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art. 3 D.M. 30.01.2015

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Invito a regolarizzare DURC: il ritardo fa perdere gli sconti
L'Azienda riceve dall'INPS un invito a regolarizzare DURC a causa di alcune irregolarità nei versamenti contributivi per un importo contenuto. L'atto previdenziale prevede un termine tassativo di quindici giorni per effettuare il saldo. L'Azienda richiede e ottiene la rateizzazione del debito solo successivamente a questa scadenza. L'INPS considera non sanata l'inadempienza entro i termini previsti, rilascia un documento di regolarità negativo e revoca tutti i benefici contributivi fruiti negli anni precedenti, chiedendo la restituzione di oltre centomila euro. La Corte di Cassazione rigetta il ricorso dell'Azienda e conferma che il termine di quindici giorni fissato dall'invito a regolarizzare DURC ha natura perentoria. La rateizzazione successiva non cancella la violazione nei tempi procedurali, determinando la perdita definitiva delle agevolazioni.
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Sgravi contributivi e DURC: revoca valida senza regolarità
L'Ente Previdenziale ha richiesto ad un'Azienda la restituzione di oltre 120.000 euro fruiti come agevolazioni per una contestata irregolarità nel versamento dei contributi. L'Azienda sosteneva di aver sanato la posizione nei termini previa notifica e di aver ottenuto il documento regolare. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'Ente Previdenziale. La Suprema Corte ha chiarito il legame tra sgravi contributivi e DURC: la fruizione delle agevolazioni richiede una costante e continuativa regolarità nei pagamenti. Il possesso del documento non impedisce il recupero delle somme se l'azienda non dimostra la sanatoria tempestiva entro i termini di legge. La sentenza d'appello è stata quindi annullata con rinvio per nuovi accertamenti.
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Regolarità contributiva DURC: pagare non basta senza i dati
Un'azienda ha pagato regolarmente tutti i contributi previdenziali ma ha inviato in ritardo le dichiarazioni mensili obbligatorie (Uniemens). L'INPS ha quindi revocato le agevolazioni di cui l'impresa beneficiava. La Corte di Cassazione ha dato ragione all'ente previdenziale, stabilendo che la regolarità contributiva DURC richiede non solo il pagamento delle somme dovute, ma anche la tempestiva e corretta trasmissione dei flussi informativi. Senza questi dati, l'ente non può verificare l'esattezza dei versamenti. Di conseguenza, il ritardo nell'invio dei modelli costituisce un'irregolarità bloccante che comporta la perdita dei benefici contributivi. La Suprema Corte ha quindi annullato la sentenza d'appello favorevole all'azienda, rinviando la causa per una nuova decisione.
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Regolarità contributiva: il ritardo Uniemens cancella gli sgravi
L'Azienda ha beneficiato di sconti sulle assunzioni ma ha inviato in ritardo le denunce mensili Uniemens all'INPS, ignorando anche l'invito a regolarizzare entro quindici giorni. L'ente previdenziale ha quindi revocato le agevolazioni per via di un DURC negativo. La Corte d'Appello aveva dato ragione all'Azienda, ritenendo sufficiente il pagamento materiale delle somme. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'INPS. I giudici hanno chiarito che la regolarità contributiva non consiste solo nel pagare i contributi, ma richiede anche l'invio tempestivo delle comunicazioni obbligatorie. Senza questi dati, l'ente non può verificare la correttezza dei versamenti. Di conseguenza, il ritardo nell'invio dei flussi informativi costituisce un'irregolarità sostanziale che fa perdere i benefici economici.
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Avviso di addebito: opposizione e onere della prova
Un'azienda ha opposto un avviso di addebito per contributi non versati, lamentando vizi di notifica e sostenendo che il mancato pagamento fosse dovuto al diniego del DURC da parte dell'ente previdenziale. Il Tribunale di Brescia ha rigettato il ricorso, affermando la validità della notifica e stabilendo che l'irregolarità contributiva dell'azienda era la causa, e non la conseguenza, del mancato rilascio del DURC. La sentenza chiarisce che il debitore non può usare le conseguenze del proprio inadempimento per giustificare l'inadempimento stesso.
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