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Art. 29 Regolamento Consob n. 11522/1998

23 provvedimenti

Operazione non adeguata: banca assolta se il cliente firma
Due risparmiatori hanno citato in giudizio una banca per ottenere il risarcimento del danno derivante dall'acquisto di obbligazioni argentine andate in default. Gli investitori lamentavano la mancata informazione sui rischi e la nullità dell'ordine di acquisto. La banca ha dimostrato di aver dettagliato verbalmente i pericoli dell'investimento tramite il proprio funzionario e di aver raccolto la sottoscrizione del modulo in cui il cliente dichiarava di essere consapevole dei rischi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei risparmiatori: se il cliente riceve gli opportuni avvisi e autorizza per iscritto l'esecuzione di una operazione non adeguata, la banca non ha l'obbligo di astenersi dal compierla e non risponde della perdita finanziaria subita.
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Obblighi informativi banca: Cassazione tutela l’investitore sui rischi
Un Investitore ha citato in giudizio una Banca per l'acquisto di titoli argentini, sostenendo che la Banca non aveva fornito adeguate informazioni sui rischi e non aveva valutato correttamente il suo profilo. Il Tribunale aveva dato ragione all'Investitore, ma la Corte d'Appello aveva ribaltato la decisione, ritenendo che la Banca avesse adempiuto ai suoi obblighi. La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso dell'Investitore. Ha ribadito che gli `obblighi informativi banca` non si esauriscono nella valutazione di adeguatezza dell'operazione o nella consegna di documenti generici. La Banca deve fornire informazioni specifiche e dettagliate sulle caratteristiche e sui rischi dei titoli. La Cassazione ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione sull'adempimento di questi obblighi specifici.
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Obblighi informativi della banca: tutele per gli investimenti
Una risparmiatrice ha citato in giudizio un istituto di credito per l'acquisto di obbligazioni ad alto rischio per oltre 150.000 euro, eseguito tramite un familiare delegato. La cliente lamentava la violazione delle regole di trasparenza sugli strumenti finanziari. La banca sosteneva di aver avvisato genericamente il delegato che a un maggior rendimento corrisponde un rischio più elevato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'investitrice. I giudici hanno chiarito che gli obblighi informativi della banca impongono chiarimenti specifici su ogni singolo titolo. Un avvertimento generico di buon senso non basta a tutelare l'intermediario, anche se il delegato dell'acquirente possiede pregresse competenze nel settore bancario.
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Inadempimento intermediario finanziario e risoluzione contrattuale
Alcuni investitori privati hanno citato in giudizio un istituto bancario chiedendo la risoluzione dei contratti di gestione patrimoniale e la restituzione del capitale. I clienti lamentavano la non rispondenza degli investimenti al loro profilo di rischio e il ritardo nell'aggiornamento della profilatura informativa secondo la direttiva comunitaria. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei risparmiatori, confermando che l'istituto aveva adeguatamente informato i clienti sui rischi specifici delle operazioni. I giudici hanno chiarito che un presunto inadempimento intermediario finanziario non comporta automaticamente lo scioglimento del rapporto contrattuale se la violazione riveste scarsa importanza rispetto all'economia complessiva del contratto.
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Dovere di informazione dell’intermediario: banca salva dal crack
Alcuni investitori hanno citato in giudizio una banca chiedendo il risarcimento dei danni per l'acquisto di obbligazioni di una società estera poi fallita. Gli investitori lamentavano la violazione del dovere di informazione dell'intermediario, sia prima che dopo l'acquisto, e l'assenza di un valido contratto quadro. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso degli investitori, confermando che in un semplice contratto di deposito titoli in custodia e amministrazione la banca non ha l'obbligo di monitorare l'andamento dei titoli dopo l'acquisto. Inoltre, la segnalazione di inadeguatezza dell'operazione finanziaria può essere fornita anche verbalmente dall'operatore. Di conseguenza, la banca ha dimostrato di aver adempiuto correttamente ai propri obblighi informativi al momento dell'investimento.
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Obbligo informativo dell’intermediario: no ai moduli generici
Gli eredi di un'investitrice hanno citato in giudizio una banca chiedendo il risarcimento dei danni per l'acquisto di obbligazioni argentine poi andate in default. La Corte di Cassazione ha chiarito che le modifiche di legge non rendono nullo il vecchio contratto quadro. Tuttavia, ha accolto il ricorso degli eredi stabilendo che la banca ha violato l'obbligo informativo dell'intermediario. Non basta avvisare genericamente il cliente che un titolo è rischioso o che si può perdere il capitale. La banca deve fornire informazioni concrete, dettagliate e aggiornate sul reale rischio di insolvenza dello Stato emittente, avvalendosi anche dei dati delle agenzie di rating. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Obbligo informativo della banca: la firma non esclude il danno
Due risparmiatori acquistano obbligazioni ad alto rischio. La banca non fornisce informazioni adeguate, nonostante il rifiuto dei clienti di profilarsi. Successivamente, la banca entra in liquidazione coatta amministrativa. La Corte di Cassazione stabilisce che l'azione di risarcimento non si interrompe automaticamente. Sul piano del merito, la Corte riafferma il rigoroso obbligo informativo della banca: anche se il cliente non fornisce dati sul proprio profilo, l'intermediario deve valutare l'adeguatezza dell'operazione e provare di aver spiegato chiaramente i motivi di inadeguatezza dell'investimento. La firma di una generica clausola di salvaguardia non basta a esonerare l'istituto di credito. La sentenza d'appello favorevole alla banca viene cassata con rinvio.
