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Art. 2934 Codice Civile — Sezione Sesta Civile

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34 provvedimenti

Altri anni per Art. 2934 Codice Civile

Rivalutazione contributiva per esposizione all’amianto: i limiti
Il Lavoratore ha chiesto all'INPS il riconoscimento della rivalutazione contributiva per esposizione all'amianto. La Corte d'Appello ha rigettato la domanda, ritenendo il diritto prescritto perché il termine decennale sarebbe iniziato a decorrere al massimo dalla data del pensionamento. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Lavoratore, stabilendo che la prescrizione non decorre automaticamente dal pensionamento o dalla fine dell'attività lavorativa. Il termine inizia a decorrere solo dal momento in cui il Lavoratore acquisisce l'effettiva consapevolezza dell'esposizione all'amianto. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio alla Corte d'Appello per un nuovo esame che accerti tale momento di consapevolezza.
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Opposizione all’estratto di ruolo: stop ai limiti di tempo
Il caso nasce dall'opposizione proposta da un cittadino contro un estratto di ruolo, eccependo la prescrizione del debito per mancanza di notifiche successive al verbale di accertamento. I giudici di merito avevano dichiarato inammissibile il ricorso per tardività. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del contribuente, stabilendo che l'opposizione all'estratto di ruolo basata sulla prescrizione (fatto estintivo sopravvenuto) non è soggetta al termine di decadenza di trenta giorni. Trattandosi di un'opposizione all'esecuzione ex art. 615 c.p.c., il ricorso è sempre tempestivo. La Suprema Corte ha quindi cassato la sentenza impugnata, rinviando la causa al Tribunale per l'esame del merito della prescrizione.
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Rivalutazione contributiva per amianto: decide la consapevolezza
Un lavoratore ha chiesto all'INPS la rivalutazione contributiva per amianto per il periodo in cui è stato esposto alla sostanza nociva. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, ritenendo il diritto prescritto perché erano passati più di dieci anni dal pensionamento. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del lavoratore. I giudici hanno stabilito che il termine di prescrizione decennale non inizia a decorrere automaticamente dal giorno del pensionamento o dalla fine dell'esposizione. Al contrario, la prescrizione inizia a correre solo dal momento in cui il lavoratore acquisisce l'effettiva consapevolezza dell'esposizione all'amianto. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio ad altra sezione della Corte d'Appello.
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Prescrizione del diritto: l’affittuario perde l’indennità
L'Affittuario di un terreno espropriato ha richiesto alla Proprietaria il pagamento dell'indennità colonica spettante per legge. La Proprietaria si è difesa eccependo la prescrizione del diritto. La Corte d'Appello ha accolto questa difesa, rilevando che il termine di dieci anni era iniziato nel luglio 1998 e che l'unica diffida scritta era giunta solo a dicembre 2008, quindi oltre il limite di tempo. L'Affittuario ha fatto ricorso in Cassazione, sostenendo che la Proprietaria non avesse formulato chiaramente l'eccezione di prescrizione nel primo atto di difesa. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il giudice di merito deve valutare la sostanza delle difese e non la forma letterale. Di conseguenza, l'Affittuario perde la causa e non riceverà alcuna indennità, dovendo anche pagare le spese processuali aggiuntive.
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Prescrizione del risarcimento danni: un solo medico vince
Un gruppo di medici specializzandi ha richiesto allo Stato il risarcimento dei danni per la mancata attuazione delle direttive europee sulle borse di studio tra il 1983 e il 1991. Il Tribunale ha rigettato le domande ritenendo il diritto estinto. La Corte di Cassazione ha confermato che la prescrizione del risarcimento danni, di durata decennale, decorre dal 27 ottobre 1999. Tuttavia, la Corte ha accolto il ricorso di un singolo medico. Per quest'ultimo, i giudici di merito avevano omesso di valutare una diffida inviata nel 2008, idonea a interrompere il decorso del tempo. Di conseguenza, mentre per la maggior parte dei medici il diritto è prescritto, per il singolo professionista la causa dovrà essere ridiscussa in appello.
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Risarcimento danni medici specializzandi: l’errore del giudice
Un gruppo di medici, iscritti alle scuole di specializzazione prima del 1991, ha richiesto il risarcimento danni medici specializzandi allo Stato italiano per il mancato recepimento delle direttive europee sulla giusta remunerazione. Il Tribunale ha dichiarato prescritto il diritto. In appello, i giudici hanno dichiarato inammissibile il ricorso, ma hanno motivato la decisione riferendosi erroneamente ai medici iscritti dopo il 1991, che avevano già ricevuto le borse di studio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dei medici, rilevando la totale nullità del provvedimento d'appello per carenza di motivazione e mancata corrispondenza con l'oggetto reale della causa. La Suprema Corte ha quindi cassato l'ordinanza, rinviando il caso alla Corte d'Appello per un nuovo e corretto esame della vicenda.
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Revocatoria fallimentare: nuove regole battono vecchi debiti
