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Art. 289-bis Codice di Procedura Penale

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Divieto di dimora e turbativa d’asta: la decisione
Il Presidente della Cooperativa ha proposto ricorso in Cassazione contro la misura cautelare del divieto di dimora e turbativa d'asta a suo carico. L'indagato era accusato di associazione per delinquere e turbata libertà degli incanti per condizionare gli appalti comunali di manutenzione. La difesa ha eccepito l'inutilizzabilità delle intercettazioni da captatore informatico e ha chiesto l'applicazione di mere misure interdittive. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno stabilito che la difesa non ha provato la decisività delle intercettazioni viziate rispetto al totale delle prove. Inoltre, la misura del divieto di dimora e turbativa d'asta risulta adeguata poiché l'indagato, pur dimesso dalla carica formale, manteneva il rapporto lavorativo ed era in grado di condizionare l'ente.
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Concorso esterno: la Cassazione chiarisce i limiti
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi di alcuni indagati accusati di legami con un'associazione di stampo mafioso per la gestione di appalti pubblici. Per uno degli indagati, un dirigente comunale, la Corte ha riqualificato l'accusa da partecipazione diretta a concorso esterno, annullando con rinvio l'ordinanza sulla custodia cautelare. La Suprema Corte ha chiarito che la presunzione di massima pericolosità, che giustifica il carcere preventivo per i partecipi, non si applica automaticamente al concorrente esterno, per il quale è necessaria una valutazione specifica. Per gli altri ricorrenti, considerati membri organici del clan, i ricorsi sono stati dichiarati inammissibili.
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Esigenze cautelari: annullata misura interdittiva
Un architetto, ex presidente di una commissione pubblica, è stato sottoposto a misure interdittive per corruzione. La Corte di Cassazione ha annullato tali misure per la mancanza di concrete esigenze cautelari. La decisione si fonda sulla cessazione del suo incarico pubblico e sull'assenza di prove concrete di un attuale pericolo di reiterazione del reato, ritenendo le motivazioni del tribunale basate su mere congetture.
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Pericolo di reiterazione reato: quando persiste?
La Cassazione ha esaminato i ricorsi di un imprenditore, accusato di corruzione, e di un suo presunto sodale, accusato di associazione di stampo mafioso. L'imprenditore sosteneva che il pericolo di reiterazione reato fosse venuto meno a causa dell'arresto del pubblico ufficiale corrotto e del commissariamento del Comune. La Corte ha rigettato il suo ricorso, affermando che la capacità sistematica di delinquere dell'imputato rende il pericolo ancora concreto e attuale, a prescindere dal mutato contesto. Il ricorso del secondo imputato è stato dichiarato inammissibile per genericità.
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Misure interdittive e appalti: la Cassazione decide
Un imprenditore, indagato per frode in appalti pubblici, ha impugnato la misura interdittiva del divieto di contrattare con la Pubblica Amministrazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione dei giudici di merito. La Suprema Corte ha evidenziato che alcuni motivi di ricorso erano stati presentati per la prima volta in quella sede, risultando proceduralmente inammissibili. Inoltre, ha ritenuto logica e ben motivata la valutazione degli indizi, basata su intercettazioni che dimostravano l'intenzione di non eseguire i lavori a regola d'arte e di avvalersi di un subappalto non autorizzato.
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Frode in pubbliche forniture: reato escluso se il vizio è palese
Un imprenditore, accusato di frode in pubbliche forniture per un carente servizio di pulizia in uffici giudiziari, vede confermata la revoca delle misure cautelari. La Corte di Cassazione stabilisce che se le mancanze contrattuali sono facilmente riconoscibili, non si configura il reato di frode per assenza di un espediente ingannevole. Viene escluso anche il delitto di inadempimento di pubbliche forniture, poiché il servizio pubblico principale (l'attività giudiziaria) non ha subito una compromissione significativa.
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