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Art. 283 Codice della Crisi d'Impresa

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Esdebitazione dell’incapiente negata: il disinteresse costa caro
Una debitrice, socia illimitatamente responsabile di una società di persone, ha richiesto l'esdebitazione dell'incapiente per azzerare i propri debiti fiscali. L'Agenzia delle Entrate si è opposta, evidenziando che il debito derivava da anni di sistematica evasione fiscale e totale disinteresse della donna per la gestione aziendale. La Corte d'Appello ha revocato il beneficio per colpa grave della debitrice. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso della donna inammissibile perché presentato oltre il termine di sei mesi, chiarendo che a questa procedura non si applica la sospensione feriale estiva. Inoltre, avendo la ricorrente insistito nel giudizio nonostante una proposta di definizione anticipata, la Corte l'ha condannata per abuso del processo al pagamento di pesanti sanzioni pecuniarie a favore dell'Erario e della Cassa delle Ammende.
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Stipendio pignorato: no all’esdebitazione dell’incapiente
Un debitore, con una parte dello stipendio già pignorata da una banca, ha richiesto la cancellazione dei debiti residui tramite la procedura di esdebitazione dell'incapiente. La banca si è opposta, sostenendo che il pignoramento stesso dimostrava la capacità del debitore di offrire un'utilità ai creditori. La Corte di Cassazione ha esaminato il caso, ma ha dichiarato il ricorso del debitore inammissibile. La decisione non si è basata sul merito della questione, ma su un vizio di forma nell'atto di ricorso. Di conseguenza, la richiesta di cancellazione del debito è stata respinta e il pignoramento dello stipendio prosegue.
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Esdebitazione sovraindebitato: inammissibile il reclamo
La Corte d'Appello di Milano ha dichiarato inammissibile il reclamo proposto da un debitore contro la revoca del beneficio di esdebitazione sovraindebitato. Il tribunale ha stabilito che, una volta che il tribunale collegiale si è espresso su un reclamo, non è ammesso un ulteriore grado di merito, ma solo il ricorso straordinario in Cassazione.
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Esdebitazione incapiente: no per debiti da fallimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 30108/2025, ha stabilito un importante principio di diritto in materia di esdebitazione incapiente. Sebbene il ricorso sia stato dichiarato inammissibile per motivi procedurali, la Corte ha chiarito che un debitore, già dichiarato fallito sotto la vigenza della vecchia legge fallimentare, non può successivamente accedere al beneficio dell'esdebitazione per il sovraindebitato incapiente (art. 283 CCII) per gli stessi debiti derivanti dalla procedura di fallimento. La Corte ha sottolineato che ogni procedura concorsuale ha il suo specifico e non intercambiabile percorso di esdebitazione.
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Liquidazione Controllata: anche senza beni attuali?
Un imprenditore agricolo ha impugnato l'apertura della liquidazione controllata a suo carico, sostenendo la nullità della notifica e l'assenza di beni da liquidare. La Corte d'Appello ha respinto il reclamo, confermando la correttezza della notifica e stabilendo un principio chiave: la procedura di liquidazione controllata può essere avviata anche in assenza di un patrimonio attuale, poiché il debitore risponde delle obbligazioni anche con i beni futuri.
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