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Art. 299 Codice di Procedura Penale — Anno 2024

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182 provvedimenti

Altri anni per Art. 299 Codice di Procedura Penale

Esigenze cautelari: il tempo non attenua il rischio
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto imputato per associazione finalizzata al traffico di stupefacenti, aggravata dal metodo mafioso. L'imputato chiedeva la sostituzione della custodia in carcere con gli arresti domiciliari, sostenendo una diminuzione delle esigenze cautelari dovuta al tempo trascorso dai fatti (risalenti al 2021) e allo smantellamento del gruppo criminale. La Corte ha rigettato la richiesta, affermando che la pericolosità sociale dell'individuo, la sua caratura criminale e i contatti con ambienti del narcotraffico internazionale rendono ancora attuale il rischio di recidiva, a prescindere dal cosiddetto 'tempo silente'.
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Impugnazioni misure coercitive: quando è appello?
Un individuo sotto misura cautelare, mentre sconta una pena definitiva per altri reati, ha impugnato in Cassazione il diniego di revoca della misura. La Suprema Corte ha dichiarato l'inammissibilità del ricorso diretto, specificando che per le impugnazioni misure coercitive successive alla prima applicazione, lo strumento corretto è l'appello cautelare e non il ricorso per saltum. L'atto è stato quindi riqualificato e trasmesso al giudice competente.
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Intercettazioni SkyEcc: la Cassazione conferma validità
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi contro l'uso di prove da chat criptate in un procedimento per traffico di stupefacenti. La sentenza stabilisce che le intercettazioni SkyEcc, ottenute tramite ordine di indagine europeo dalle autorità francesi, sono utilizzabili, basandosi sul principio di reciproca fiducia tra Stati UE e le recenti decisioni delle Sezioni Unite. La difesa non ha provato la violazione di diritti fondamentali né superato la "prova di resistenza".
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Sostituzione misura cautelare: ricorso inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la sostituzione della misura cautelare della custodia in carcere. La decisione si fonda sul fatto che il ricorso ignorava completamente la grave condotta pregressa dell'imputato (evasione dagli arresti domiciliari con incidente stradale), che aveva già causato un aggravamento della misura e dimostrato l'inadeguatezza di soluzioni meno restrittive. Secondo la Corte, il ricorso mancava di specificità, non confrontandosi con il nucleo centrale della motivazione del provvedimento impugnato.
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Sentenza irrevocabile e misure cautelari: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 36861/2024, ha rigettato il ricorso di un imputato contro l'inammissibilità dell'appello su una misura cautelare. La questione centrale riguarda l'impatto di una sentenza irrevocabile di condanna sul procedimento di impugnazione di una misura cautelare. La Corte ha stabilito che, una volta divenuta definitiva la condanna, la competenza passa al giudice dell'esecuzione e viene meno l'interesse a impugnare la misura cautelare, soprattutto se lo stato di detenzione al momento della condanna definitiva preclude l'accesso a benefici come la sospensione della pena.
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Ricorso estradizione: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino straniero contro l'ordinanza che negava la sostituzione della custodia in carcere. La Suprema Corte ha chiarito che nel contesto di un procedimento di estradizione, il ricorso contro le misure cautelari è consentito solo per violazione di legge e non per vizio di motivazione. Nel caso specifico, le censure del ricorrente, pur formalmente qualificate come violazione di legge, criticavano nel merito la valutazione del pericolo di fuga, una questione di fatto non sindacabile in quella sede.
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Misura cautelare estero: la Cassazione annulla diniego
Una persona, detenuta in via cautelare per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina, si è vista negare la possibilità di scontare una misura cautelare estero, come gli arresti domiciliari, nel proprio paese d'origine. La Corte di Cassazione ha annullato tale diniego, stabilendo che il giudice del riesame non può basarsi sulla sola gravità del reato o su mere congetture. È invece obbligato a compiere una valutazione concreta e individualizzata, verificando se misure meno afflittive del carcere, applicabili anche all'estero, possano soddisfare le esigenze cautelari, considerando la situazione personale dell'indagato.
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Aggravamento misura cautelare: quando è legittimo?
Un imputato agli arresti domiciliari subisce un aggravamento della misura cautelare in carcere per una presunta aggressione. La Cassazione conferma la decisione, ritenendo il ricorso un inammissibile tentativo di riesaminare i fatti e giudicando logica la motivazione dei giudici di merito basata sulla credibilità della vittima e sul referto medico. L'aggravamento misura cautelare è stato quindi considerato legittimo.
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Presunzione adeguatezza carcere: Cassazione spiega
Un individuo in custodia cautelare in carcere per un reato associativo si è visto respingere il ricorso dalla Corte di Cassazione. La Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ribadendo il principio della presunzione di adeguatezza del carcere per questo tipo di reati. È stato chiarito che il semplice passare del tempo o una generica dichiarazione di voler cambiare vita non sono sufficienti a superare tale presunzione, se non supportati da prove concrete di un effettivo allontanamento dal contesto criminale.
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Aggravamento misura cautelare: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha confermato un'ordinanza di aggravamento misura cautelare per un uomo che, già sottoposto all'obbligo di dimora, avrebbe violato le prescrizioni minacciando la ex coniuge e danneggiando la sua abitazione. Il ricorso, basato sulla presunta inattendibilità della donna, è stato dichiarato inammissibile poiché le censure erano di merito e la motivazione del giudice è stata ritenuta logica e sufficiente.
