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Art. 3, D.Lgs. 472/97

5 provvedimenti

Accertamento sintetico: onere prova e sanzioni
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di accertamento sintetico basato sul cosiddetto redditometro. Un contribuente aveva dichiarato reddito zero a fronte del possesso di numerosi beni-indice, tra cui auto, moto e immobili. La difesa ha sostenuto che le spese fossero coperte da sovvenzioni materne e dalla vendita di quote societarie. La Suprema Corte ha confermato la legittimità dell'accertamento, rilevando che il contribuente non ha fornito prove documentali idonee a dimostrare la disponibilità e la durata del possesso delle somme dichiarate. Tuttavia, i giudici hanno accolto il ricorso limitatamente alla rideterminazione delle sanzioni, applicando il principio del favor rei che riduce la sanzione minima dal 100% al 90% in virtù della normativa sopravvenuta.
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Accertamento sintetico: onere prova spese familiari
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un contribuente sottoposto ad accertamento sintetico basato sul possesso di beni-indice (auto, moto, imbarcazione e immobili) sproporzionati rispetto al reddito dichiarato. Il contribuente sosteneva che le spese fossero coperte dalla madre, ma non ha fornito prove documentali sufficienti sulla reale disponibilità finanziaria del familiare e sull'effettivo impiego di tali somme per le spese contestate. La Corte ha confermato la legittimità del recupero d'imposta, ma ha accolto il ricorso limitatamente alla rideterminazione delle sanzioni, applicando il principio del favor rei a seguito di riforme legislative sopravvenute.
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Visto di conformità infedele: l’ufficio competente
Un professionista ha apposto un visto di conformità infedele su una dichiarazione dei redditi. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 5014/2025, ha confermato che la competenza a sanzionare non spetta all'ufficio locale del contribuente, bensì alla Direzione Regionale del domicilio fiscale del professionista stesso. La cartella di pagamento è stata quindi annullata per incompetenza.
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Visto di conformità infedele: competenza territoriale
Un professionista è stato sanzionato per un visto di conformità infedele. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento della sanzione perché emessa da un ufficio territorialmente incompetente. La sentenza chiarisce che la competenza spetta alla Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate del luogo in cui ha domicilio fiscale il professionista, data la natura punitiva della sua responsabilità, e non quella del contribuente.
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Visto di conformità infedele: competenza e sanzioni
In un caso riguardante un visto di conformità infedele, la Corte di Cassazione ha stabilito che la competenza per irrogare la sanzione al professionista spetta alla Direzione Regionale dell'Agenzia delle Entrate del domicilio fiscale del professionista stesso, e non all'ufficio territoriale del contribuente. La Corte ha ribadito che questa competenza è inderogabile, data la natura punitiva della sanzione. Di conseguenza, l'atto emesso dall'ufficio incompetente è stato dichiarato nullo.
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