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Art. 29 d.l. 31 maggio 2010, n. 78

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Motivazione apparente: Cassazione annulla sentenza
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza della Commissione Tributaria Regionale per motivazione apparente. La corte di merito aveva respinto l'appello di una società e dei suoi soci contro avvisi di accertamento basati su presunti saldi di cassa negativi, senza spiegare adeguatamente perché le prove fornite dai contribuenti (finanziamenti infruttiferi) non fossero state ritenute valide. Inoltre, non si era pronunciata sulla questione della delega di firma dell'atto impositivo. La Suprema Corte ha rinviato il caso per un nuovo esame, sottolineando che una motivazione generica equivale a una sua assenza.
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Notifica cartella di pagamento PEC: la guida completa
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società, confermando che la notifica della cartella di pagamento via PEC è valida anche con un semplice file .pdf allegato. La Corte ha ribadito che la ricevuta di consegna crea una presunzione di conoscenza, e spetta al contribuente dimostrare eventuali problemi tecnici. Inoltre, se un atto presupposto non è stato notificato, deve essere impugnato insieme all'atto successivo (es. intimazione di pagamento), altrimenti diventa definitivo e non più contestabile.
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Accertamento fiscale: quando è legittimo?
Una società del settore calzaturiero ha impugnato un accertamento fiscale per IRES, IVA e IRAP relativo a presunti ricavi occultati e costi indeducibili. L'Agenzia delle Entrate aveva contestato la fittizietà di alcune operazioni di cessione merci e la natura di finanziamenti soci, riqualificandoli come ricavi. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando la legittimità dell'operato del Fisco. Ha stabilito che l'accertamento fiscale può basarsi validamente su presunzioni gravi, precise e concordanti e che il giudice di merito ha correttamente valutato le prove, ritenendo le operazioni simulate per ottenere vantaggi fiscali indebiti. La Corte ha inoltre ribadito che il suo giudizio non può estendersi a una nuova valutazione dei fatti.
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Impugnazione avviso: quando il ricorso è tardivo
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso di un contribuente contro avvisi di accertamento e cartelle di pagamento. La decisione si fonda sulla tardività dell'impugnazione originaria dell'avviso di accertamento, che lo ha reso definitivo e inattaccabile nel merito, sottolineando l'importanza cruciale del rispetto dei termini procedurali nel contenzioso tributario.
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Presunzione distribuzione utili: quando è legittima?
Un socio di una S.r.l. ha impugnato un avviso di accertamento per IRPEF, basato sulla presunzione di distribuzione di utili extra-contabili. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che per le società a ristretta base partecipativa opera la presunzione distribuzione utili ai soci. La Corte ha chiarito che non è necessaria la definitività dell'accertamento societario e che non si tratta di una doppia presunzione, essendo la ristrettezza della base sociale il fatto noto da cui scaturisce la presunzione.
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