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Art. 29 Costituzione

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95 provvedimenti

Revoca affidamento in prova: limiti e procedura corretta
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 45904/2024, ha annullato un'ordinanza di revoca affidamento in prova emessa dal Tribunale di Sorveglianza. La decisione è stata presa perché il provvedimento di revoca era stato emesso dopo che il condannato aveva già interamente espiato la sua pena. La Corte ha sottolineato la fondamentale distinzione procedurale tra la 'revoca' della misura, che può avvenire solo durante il suo corso, e la 'valutazione dell'esito' della prova, che si effettua al termine del periodo. L'emissione tardiva del provvedimento ha costituito una violazione delle regole di competenza funzionale.
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Fondo patrimoniale: quando è revocabile dai creditori
Una coppia ha istituito un fondo patrimoniale dopo che il marito aveva firmato una fideiussione. La società creditrice ha impugnato con successo questo atto tramite un'azione revocatoria. La Corte di Cassazione ha confermato le decisioni dei tribunali di merito, dichiarando inammissibile il ricorso della coppia. La sentenza ha ribadito che la costituzione di un fondo patrimoniale è un atto soggetto a revocatoria e che il coniuge non debitore è un litisconsorte necessario nel relativo giudizio, confermando l'orientamento consolidato della giurisprudenza.
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Fondo patrimoniale: debiti d’impresa e onere prova
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 32146/2024, ha stabilito un principio fondamentale in materia di fondo patrimoniale. Ha chiarito che i debiti contratti nell'esercizio di un'attività d'impresa o professionale si presumono, di norma, finalizzati a soddisfare i bisogni della famiglia. Di conseguenza, spetta al debitore che intende proteggere i beni del fondo dimostrare non solo che il debito era estraneo a tali bisogni, ma anche che il creditore ne era consapevole. La Corte ha così cassato la decisione d'appello che, erroneamente, aveva presunto il contrario, ribaltando l'onere della prova a carico del creditore.
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Esenzione prima casa: il requisito dei familiari coabitanti
Un Comune ha impugnato la concessione dell'esenzione prima casa ICI a una contribuente, sostenendo la necessità della coabitazione dei familiari. La Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha sospeso il giudizio. La decisione è stata rinviata in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale sulla legittimità di tale requisito, già sollevata in altri procedimenti.
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Decreto di espulsione: nullo per vizi di forma
La Corte di Cassazione ha annullato un'ordinanza che confermava un decreto di espulsione, stabilendo che il giudice di merito aveva omesso di pronunciarsi su vizi formali decisivi sollevati dal ricorrente: la mancanza di firma da parte di un soggetto autorizzato e la notifica dell'atto in copia semplice. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione di questi aspetti procedurali fondamentali.
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Ricusazione del giudice: forme e legittimità del difensore
Un'istanza di ricusazione del giudice, inizialmente dichiarata inammissibile perché depositata via PEC, viene riesaminata dalla Corte di Cassazione. Pur ritenendo errata la motivazione del primo giudice sulla validità della PEC, la Suprema Corte conferma l'inammissibilità del ricorso per un vizio di forma: l'istanza, presentata personalmente dall'imputato, era stata firmata digitalmente e trasmessa dal difensore senza una procura speciale che lo autorizzasse a compiere tale atto.
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Esenzione ICI Abitazione Principale: nuovo rinvio
Una contribuente si è vista negare l'esenzione ICI sull'abitazione principale perché il coniuge risiedeva in un altro Comune. La Corte di Cassazione, rilevando un dubbio sulla costituzionalità della norma che richiede la residenza dell'intero nucleo familiare, ha sospeso il giudizio e ha sollevato la questione di legittimità costituzionale, in attesa della pronuncia della Corte Costituzionale.
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Costruzione su suolo del coniuge: il lavoro casalingo
Una coppia costruisce la casa familiare sul terreno di proprietà esclusiva di uno dei due. Al momento della separazione, la Corte d'Appello nega al coniuge non proprietario il rimborso per i contributi non monetari. La Corte di Cassazione, con un'ordinanza interlocutoria, rimette la questione a una pubblica udienza, ritenendo di particolare rilevanza stabilire se il lavoro casalingo e i sacrifici familiari possano essere considerati una valida prova del contributo nella costruzione su suolo del coniuge, aprendo a una valutazione più ampia rispetto ai soli esborsi economici.
