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Art. 2907 Codice Civile

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177 provvedimenti

Progressione economica: diritto anche dopo la pensione
Due dipendenti pubblici, dopo aver superato una selezione per la progressione economica, sono stati esclusi dalla graduatoria finale perché pensionati prima della sua approvazione. La Corte di Cassazione ha accolto il loro ricorso, stabilendo che la progressione economica remunera le competenze e l'attività già svolte, non solo l'impiego futuro. Pertanto, il diritto sussiste anche per chi è andato in pensione, in quanto l'esclusione costituirebbe un requisito arbitrario non previsto dalla contrattazione collettiva.
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Progressione economica: diritto anche per i pensionati
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4673/2024, ha stabilito che i dipendenti pubblici hanno diritto alla progressione economica anche se sono andati in pensione prima dell'approvazione della graduatoria. Il caso riguardava tre lavoratrici escluse da una graduatoria perché avevano cessato il servizio. La Corte ha accolto il loro ricorso, affermando che la progressione economica non serve solo a incentivare il lavoro futuro, ma anche a premiare le competenze e l'esperienza già maturate. L'esclusione è stata quindi ritenuta illegittima.
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Progressione economica: diritto anche per i pensionati
Un'agenzia pubblica ha negato la progressione economica ad alcuni dipendenti andati in pensione prima della pubblicazione della graduatoria finale. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4631/2024, ha respinto il ricorso dell'ente, stabilendo che il diritto alla progressione economica si matura in base all'attività svolta e non è subordinato alla permanenza in servizio. La decisione si fonda sulla natura premiale e corrispettiva del beneficio, che mira a valorizzare le competenze già acquisite dai lavoratori.
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Fondo patrimoniale: coniuge è litisconsorte necessario
La Cassazione annulla una sentenza di revocatoria sulla vendita di un immobile in fondo patrimoniale. La ragione è la mancata partecipazione al giudizio del coniuge consenziente, ritenuto litisconsorte necessario. La sua presenza è indispensabile per la validità del processo.
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Progressione economica: diritto anche se cessato servizio
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 4154/2024, ha stabilito che i dipendenti pubblici hanno diritto alla progressione economica anche se cessano dal servizio prima dell'approvazione della graduatoria finale. Il requisito fondamentale è essere in servizio all'avvio della procedura selettiva, poiché la progressione non è solo un incentivo per il futuro, ma anche un premio per le competenze già maturate.
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Litisconsorzio necessario: la chiamata del terzo in causa
Una società di costruzioni ha citato in giudizio un istituto di credito per ottenere un cospicuo risarcimento, sostenendo che prelievi non autorizzati fossero stati effettuati da un terzo con firme false. Nei gradi di merito la domanda è stata respinta. La Corte di Cassazione, prima di decidere nel merito, ha rilevato un vizio procedurale: il terzo, indicato come l'unico responsabile dalla banca e chiamato in causa nei gradi precedenti, non era stato citato nel giudizio di Cassazione. Poiché la decisione sul responsabile del debito (la banca o il terzo) crea un'ipotesi di litisconsorzio necessario, la Corte ha ordinato di integrare il contraddittorio, rinviando la causa a nuovo ruolo per permettere la notifica dell'atto al terzo.
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Potere di qualificazione del giudice e i suoi limiti
Una controversia nata da un contratto per l'estrazione di materiali da una cava porta la Cassazione a chiarire il potere di qualificazione del giudice. La Corte ha stabilito che il giudice può qualificare un rapporto come società di fatto, anche se non allegato esplicitamente, basandosi sui fatti presentati, senza violare il principio del chiesto e pronunciato, e quindi senza incorrere nel vizio di ultrapetizione.
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Liquidazione spese legali: il compenso istruttorio
Una società impugna la liquidazione delle spese legali in un giudizio di opposizione a sanzione amministrativa. La Corte di Cassazione, pur rigettando altri motivi, accoglie la censura sulla quantificazione dei compensi, stabilendo che il compenso per la fase istruttoria non può mai essere escluso dal giudice, anche in cause di modesta complessità. La Corte cassa la sentenza e, decidendo nel merito, ridetermina l'importo corretto, includendo la voce ingiustamente negata.
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Nullità di protezione: prova del fido senza contratto
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2338/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di contratti bancari. La nullità di un contratto di apertura di credito per mancanza di forma scritta è una "nullità di protezione", che può essere fatta valere solo dal cliente e non dalla banca. Di conseguenza, l'istituto di credito non può usare l'assenza del contratto per negare l'esistenza di un fido e far così scattare la prescrizione del diritto del cliente alla restituzione delle somme illegittimamente addebitate. Il cliente, al contrario, ha il diritto di provare l'esistenza del fido con altri mezzi, come gli estratti conto che dimostrano una costante tolleranza allo scoperto.
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Scorrimento graduatoria: nessun diritto senza autorizzazione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un gruppo di dipendenti pubblici che chiedevano l'inquadramento in un'area superiore tramite lo scorrimento della graduatoria. La Corte ha stabilito che, in assenza di una completa autorizzazione governativa per tutti i posti banditi e a causa di una modifica normativa successiva (ius superveniens), i candidati idonei non avevano maturato un diritto quesito all'assunzione, rendendo legittimo il diniego dell'Amministrazione.