Un'azienda creditrice ha impugnato la decisione che accoglieva la revocatoria fallimentare promossa dalla curatela di una società fallita. I pagamenti contestati risalivano al 2004, prima della riforma fallimentare del 2005/2006, mentre il fallimento era stato dichiarato successivamente. La Corte d'Appello aveva applicato la vecchia disciplina in virtù del principio di consecutio tra il concordato preventivo (aperto nel 2005) e il successivo fallimento. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'azienda creditrice, stabilendo che, in base alla norma transitoria dell'articolo 150 del decreto legislativo numero 5 del 2006, si applica la nuova legge alle procedure aperte dopo la sua entrata in vigore. Di conseguenza, non rileva la continuità con la precedente procedura per applicare la vecchia normativa, determinando la decadenza dell'azione intrapresa dalla curatela.
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Status Vittima del Dovere: Imprescrittibile Anche Dopo 30 Anni
La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sullo status di vittima del dovere. Un ex militare, a decenni da un incidente avvenuto durante la leva, si era visto negare il riconoscimento perché, secondo i giudici di merito, il suo diritto era caduto in prescrizione. La Cassazione ha ribaltato la decisione, chiarendo che la richiesta di accertamento dello status di vittima del dovere è imprescrittibile, ovvero non ha scadenza. Si tratta di una condizione personale permanente. Tuttavia, i benefici economici che ne derivano, come gli assegni, restano soggetti alla normale prescrizione di dieci anni. Pertanto, il militare ha vinto la causa e ottenuto il riconoscimento del suo status.
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Occultamento doloso del debito: Omissione Fiscale non Basta
Una professionista omette di compilare il quadro della dichiarazione dei redditi relativo ai contributi previdenziali. L'Ente Previdenziale sostiene che ciò configuri un occultamento doloso del debito, tale da sospendere la prescrizione quinquennale. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa visione, stabilendo un principio fondamentale: la semplice omissione dichiarativa non equivale automaticamente a un occultamento doloso. Per sospendere la prescrizione, il creditore deve dimostrare che la condotta del debitore ha creato una vera e propria impossibilità di accertare il credito, non una mera difficoltà. La Corte ha quindi accolto il ricorso della professionista, annullando la decisione precedente.
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Eccezione di prescrizione: validità e dies a quo
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'ente previdenziale contro una sentenza che dichiarava inammissibile l'eccezione di prescrizione sollevata in appello. Il caso riguardava la richiesta di un lavoratore per la rivalutazione contributiva da esposizione all'amianto. La Corte territoriale aveva ritenuto tardiva l'eccezione poiché l'ente aveva indicato un diverso momento iniziale del decorso del termine rispetto al primo grado. Gli Ermellini hanno invece chiarito che l'eccezione di prescrizione è validamente proposta se viene allegata l'inerzia del titolare del diritto. L'individuazione del corretto momento iniziale del termine è una questione di diritto che spetta al giudice risolvere, senza essere vincolato dalle indicazioni fornite dalle parti.
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Prescrizione medici specializzandi: Cassazione conferma
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3943/2023, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici. Il caso riguarda la prescrizione del diritto al risarcimento per la mancata attuazione di direttive europee sulla loro remunerazione. La Corte ha confermato il suo orientamento consolidato, stabilendo che il termine di prescrizione decennale è iniziato a decorrere dall'entrata in vigore della Legge n. 370/1999, e non da una legge successiva del 2011. Pertanto, il diritto dei ricorrenti è stato considerato estinto.
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Prescrizione risarcimento medici: la Cassazione conferma
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un gruppo di medici che chiedevano un risarcimento per la mancata remunerazione durante la specializzazione. L'ordinanza conferma il consolidato orientamento secondo cui la prescrizione risarcimento medici, di durata decennale, ha iniziato a decorrere dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge n. 370/1999. Le incertezze legali sollevate dai ricorrenti non sono state ritenute sufficienti a posticipare tale decorrenza.
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Prescrizione risarcimento medici: la Cassazione conferma
Un medico specializzando ha richiesto il risarcimento del danno per la mancata retribuzione durante gli anni di specializzazione, a causa della tardiva attuazione di direttive UE. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la sentenza di merito che aveva ritenuto maturata la prescrizione. Il termine decennale, secondo la Corte, inizia a decorrere dal 27 ottobre 1999, data di entrata in vigore della Legge n. 370/1999. Essendo l'azione legale stata avviata nel 2011, il diritto al risarcimento era già estinto, consolidando il principio sulla prescrizione del risarcimento per i medici.
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Prescrizione medici specializzandi: la Cassazione decide
L'ordinanza analizza il caso di due medici che hanno citato in giudizio lo Stato per non aver ricevuto la corretta retribuzione durante la loro specializzazione negli anni '80, in violazione delle direttive CEE. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione della Corte d'Appello sulla prescrizione del diritto. Il punto centrale è la decorrenza del termine decennale di prescrizione medici specializzandi, che la Corte fissa alla data di entrata in vigore della Legge n. 370/1999. Secondo i giudici, tale legge ha reso palese l'inadempimento parziale dello Stato, facendo scattare il termine per agire. L'incertezza giurisprudenziale non è stata considerata una causa valida per sospendere la prescrizione.
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