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Ottemperanza provvedimento: quando decade il diritto
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un detenuto che chiedeva l'ottemperanza di un provvedimento del 2021 per effettuare video-colloqui con il figlio, anch'egli detenuto. La decisione si basa sul fatto che il ricorrente aveva nel frattempo ottenuto una nuova ordinanza nel 2024 sullo stesso identico oggetto. Secondo la Corte, la richiesta e l'ottenimento di un nuovo provvedimento superano e sostituiscono quello precedente, rendendo impossibile richiederne l'esecuzione forzata. La scelta di percorrere una nuova via giudiziaria preclude la possibilità di insistere sull'ottemperanza del provvedimento più datato.
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Diritto allo studio 41-bis: i limiti della Cassazione
Un detenuto in regime speciale 41-bis ha contestato il diniego di colloqui con i docenti per motivi di studio. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che il diritto allo studio 41-bis può subire limitazioni per inderogabili esigenze di sicurezza. La Corte ha precisato che, sebbene il diritto allo studio sia tutelato, le modalità di esercizio, come i contatti diretti con l'esterno, possono essere ristrette per prevenire la veicolazione di messaggi, scopo primario del regime 41-bis.
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Notificazione del ricorso: errore e inammissibilità
Un cittadino straniero ha presentato ricorso per cassazione contro un decreto di espulsione. La Corte, rilevando un difetto nella notificazione del ricorso all'autorità competente, ne ha ordinato il rinnovo entro un termine perentorio. Il legale del ricorrente ha però notificato l'atto all'ufficio sbagliato. A causa di questo errore e del mancato rispetto dell'ordine, la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, senza esaminarne il merito, sottolineando la natura inderogabile dei termini processuali.
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Divieto di espulsione padre convivente: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 16079/2025, ha stabilito un principio fondamentale a tutela del nucleo familiare. La Corte ha chiarito che il divieto temporaneo di espulsione, previsto per la madre nei sei mesi successivi al parto, si estende anche al padre convivente, pur se non sposato. Il caso riguardava un cittadino straniero, padre di un neonato, il cui ricorso era stato inizialmente respinto a causa di un errore sulla data di nascita del figlio. La Cassazione ha cassato la decisione, affermando che il giudice deve valutare l'effettività e la stabilità del legame familiare, superando il formalismo del vincolo matrimoniale per proteggere l'interesse superiore del minore. La sentenza ribadisce l'importanza del divieto di espulsione del padre convivente per garantire l'unità familiare nella sua fase formativa.
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Compensazione spese legali: no a formule generiche
Una contribuente, vittoriosa in un contenzioso fiscale, si è vista negare il rimborso delle spese legali perché il giudice ha disposto la loro compensazione adducendo la generica 'particolarità del caso'. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della contribuente, stabilendo che la compensazione spese legali è un'eccezione che richiede una motivazione specifica e non apparente. La Corte ha annullato la decisione, riaffermando il principio che la parte soccombente è tenuta a pagare le spese, salvo la presenza di ragioni gravi ed eccezionali, che devono essere esplicitate.
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Esenzione IMU coniugi: cessata materia del contendere
La Corte di Cassazione ha dichiarato la cessazione della materia del contendere in una controversia sull'esenzione IMU per coniugi con residenza in comuni diversi. La decisione segue l'annullamento in autotutela degli avvisi di accertamento da parte del Comune, avvenuto durante il giudizio. Le spese legali sono state compensate tra le parti, tenendo conto di una sopravvenuta pronuncia della Corte Costituzionale sul tema.
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Proprietà casa coniugale su suolo esclusivo: la Cassazione
La Corte di Cassazione ha stabilito che la proprietà della casa coniugale, costruita in regime di comunione legale su un terreno di proprietà esclusiva di un solo coniuge, appartiene interamente a quest'ultimo per il principio di accessione. Il coniuge non proprietario non acquista una quota dell'immobile, ma ha solo diritto a un rimborso per le spese sostenute per la costruzione, a condizione di fornirne rigorosa prova. Nel caso specifico, la domanda di rimborso è stata respinta per mancanza di prova del contributo economico.
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