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art. 3, comma 28, lett. g), d.lgs. 10 ottobre 2022, n. 149

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Contabilità in nero: prova per accertamento induttivo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 33587/2023, ha stabilito che la cosiddetta 'contabilità in nero', ovvero la documentazione extracontabile, costituisce un elemento probatorio presuntivo sufficiente a legittimare un accertamento induttivo da parte dell'Agenzia delle Entrate. Nel caso specifico, annotazioni su lavori edili e pagamenti a due lavoratori sono state ritenute prova di un rapporto di lavoro dipendente non dichiarato, con conseguente omesso versamento di ritenute IRPEF. La Corte ha chiarito che spetta al contribuente fornire la prova contraria per contestare l'atto impositivo.
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Accertamento con adesione: vincola gli anni futuri?
Una società ha contestato un avviso di accertamento fiscale per il 2005, sostenendo che l'Agenzia delle Entrate avrebbe dovuto applicare i termini di un precedente 'accertamento con adesione' concluso per il 2004. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, chiarendo che ogni annualità d'imposta è autonoma e un accordo per un anno non crea alcun vincolo per le annualità successive. La Corte ha inoltre confermato che l'Agenzia ha diritto al rimborso delle spese processuali anche quando è difesa in giudizio dai propri funzionari.
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Accertamento sintetico: inammissibile il ricorso
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di una contribuente contro un accertamento sintetico basato sul "redditometro". La Corte ha stabilito che l'appello, pur lamentando formalmente violazioni di legge, mirava in realtà a una inammissibile rivalutazione dei fatti e delle prove, compito riservato ai giudici di merito. Di conseguenza, la decisione della Commissione Tributaria Regionale, che aveva confermato l'accertamento a carico della contribuente per non aver dimostrato la provenienza delle risorse finanziarie, è diventata definitiva.
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Improcedibilità del ricorso: cosa succede al deposito
La Corte di Cassazione ha dichiarato l'improcedibilità del ricorso di una contribuente contro una sentenza della Commissione Tributaria Regionale. La causa di tale decisione è stata il mancato deposito dell'atto di ricorso presso la cancelleria della Corte, un adempimento essenziale previsto dalla legge. La sentenza evidenzia come l'omissione di questo passaggio procedurale renda impossibile per il giudice esaminare il merito della questione, portando alla chiusura del procedimento e alla condanna alle spese.
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Rinnovazione notifica tardiva: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso a causa della rinnovazione notifica tardiva dell'atto. L'errore iniziale, consistente nella notifica all'indirizzo sbagliato del difensore avversario, è stato ritenuto imputabile alla parte ricorrente. Secondo la Corte, sarebbe bastata l'ordinaria diligenza, come la consultazione dell'albo professionale, per reperire il domicilio corretto, rendendo così ingiustificabile il ritardo nel perfezionamento della notifica oltre i termini di legge.
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