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Dovere di informazione della banca: causa persa ma spese ridotte
L'Investitore ha citato in giudizio la Banca chiedendo l'annullamento dell'acquisto di obbligazioni ad alto rischio, lamentando la violazione del dovere di informazione della banca. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, rilevando che l'investitore aveva firmato i moduli di consapevolezza del rischio e che il disconoscimento della firma era tardivo. La Cassazione ha confermato la validità dell'operazione finanziaria, ma ha accolto il ricorso limitatamente al calcolo delle spese legali. Poiché non si era svolta alcuna fase istruttoria in appello, la Corte ha ridotto le spese dovute dall'Investitore alla Banca da oltre cinquemila euro a 3.760 euro, escludendo il compenso per l'attività istruttoria mai eseguita.
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Responsabilità della banca per investimenti rischiosi: banca ko
Gli eredi di un risparmiatore hanno chiesto il risarcimento dei danni subiti a causa dell'acquisto di titoli ad alto rischio. La Corte d'Appello ha condannato l'istituto di credito per non aver adempiuto ai propri doveri di informazione. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando inammissibile il ricorso della banca. I giudici hanno ribadito che, in caso di operazioni inadeguate, spetta alla banca dimostrare di aver fornito informazioni dettagliate e specifiche sui rischi effettivi dell'investimento. Inoltre, i documenti presentati tardivamente dalla banca in appello sono stati dichiarati inutilizzabili. La pronuncia consolida il principio sulla responsabilità della banca per investimenti rischiosi, tutelando i risparmiatori dai comportamenti negligenti degli intermediari.
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Nesso causale: informazioni errate ma nessun risarcimento
Un risparmiatore ha chiesto il risarcimento dei danni alla propria banca e al promotore finanziario. Sosteneva di essere stato spinto a disinvestire anticipatamente una polizza assicurativa a causa di informazioni errate su un imminente aumento delle tasse. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del risparmiatore. I giudici hanno accertato l'assenza di un nesso causale tra le informazioni inesatte fornite dal promotore e la scelta di disinvestire. Le prove hanno dimostrato che l'investitore aveva già deciso autonomamente di ritirare il denaro per acquistare un immobile per la figlia. Di conseguenza, la presunzione di responsabilità della banca è stata superata dalla prova contraria. Il risparmiatore ha perso la causa ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Valutazione di adeguatezza: Banca condannata per delega al marito
Un'investitrice delega il marito a gestire i suoi investimenti. Quest'ultimo acquista titoli ad alto rischio che portano a una perdita totale. La cliente fa causa alla banca, che si difende sostenendo che il marito era un operatore esperto e propenso al rischio. La Corte di Cassazione dà ragione all'investitrice, stabilendo un principio fondamentale: la banca ha l'obbligo di effettuare la valutazione di adeguatezza sul profilo del cliente titolare del contratto, non su quello del suo delegato. L'esperienza pregressa del delegato non può sostituire la profilatura formale del cliente, che deve avvenire al momento della firma del contratto quadro. La banca è quindi ritenuta responsabile per non aver adempiuto a questo specifico dovere informativo.
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Obblighi informativi banca: cliente informato, banca assolta
Due investitori acquistano obbligazioni rischiose e, dopo il fallimento della società emittente, citano in giudizio la banca per violazione dei suoi doveri. La Corte di Cassazione ha però respinto le loro richieste. Secondo i giudici, gli obblighi informativi della banca sono stati rispettati perché i clienti erano stati informati del rating 'BBB' del titolo prima dell'acquisto. Questo elemento, unito alla loro precedente esperienza con titoli simili e al loro rifiuto di fornire informazioni sulla propria situazione finanziaria, è stato ritenuto sufficiente a renderli consapevoli dei rischi. La banca, quindi, non è stata considerata responsabile per le perdite subite dagli investitori.
