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Art. 2953 Codice Civile — Anno 2025

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115 provvedimenti

Altri anni per Art. 2953 Codice Civile

Prescrizione sanzioni tributarie: Cassazione e i 5 anni
Una società ha contestato un'intimazione di pagamento basata su un precedente avviso di accertamento, eccependo diverse nullità procedurali e, soprattutto, la prescrizione del credito. Al centro della controversia vi era la durata della prescrizione sanzioni tributarie e degli interessi. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso su questo punto specifico, stabilendo che il termine di prescrizione per sanzioni e interessi fiscali è di cinque anni, e non dieci, qualora il credito non derivi da una sentenza passata in giudicato. La Corte ha quindi cassato con rinvio la sentenza di secondo grado limitatamente a tale aspetto.
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Prescrizione crediti tributari: no al termine unico
Un contribuente ha impugnato un'iscrizione ipotecaria basata su diverse cartelle di pagamento. La Cassazione, affrontando la questione della prescrizione crediti tributari, ha stabilito che non si può applicare un termine unico decennale. Ogni tributo (bollo auto, diritti camerali, etc.) segue il proprio termine di prescrizione specifico. La sentenza impugnata è stata annullata con rinvio perché aveva errato nell'applicare indiscriminatamente la prescrizione decennale.
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Prescrizione tributi: Cassazione annulla sentenza
Una contribuente contesta una intimazione di pagamento per tributi risalenti a diversi anni prima. La Corte di Cassazione, pur confermando la validità della notifica dell'atto, accoglie il ricorso della contribuente. La sentenza di secondo grado viene annullata perché i giudici hanno omesso di pronunciarsi sulla decisiva questione della prescrizione dei tributi, che era stata specificamente sollevata.
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Prescrizione crediti erariali: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un contribuente contro un preavviso di iscrizione ipotecaria. La Corte ha confermato che la prescrizione crediti erariali per imposte come IRPEF e IVA è decennale e non quinquennale. È stato inoltre chiarito che la contestazione delle copie degli atti fiscali deve essere specifica e non generica. Infine, si è ribadito che la notifica di avvisi di intimazione interrompe efficacemente la prescrizione.
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Impugnazione estratto di ruolo: quando è ammissibile?
Un contribuente ha contestato una cartella di pagamento venendo a conoscenza del debito tramite un estratto di ruolo e sostenendo la mancata notifica dell'atto originale. La Corte di Cassazione, applicando la recente normativa sulla impugnazione estratto di ruolo, ha dichiarato il ricorso originario inammissibile. La Corte ha stabilito che l'impugnazione è possibile solo se il contribuente dimostra di subire un pregiudizio specifico e concreto dall'iscrizione a ruolo, come l'esclusione da appalti pubblici. In assenza di tale prova, l'azione è inammissibile fin dall'origine.
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Difesa in giudizio: limiti per l’Agente Riscossione
La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un Agente della Riscossione per un vizio nella difesa in giudizio, non essendo stata provata la necessità di ricorrere a un avvocato del libero foro. Il giudizio tra le altre parti, un Comune e una società contribuente, è stato poi dichiarato estinto a seguito di una definizione agevolata della lite fiscale.
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Rimborso parziale: quando vale come rigetto definitivo
Un istituto bancario ha ricevuto un rimborso parziale a seguito di una sentenza favorevole. La Corte di Cassazione ha stabilito che tale pagamento parziale equivale a un rigetto implicito per la somma residua. Di conseguenza, il contribuente avrebbe dovuto impugnare questo rigetto entro il termine di decadenza di 60 giorni, rendendo tardiva l'azione legale intrapresa successivamente. Una nuova istanza di rimborso per la parte non corrisposta è stata ritenuta inammissibile.
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Notifica cartella esattoriale PEC: PDF è valido
Un contribuente ha impugnato una comunicazione di iscrizione ipotecaria, sostenendo la nullità della notifica delle cartelle esattoriali sottostanti, avvenuta via PEC in formato PDF anziché P7M. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo la piena validità della notifica della cartella esattoriale via PEC in formato PDF. La Corte ha chiarito che tale modalità, equiparabile a una copia per immagine di un documento cartaceo, è ammessa dalla legge e che le firme digitali CAdES (tipiche dei PDF) e PAdES (P7M) sono equivalenti. Inoltre, ha ribadito che la prescrizione per i crediti erariali come IRPEF e IVA è decennale e non quinquennale.
