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Art. 29 Reg. Consob 11522/1998

8 provvedimenti

Adeguatezza delle operazioni finanziarie: no al danno se esperti
Alcuni risparmiatori chiedono la nullità di acquisti azionari ad alto rischio e il risarcimento dei danni. Gli investitori sostengono che l'istituto di credito non abbia fornito la preventiva informazione sulla non adeguatezza degli acquisti e che gli ordini inoltrati online fossero privi della firma scritta. La Corte di Cassazione respinge il ricorso. I giudici chiariscono che l'adeguatezza delle operazioni finanziarie deve essere valutata considerando la profilazione dell'utente. Avendo gli investitori dichiarato un'elevata esperienza, alta propensione al rischio e una pregresso operatività speculativa, la banca non era tenuta a rilievi o blocchi. Inoltre, la validità degli ordini impartiti tramite servizi telematici non richiede una forma scritta separata per ogni singola operazione, se ciò è coerente con il contratto quadro sottoscritto.
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Obblighi informativi della banca: risarcimento per bond rischiosi
Due investitori hanno citato un istituto di credito per ottenere il risarcimento del danno subito a causa dell'acquisto di obbligazioni statali ad alto rischio, poi andate in default. Gli investitori hanno denunciato la violazione delle regole di condotta e la mancata informazione sui pericoli dei titoli. La banca ha sostenuto la piena consapevolezza e l'esperienza speculativa dei clienti. I giudici di merito hanno condannato l'intermediario al risarcimento integrale oltre rivalutazione e interessi. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sancendo che gli obblighi informativi della banca permangono anche verso clienti propensi al rischio e che la violazione genera una presunzione di danno a carico dell'istituto, il quale deve sempre acquisire un ordine scritto prima di compiere operazioni non adeguate.
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Doveri informativi dell’intermediario: firma batte risarcimento
Due risparmiatori hanno citato in giudizio un istituto bancario per il risarcimento dei danni derivanti dal default di obbligazioni argentine. Gli investitori lamentavano la violazione dei doveri informativi dell'intermediario, sostenendo che l'operazione fosse inadeguata e compiuta in conflitto di interessi. La Corte d'Appello ha respinto la domanda, rilevando la profilatura ad alto rischio dei clienti e la firma di un'apposita clausola di avvertimento. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno chiarito che la valutazione sulla sussistenza del conflitto di interessi e sull'adeguatezza dell'investimento spetta esclusivamente al giudice di merito. Inoltre, la sottoscrizione della clausola di inadeguatezza fa presumere l'adempimento degli obblighi informativi da parte della banca. Gli investitori perdono la causa e sono condannati al pagamento delle spese processuali.
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Obblighi informativi: la responsabilità della banca
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da due risparmiatori contro un istituto di credito in merito a investimenti in titoli esteri rischiosi. Il fulcro della controversia riguarda gli obblighi informativi dell'intermediario finanziario. La Corte ha stabilito che la banca assolve i propri doveri quando, dopo aver segnalato l'inadeguatezza dell'operazione, riceve un ordine scritto dal cliente che conferma la volontà di procedere nonostante l'avvertimento ricevuto. Non è sufficiente contestare genericamente la mancanza di informazioni se non si prova di aver sollevato tali specifiche eccezioni nei precedenti gradi di giudizio.
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Inadempimento obblighi informativi: risoluzione contratto
Un istituto di credito ha impugnato una decisione che aveva sancito la risoluzione di un contratto di investimento a causa dell'inadempimento degli obblighi informativi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che una grave violazione dei doveri informativi giustifica la risoluzione contrattuale, distinguendola nettamente dall'azione di risarcimento del danno, per la quale è invece necessario provare il nesso causale.
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Onere della prova: chi deve provare il saldo del conto?
Una società si opponeva a un decreto ingiuntivo per un finanziamento, lamentando anomalie su un conto corrente collegato e danni per investimenti non autorizzati. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'onere della prova per dimostrare le presunte illegalità sul conto e un saldo diverso ricade sul correntista. Inoltre, ha chiarito che una domanda di risarcimento danni non può essere accolta se formulata in modo generico, senza specificare la natura e l'esistenza del danno stesso.
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Investimenti speculativi: la Cassazione decide
Una società ha citato in giudizio un istituto di credito per aver concluso contratti su derivati, sostenendo fossero investimenti speculativi e inadeguati. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, rilevando che l'amministratore di fatto della società, pienamente consapevole dei rischi, aveva scelto di procedere. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo di non poter riesaminare i fatti già accertati dal giudice di merito e confermando che la consapevole accettazione del rischio esclude la responsabilità della banca.
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Restituzione investimenti: le nuove regole della Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4133/2025, affronta il tema della restituzione investimenti a seguito della risoluzione di un contratto per inadempimento dell'intermediario. La Corte stabilisce che, per evitare ingiustificati arricchimenti, la restituzione delle somme e dei frutti (come le cedole) deve essere reciproca e avere decorrenza dal momento dell'originaria esecuzione della prestazione, e non dalla data della domanda giudiziale. Viene così superato il criterio basato sulla buona o mala fede del ricevente, privilegiando un ripristino completo ed equo delle posizioni patrimoniali delle parti.
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