di gioco online. La Corte di Cassazione, recependo una sentenza della Corte Costituzionale, ha annullato la multa. La norma su cui si basava la sanzione per gioco (art. 7, comma 3-quater, d.l. 158/2012) è stata dichiarata incostituzionale perché ritenuta sproporzionata e eccessivamente lesiva della libertà di iniziativa economica, in quanto vietava la messa a disposizione di qualsiasi apparecchiatura per la navigazione in rete.
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Responsabilità amministratori non esecutivi: la Cassazione
Un ex amministratore di un istituto di credito contesta una pesante sanzione irrogata dall'Autorità di Vigilanza per carenze gestionali. La Corte di Cassazione ha respinto il suo ricorso, consolidando il principio della responsabilità amministratori non esecutivi. Secondo la Corte, anche in assenza di deleghe specifiche, questi soggetti hanno un dovere attivo di informazione e monitoraggio sulla gestione aziendale. L'ordinanza sottolinea che spetta all'amministratore dimostrare di aver agito con diligenza, e non all'autorità provare la sua colpa.
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Responsabilità installatore AWP: la Cassazione decide
Una società installatrice di apparecchi da gioco (AWP) è stata multata per averli collocati in un bar che gestiva anche un corner per scommesse sportive non autorizzato. La Corte di Cassazione ha confermato la sanzione, chiarendo la responsabilità dell'installatore AWP. Secondo i giudici, l'installatore ha un preciso dovere di controllare le licenze dell'esercizio commerciale e non può ignorare palesi irregolarità. La sentenza ribadisce il principio della presunzione di colpa nelle sanzioni amministrative, per cui spetta all'azienda dimostrare la propria buona fede, cosa che non è avvenuta. L'unico punto accolto del ricorso riguarda le spese legali del primo grado.
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Sanzioni CONSOB: la responsabilità dell’amministratore
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un amministratore di un istituto di credito, confermando le sanzioni CONSOB a suo carico. L'ordinanza stabilisce che anche gli amministratori senza deleghe hanno un dovere di agire informati e di vigilanza, non potendo invocare l'ignoranza di fronte a evidenti segnali di allarme. La Corte ha inoltre ribadito che, in materia di illeciti amministrativi, vige una presunzione di colpa, spettando all'amministratore l'onere di provare di aver agito con la dovuta diligenza.
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Responsabilità amministratore non esecutivo: il dovere di agire
Un amministratore di un istituto di credito, privo di deleghe operative, è stato sanzionato dalla CONSOB per l'omessa indicazione nei prospetti informativi di operazioni di "capitale finanziato". La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la sanzione e sottolineando la piena responsabilità dell'amministratore non esecutivo. La Corte ha stabilito che anche chi non ha ruoli operativi ha un preciso dovere di informarsi attivamente sulla gestione e sull'organizzazione aziendale, soprattutto in presenza di segnali di allarme. La sentenza ribadisce che, in materia di sanzioni amministrative, vige una presunzione di colpa, e spetta all'amministratore dimostrare di aver agito diligentemente per prevenire l'illecito.
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Responsabilità amministratore: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha confermato una sanzione dell'Autorità di vigilanza a un amministratore non esecutivo di una banca per non aver riportato nei prospetti informativi la pratica del 'capitale finanziato'. Il ricorso, basato su presunte violazioni procedurali e sulla mancanza di conoscenza dei fatti, è stato respinto. La Corte ha ribadito l'esistenza di un dovere attivo di informazione per tutti gli amministratori e ha confermato il principio della presunzione di colpa, ponendo a carico dell'amministratore l'onere di dimostrare di aver agito senza colpa. La decisione rafforza i doveri di vigilanza all'interno degli organi societari.
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Sanzioni CONSOB: la responsabilità del Presidente
Un presidente del consiglio di amministrazione di una banca viene sanzionato dall'autorità di vigilanza per aver omesso informazioni cruciali nei prospetti informativi, riguardanti prestiti concessi ai clienti per l'acquisto di azioni della stessa banca. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità delle sanzioni CONSOB, respingendo i motivi di ricorso basati sulla tardività della contestazione e sulla presunta assenza di colpa. La sentenza ribadisce il fondamentale dovere di diligenza e di informazione che grava sugli amministratori, anche in presenza di deleghe operative.
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Società di comodo: la Cassazione rigetta il ricorso
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società e dei suoi soci contro un avviso di accertamento che la qualificava come società di comodo. L'Agenzia delle Entrate aveva rideterminato il reddito imponibile applicando la disciplina delle società non operative. La Corte ha confermato la validità dell'accertamento, chiarendo che la delega di firma del funzionario non necessita di motivazione specifica, che il contraddittorio è stato rispettato e che spetta al contribuente l'onere di superare la presunzione legale di non operatività, cosa che nel caso di specie non è avvenuta.
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