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Notifica a residente AIRE: quando l’ipoteca è nulla
Un cittadino italiano residente all'estero e iscritto all'AIRE ha impugnato un'iscrizione ipotecaria per vizi di notifica. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: la notifica a residente AIRE della comunicazione preventiva di iscrizione ipotecaria deve essere effettuata all'indirizzo estero. Una notifica eseguita presso il precedente indirizzo italiano è invalida e comporta la nullità dell'ipoteca per violazione del diritto al contraddittorio. La Corte ha inoltre ribadito che la prescrizione per i crediti tributari erariali è decennale.
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Giurisdizione iscrizione ipotecaria: chi decide?
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso di iscrizione ipotecaria basata su debiti sia tributari che previdenziali. La Corte ha stabilito un principio di "giurisdizione frazionata": la competenza a decidere sull'impugnazione spetta al giudice tributario per i crediti fiscali e al giudice ordinario per quelli previdenziali. Inoltre, ha chiarito che la prescrizione per i tributi erariali come l'IRPEF è decennale. L'ordinanza ha anche dichiarato la cessazione della materia del contendere per i debiti inferiori a 1.000 euro, annullati per legge.
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Cessione ramo d’azienda: debiti fiscali e responsabilità
La Corte di Cassazione ha stabilito che la società acquirente in una cessione di ramo d'azienda è solidalmente responsabile per i debiti fiscali della società cedente, anche se accertati dopo il trasferimento. La sentenza chiarisce che se l'acquirente non richiede il certificato dei carichi pendenti all'Amministrazione Finanziaria, la sua responsabilità si estende ai debiti sorti nell'anno della cessione e nei due precedenti, anche se non ancora formalizzati. Viene inoltre confermato che, una volta che il debito è sancito da una sentenza definitiva, il termine per la riscossione è quello decennale ordinario e non i più brevi termini di decadenza fiscale.
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Notifica cartella di pagamento: le regole della Cassazione
Un contribuente contesta una intimazione di pagamento, eccependo l'irregolare notifica della cartella di pagamento e la prescrizione dei crediti. La Corte di Cassazione accoglie parzialmente il ricorso, stabilendo la prescrizione quinquennale per sanzioni e interessi e precisando le formalità necessarie per la notifica a un familiare convivente, rinviando il caso a nuovo esame.
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Compensazione spese processuali: quando è legittima?
Un contribuente vince un ricorso contro una cartella esattoriale per contributi prescritti, ma la Corte d'Appello dispone la compensazione delle spese processuali. La Corte di Cassazione conferma la decisione, chiarendo che un mutamento di giurisprudenza intervenuto durante la causa costituisce una grave ed eccezionale ragione per la compensazione, in base alla normativa applicabile 'ratione temporis'.
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Prescrizione decennale crediti: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione ha stabilito che la prescrizione decennale dei crediti si applica anche quando una precedente opposizione del debitore sia stata respinta con una sentenza di inammissibilità per tardività. Tale pronuncia, sebbene di rito, acquisisce forza di giudicato e trasforma il termine di prescrizione da quinquennale a decennale. Una società aveva contestato una comunicazione di ipoteca da parte di un ente previdenziale, sostenendo la prescrizione quinquennale dei crediti. La Corte ha accolto il ricorso dell'ente, affermando che le precedenti sentenze di inammissibilità avevano 'cristallizzato' il credito, rendendolo soggetto alla prescrizione decennale.
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Ingiunzione fiscale: prova e giudicato penale
Un imprenditore agricolo contesta un'ingiunzione fiscale per il recupero di fondi UE percepiti indebitamente. La Cassazione, rigettando il ricorso, chiarisce che nell'opposizione a un'ingiunzione fiscale, l'onere della prova grava sull'ente pubblico, il quale può legittimamente basare la propria pretesa sulle risultanze di una sentenza penale di condanna passata in giudicato. La Corte ha inoltre respinto le eccezioni di prescrizione e l'introduzione di nuove questioni in appello.
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