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Progressione verticale: senza autorizzazione è illegittima
Una dipendente pubblica ha richiesto la riclassificazione a una qualifica superiore basandosi su una selezione interna per 920 posti, di cui solo 460 erano stati autorizzati. La Corte di Cassazione ha respinto la sua richiesta, affermando che senza la necessaria autorizzazione per i posti aggiuntivi, non sorge alcun diritto acquisito alla progressione verticale, specialmente dopo che una nuova legge ha modificato le regole. La Corte ha quindi confermato che la riclassificazione era stata correttamente negata.
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Diritto all’assunzione: quando non spetta lo scorrimento
La Corte di Cassazione ha negato il diritto all'assunzione a dipendenti pubblici risultati idonei in una graduatoria per una progressione di carriera. La decisione si fonda su due pilastri: la mancanza di una specifica autorizzazione governativa per i posti eccedenti i primi coperti e l'entrata in vigore di una nuova legge (ius superveniens) prima dell'approvazione della graduatoria. Secondo la Corte, i candidati vantavano solo una mera aspettativa e non un diritto quesito, poiché la loro posizione giuridica non si era ancora consolidata.
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Scorrimento graduatoria: no diritto senza autorizzazione
La Corte di Cassazione ha negato il diritto allo scorrimento graduatoria a un gruppo di dipendenti pubblici. La sentenza chiarisce che, senza una specifica autorizzazione per tutte le posizioni messe a bando, non sorge un diritto soggettivo all'assunzione. L'intervento di una nuova legge (ius superveniens) prima dell'approvazione della graduatoria ha legittimamente bloccato la procedura per i posti non autorizzati, poiché i candidati non avevano ancora maturato un diritto quesito.
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Scorrimento graduatoria: no al diritto quesito
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di un gruppo di dipendenti pubblici che chiedevano lo scorrimento di una graduatoria per una progressione verticale. La Corte ha stabilito che, in assenza di una preventiva e completa autorizzazione per tutti i posti messi a bando, i candidati idonei non avevano maturato un "diritto quesito" all'assunzione. Pertanto, l'entrata in vigore di una nuova legge (ius superveniens) ha legittimamente bloccato la procedura per i posti non autorizzati, impedendo lo scorrimento della graduatoria.
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Progressione verticale: stop senza autorizzazione
La Corte di Cassazione ha negato il diritto alla progressione verticale a due dipendenti pubblici. Nonostante fossero risultati idonei in una selezione per 920 posti, l'Amministrazione aveva ricevuto autorizzazione solo per 460. La Corte ha stabilito che la mancanza dell'autorizzazione per i posti successivi e l'entrata in vigore di una nuova normativa (d.lgs. 150/2009) hanno impedito il sorgere di un diritto soggettivo all'inquadramento superiore, trattandosi di una mera aspettativa.
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Scorrimento graduatoria: no al diritto senza autorizzazione
La Corte di Cassazione ha negato il diritto allo scorrimento graduatoria e all'assunzione di alcuni dipendenti pubblici. La mancanza dell'autorizzazione governativa per i posti aggiuntivi e l'entrata in vigore di una nuova legge hanno impedito la maturazione di un diritto quesito, rendendo legittimo il diniego dell'amministrazione.
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Progressioni verticali: stop senza autorizzazione
La Corte di Cassazione ha negato il diritto all'inquadramento superiore a un gruppo di dipendenti pubblici in un caso di progressioni verticali. L'amministrazione aveva bandito 920 posti, ma l'autorizzazione era stata concessa solo per 460. La Corte ha stabilito che, in assenza di un'autorizzazione completa e a causa di una nuova legge (ius superveniens) che ha modificato le regole, i candidati idonei oltre il 460° posto non avevano maturato un diritto quesito all'assunzione, respingendo così il loro ricorso.
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Scorrimento graduatoria: no al diritto all’assunzione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 2140/2024, ha rigettato il ricorso di alcuni dipendenti pubblici che chiedevano l'assunzione tramite lo scorrimento graduatoria. I giudici hanno stabilito che l'inserimento come 'idoneo' in una graduatoria non conferisce un diritto soggettivo all'assunzione, specialmente se manca l'autorizzazione preventiva per la copertura di tutti i posti e se interviene una nuova legge (ius superveniens) che modifica le regole di progressione di carriera prima dell'approvazione della graduatoria stessa.
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Progressione verticale: quando sorge il diritto?
Un dipendente pubblico, risultato idoneo in una procedura di progressione verticale, si è visto negare la promozione a causa di una nuova legge (ius superveniens) entrata in vigore prima del consolidamento del suo diritto. La Cassazione ha confermato che il diritto all'assunzione sorge solo con l'approvazione della graduatoria e la collocazione in posizione utile per un posto autorizzato, non con la mera idoneità.
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Improcedibilità ricorso: sentenza incompleta e nullità
La Corte di Cassazione dichiara l'improcedibilità del ricorso di una ex dipendente pubblica. La causa è il mancato deposito della copia integrale della sentenza d'appello, un requisito formale ma essenziale per consentire alla Corte di valutare il caso. La decisione sottolinea come un errore procedurale possa precludere l'esame nel merito di una controversia, a prescindere dalle ragioni delle parti.
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