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Revoca misura cautelare: quando il ricorso è generico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un imputato che chiedeva la revoca della misura cautelare degli arresti domiciliari. La richiesta si basava su un affidamento in prova ottenuto in un procedimento separato. La Corte ha stabilito che tale elemento non è sufficiente a diminuire il rischio di reiterazione per i reati contestati nel procedimento principale, confermando l'importanza di presentare elementi di novità concreti e pertinenti per ottenere una revoca della misura cautelare.
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Concorso in omicidio: il ruolo prima e dopo il delitto
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di un imputato accusato di concorso in un omicidio avvenuto decenni prima, sulla base delle dichiarazioni di due collaboratori di giustizia. L'uomo avrebbe scavato la fossa prima del delitto e poi seppellito il corpo della vittima. La Corte ha rigettato il ricorso, affermando che tali condotte, sia precedenti che successive all'esecuzione, costituiscono un contributo essenziale e consapevole all'intera operazione criminosa, integrando pienamente il concorso in omicidio e giustificando la misura cautelare in carcere.
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Presunzione di adeguatezza: Cassazione su mafia e carcere
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un soggetto in custodia cautelare per estorsione con aggravante mafiosa. La Suprema Corte ha confermato che la presunzione di adeguatezza della detenzione in carcere non era stata superata, poiché non sono emersi elementi nuovi tali da indebolire le esigenze cautelari, già cristallizzate in un precedente giudicato cautelare. La richiesta di sostituzione della misura con gli arresti domiciliari è stata così definitivamente respinta.
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Misura cautelare metodo mafioso: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un indagato che chiedeva la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. L'accusa era di estorsione aggravata dal metodo mafioso. La Corte ha basato la sua decisione sul principio del 'giudicato cautelare' riguardo all'aggravante, sulla presunzione di pericolosità e sul rinvenimento di armi, ritenendo irrilevante il tempo trascorso dalla commissione dei fatti ai fini della sostituzione della misura.
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Misure cautelari: il tempo non basta per ottenerle
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un imputato in arresti domiciliari per spaccio, confermando le misure cautelari. La Corte ha stabilito che il mero decorso del tempo e la proposta di attività di volontariato non sono sufficienti a dimostrare una riduzione del pericolo di recidiva, specialmente in presenza di precedenti specifici e della gravità del reato contestato.
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Aggravamento Misure Cautelari: il nuovo reato basta
Un individuo soggetto all'obbligo di dimora viene arrestato per un nuovo reato di spaccio, commesso però all'interno del comune designato. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 33588/2024, ha confermato la legittimità dell'aggravamento delle misure cautelari, passando agli arresti domiciliari. La Corte ha chiarito che, anche in assenza di una violazione formale delle prescrizioni (l'imputato non ha lasciato il comune), la commissione di un nuovo grave reato dimostra di per sé un'accresciuta pericolosità sociale e l'inadeguatezza della misura originaria, giustificando un inasprimento ai sensi dell'art. 299, comma 4, cod. proc. pen.
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Ricorso per saltum: quando è inammissibile?
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti del ricorso per saltum in materia di misure cautelari. Un'impugnazione presentata contro il rigetto di un'istanza di revoca o sostituzione di una misura è stata ritenuta inammissibile come ricorso per saltum. La Corte ha spiegato che tale rimedio è previsto solo per i provvedimenti 'genetici', ovvero quelli che dispongono inizialmente la misura. Di conseguenza, l'atto è stato convertito in un appello cautelare e trasmesso al giudice competente, in applicazione del principio di conservazione degli atti processuali.
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Ricorso per saltum: i limiti di ammissibilità
La Corte di Cassazione, con ordinanza del 29 agosto 2024, ha chiarito che il ricorso per saltum non è ammissibile contro provvedimenti che decidono sulla revoca o modifica di misure cautelari. In questo caso, l'unico rimedio previsto è l'appello cautelare. Pertanto, la Corte ha convertito il ricorso errato in appello, disponendo la trasmissione degli atti al giudice competente per il corretto prosieguo del giudizio.
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Ricorso per saltum: i limiti e la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'impugnazione proposta come ricorso per saltum avverso un'ordinanza che rigetta l'istanza di revoca di una misura cautelare è inammissibile. Tale rimedio è consentito solo contro i provvedimenti che applicano per la prima volta una misura coercitiva. La Corte, in applicazione del principio di conservazione degli atti, ha riqualificato l'impugnazione come appello, trasmettendo gli atti al giudice competente.
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Termini indagini preliminari: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un indagato per associazione a delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti. L'indagato contestava la violazione dei termini delle indagini preliminari e l'inutilizzabilità delle intercettazioni. La Corte ha stabilito che la trasmissione degli atti per incompetenza funzionale fa decorrere nuovi termini di indagine e che il ritardo nell'iscrizione del nome dell'indagato non rende le prove inutilizzabili. Respinta anche la richiesta di sostituzione della misura cautelare.
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