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Laurea in Economia non salva la banca dagli obblighi informativi
Un investitore, laureato in scienze economiche e bancarie, perde il suo capitale investendo in obbligazioni rischiose. La banca si difende sostenendo che il titolo di studio del cliente e il suo rifiuto di fornire informazioni la esonerassero da responsabilità. La Corte di Cassazione ribalta la decisione. Sancisce che la laurea non trasforma automaticamente un risparmiatore in 'operatore qualificato'. Gli obblighi informativi dell'intermediario restano stringenti: la banca deve sempre provare di aver fornito informazioni specifiche e dettagliate sui rischi, anche se il cliente si rifiuta di collaborare. La sola consegna di un documento generico non è sufficiente. La causa torna ai giudici per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Banca in liquidazione coatta: stop alla causa? La Cassazione frena
La Corte di Cassazione affronta un caso di risarcimento danni avviato da alcuni risparmiatori contro una banca per l'acquisto di titoli argentini. Durante il processo, l'istituto di credito è stato posto in liquidazione coatta amministrativa. Il punto cruciale è stabilire se la procedura di liquidazione coatta amministrativa e giudizio pendente imponga lo stop automatico della causa. La Corte, rilevando un forte contrasto tra due diversi orientamenti dei suoi stessi giudici, non emette una decisione finale. Sceglie invece di rinviare il caso a una pubblica udienza per risolvere la questione di diritto e garantire certezza giuridica. La sorte della causa dei risparmiatori resta quindi sospesa in attesa di un principio definitivo.
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Obblighi informativi banca: Cassazione su Bond
Un investitore ha subito perdite a causa del default dei bond argentini. La Cassazione ha confermato la responsabilità dell'istituto di credito per la violazione degli obblighi informativi banca, specificando che la consegna del documento generale sui rischi non è sufficiente. La richiesta di risarcimento del danno è autonoma da quella di risoluzione del contratto.
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Ordini di investimento: la ratifica per fatti concludenti
Un'investitrice ha citato in giudizio un istituto di credito in merito a degli acquisti di obbligazioni argentine, sostenendo che gli ordini di investimento fossero nulli. La Corte d'Appello, ribaltando la decisione di primo grado, ha dato ragione alla banca, affermando che tali ordini non necessitano della forma scritta e possono essere ratificati tramite comportamenti concludenti, come l'incasso delle cedole. La Corte di Cassazione ha confermato questa linea, respingendo il ricorso dell'investitrice e sottolineando che le contestazioni generiche sulla violazione degli obblighi informativi sono inammissibili.
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Obblighi informativi intermediario: la Cassazione
Un'ordinanza della Corte di Cassazione analizza gli obblighi informativi dell'intermediario nella vendita di prodotti finanziari rischiosi, come le obbligazioni argentine. La Corte conferma la risoluzione del contratto per inadempimento della banca, ma corregge la decisione d'appello su un punto cruciale: la decorrenza degli interessi sulla somma da restituire all'investitore. Viene stabilito che gli interessi decorrono dalla data della domanda giudiziale e non dall'investimento, salvo prova della mala fede dell'intermediario. Questo principio chiarisce la gestione delle conseguenze restitutorie derivanti dalla violazione degli obblighi informativi.
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Prescrizione risoluzione contratto: da quando decorre?
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 14019/2025, chiarisce un punto fondamentale sulla prescrizione della risoluzione del contratto di investimento. Dei risparmiatori avevano acquistato obbligazioni estere ad alto rischio, ma la banca intermediaria non aveva adempiuto ai propri obblighi informativi. La Suprema Corte ha stabilito che il termine di prescrizione decennale per l'azione di risoluzione decorre dal momento dell'esecuzione dell'ordine di acquisto, ovvero dal momento dell'inadempimento, e non dalla successiva data di default dei titoli. Questa pronuncia distingue nettamente l'azione di risoluzione da quella di risarcimento del danno, per la quale la prescrizione decorre dalla percezione del pregiudizio.
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Foro del consumatore: la clausola contrattuale vince
La Corte di Cassazione chiarisce che il consumatore-attore non può derogare al foro competente se questo è stato specificamente pattuito nel contratto e coincide con la sua residenza. L'ordinanza analizza il caso di due risparmiatori che avevano citato in giudizio una banca presso un tribunale diverso da quello previsto contrattualmente. La Corte ha stabilito che la clausola che elegge il foro del consumatore è vincolante, in quanto non vessatoria e frutto di un accordo tra le parti, confermando la competenza del tribunale della residenza dei consumatori.
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Operatore qualificato: ricorso inammissibile
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito in relazione a otto contratti di swap, lamentandone la nullità per vari motivi, tra cui la violazione degli obblighi informativi. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, sottolineando come la dichiarazione di operatore qualificato sottoscritta dall'investitore lo oneri di provare che la banca fosse a conoscenza della sua reale inesperienza. L'inammissibilità è derivata anche dalla genericità e dalla mancata specificità dei motivi di ricorso.
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