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Art. 2965 Codice Civile

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30 provvedimenti

Pensione di reversibilità: decadenza o prescrizione?
La Corte di Cassazione chiarisce la natura del termine di cinque anni per la richiesta della pensione di reversibilità previsto da un ente previdenziale privato. La Corte ha stabilito che non si tratta di un termine di prescrizione, ma di un termine di decadenza che incide solo sulla decorrenza delle somme arretrate. Se la domanda viene presentata oltre i cinque anni dal decesso, il diritto alla pensione non si estingue, ma i pagamenti decorrono dalla data della domanda e non dal decesso, con diritto a una somma forfettaria per il periodo precedente. L'appello della vedova è stato quindi respinto.
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Clausola vessatoria: approvazione e termini di decadenza
La Cassazione ha confermato la validità di una clausola vessatoria che prevedeva la decadenza dal diritto a commissioni. Anche se la descrizione della clausola era sommaria e non usava il termine 'decadenza', la Corte ha ritenuto sufficiente la specifica approvazione scritta, respingendo il ricorso di una società procacciatrice.
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Appalto privato: validità richiamo norme pubbliche
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di appalto privato per la ristrutturazione di una villa, in cui il contratto richiamava la normativa sui lavori pubblici. La società appaltatrice, non avendo formulato tempestivamente le proprie riserve secondo tali norme, ha perso il diritto a un maggior compenso. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che il richiamo a normative esterne in un contratto negoziato tra le parti è legittimo e non necessita della specifica approvazione per iscritto prevista per le clausole vessatorie, a meno che non si dimostri che si tratti di un contratto standard predisposto da una sola parte per una serie indefinita di rapporti.
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Clausola claims made: la Cassazione ne conferma la validità
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 9861/2025, ha annullato la decisione di merito che aveva dichiarato nulla una clausola claims made per vessatorietà. La Corte ha ribadito che tale clausola non è una decadenza convenzionale, ma definisce l'oggetto del rischio assicurato. La sua validità deve essere valutata secondo i principi di liceità e adeguatezza dell'assetto contrattuale, non secondo un astratto controllo di meritevolezza. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per una nuova valutazione alla luce di questi principi consolidati.
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Termine di decadenza garanzia: la parola alla Cassazione
Una banca ha richiesto l'attivazione di una garanzia a una società finanziaria oltre il termine previsto. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, stabilendo che un termine di decadenza può essere considerato tale anche se non esplicitamente definito, qualora la sua natura sia desumibile dalla finalità complessiva dell'accordo, come la gestione prudente di fondi pubblici. L'interpretazione del giudice di merito, se logicamente motivata, non è sindacabile in sede di legittimità.
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Clausola claims made: quando è valida l’esclusione
La negligenza di una commercialista causa danni a un'imprenditrice. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione della Corte d'Appello, negando la copertura assicurativa. La sentenza convalida una clausola claims made che escludeva la copertura per fatti pregressi se la richiesta di risarcimento fosse pervenuta nei primi sei mesi di polizza, e chiarisce il diritto dell'assicuratore di rifiutare il pagamento in caso di reticenza dell'assicurato, senza necessità di annullare preventivamente il contratto.
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Polizza fideiussoria: la scadenza scritta prevale
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Comune contro una compagnia assicurativa. Il caso verteva sulla validità di una polizza fideiussoria che il Comune riteneva ancora efficace, nonostante la data di scadenza fosse trascorsa. La Corte ha stabilito che l'interpretazione letterale della clausola di scadenza, operata dai giudici di merito, è corretta e non sindacabile in sede di legittimità, confermando che la garanzia era estinta e non più escutibile.
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Responsabilità professionale commercialista: il caso
Un'ordinanza della Cassazione analizza la responsabilità professionale commercialista per l'omessa presentazione di una dichiarazione fiscale. Lo studio professionale, che ha causato al cliente la perdita di un credito IVA, è stato condannato al risarcimento. Il suo successivo ricorso in Cassazione è stato dichiarato inammissibile per vizi procedurali, in particolare per non aver contestato la ratio decidendi della sentenza d'appello e per non aver prodotto tempestivamente i documenti necessari, come la polizza assicurativa pertinente.
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Responsabilità stazione appaltante: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la responsabilità della stazione appaltante sussiste per i danni a terzi causati da lavori pubblici, anche se progettazione ed esecuzione sono affidate ad altri. L'ente pubblico ha un dovere inderogabile di controllo e vigilanza, specialmente in aree a rischio. La vicenda nasce dalla richiesta di risarcimento di una proprietaria per i danni al suo immobile, causati da una frana durante la costruzione di una strada. La Corte ha cassato la sentenza d'appello che escludeva la responsabilità dell'ente, rinviando il caso per un nuovo esame che tenga conto di tale principio.
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Impugnazione lodo arbitrale e ordine pubblico: i limiti
Una sentenza della Corte d'Appello di Roma stabilisce i limiti dell'impugnazione lodo arbitrale per contrarietà all'ordine pubblico. Il caso riguardava un appello contro un lodo che aveva dichiarato un credito prescritto. La Corte ha ritenuto l'appello inammissibile, specificando che le norme sulla prescrizione attengono all'ordine pubblico 'interno' e la loro violazione non giustifica l'annullamento del lodo, riservato a violazioni di principi fondamentali ('ordine pubblico internazionale').
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