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Art. 281-sexies Codice di Procedura Civile — Sezione Seconda Civile

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80 provvedimenti

Altri anni per Art. 281-sexies Codice di Procedura Civile

Legittimazione ad agire: erede deve provarla
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 32756/2024, ha rigettato il ricorso di un erede in una causa di usucapione, stabilendo un principio fondamentale: la legittimazione ad agire deve essere provata. L'erede non aveva fornito prova della sua qualità, un presupposto essenziale per proseguire l'azione legale del defunto. La Corte ha chiarito che il semplice atto di impugnazione non è sufficiente a dimostrare tale status, rendendo inammissibili gli altri motivi del ricorso e confermando la decisione della Corte d'Appello.
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Rimedi preventivi e durata processo: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 10516/2025, ha ribadito che il mancato utilizzo dei rimedi preventivi, come l'istanza per la decisione a seguito di trattazione orale, preclude il diritto al risarcimento per l'eccessiva durata del processo. Anche se la causa è in fase istruttoria, la parte ha l'onere di collaborare per accelerare i tempi. La Corte ha però accolto il motivo relativo all'errata liquidazione delle spese legali, riducendole in quanto la controparte non aveva depositato le note scritte per la fase decisionale.
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Giudizio di rinvio: limiti alle nuove eccezioni
La Corte di Cassazione stabilisce che nel giudizio di rinvio non è ammissibile sollevare un'eccezione basata su un accordo transattivo stipulato prima della sentenza di Cassazione che ha disposto il rinvio. Tale eccezione, essendo fondata su un fatto non sopravvenuto, doveva essere dedotta nel precedente giudizio di legittimità. La Corte ha quindi cassato la decisione della Corte d'Appello che aveva erroneamente dichiarato cessata la materia del contendere sulla base di tale transazione.
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Rimedi preventivi: obbligatori per l’indennizzo
La Corte di Cassazione ha confermato che l'utilizzo dei rimedi preventivi è un requisito indispensabile per poter richiedere un indennizzo per l'eccessiva durata di un processo. Nel caso specifico, un cittadino si è visto negare il risarcimento perché non aveva attivato gli strumenti processuali volti ad accelerare il giudizio. La Corte ha chiarito che, sebbene alcuni rimedi siano stati dichiarati incostituzionali, quelli applicabili al processo di cognizione sono ritenuti efficaci e, pertanto, il loro mancato esperimento rende la domanda di indennizzo inammissibile.
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Patto commissorio: nullo il preliminare di vendita
La Corte di Cassazione ha stabilito che un contratto preliminare di vendita, utilizzato per garantire la restituzione di un debito pregresso, è nullo perché dissimula un patto commissorio vietato dall'art. 2744 c.c. L'ordinanza chiarisce che la nullità assoluta è sempre rilevabile d'ufficio dal giudice, anche in appello, superando i limiti procedurali sulle nuove domande. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva erroneamente dichiarato inammissibile l'eccezione, rinviando per un esame nel merito del collegamento tra il preliminare e il debito sottostante.
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Lastrico Solare Condominiale: La Nuova Proprietà
La Cassazione chiarisce: se la proprietà di un edificio torna a un unico soggetto, il condominio si estingue. Con la successiva vendita di unità, il lastrico solare condominiale, senza una nuova riserva di proprietà, diventa bene comune. Annullata la parte sulle spese legali.
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Rimedi preventivi: obbligatori per l’equa riparazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8574/2025, ha rigettato il ricorso per equa riparazione di una cittadina a causa della durata eccessiva di un processo di separazione. La Corte ha stabilito che l'omesso utilizzo dei rimedi preventivi, come l'istanza di trattazione orale, rende inammissibile la domanda di indennizzo. È stato chiarito che la parte ha l'onere di manifestare un comportamento collaborativo con il giudice, richiedendo l'accelerazione del processo, a prescindere dalla valutazione soggettiva sulla potenziale inefficacia di tali strumenti.
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Rimedi preventivi: obbligo per l’equa riparazione
Un cittadino ha richiesto un'indennizzo per l'eccessiva durata di una causa civile. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che la domanda di equa riparazione è inammissibile se la parte non ha prima utilizzato i rimedi preventivi a sua disposizione, come la richiesta di decisione immediata dopo la discussione orale. Questo obbligo sussiste anche se il tribunale ha un elevato carico di lavoro.
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Recesso ad nutum e contratto: la durata è vincolante
Una società di servizi professionali ha contestato la risoluzione anticipata di un contratto da parte di un cliente. I giudici di merito avevano considerato legittimo il recesso ad nutum, nonostante la presenza di un termine di durata. La Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione, affermando che la pattuizione di una durata specifica può costituire una deroga alla facoltà di recesso libero, e ha rinviato il caso alla Corte d'Appello per una nuova valutazione della volontà delle parti.
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Equa riparazione giudizio di ottemperanza: la Cassazione
Una società di costruzioni ha richiesto un'equa riparazione per l'eccessiva durata di un procedimento, in particolare nella sua fase di esecuzione contro la P.A. (giudizio di ottemperanza). Il Ministero della Giustizia si è opposto, sostenendo che la domanda fosse inammissibile per la mancata presentazione dell'istanza di prelievo, un rimedio preventivo. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del Ministero, chiarendo che per i procedimenti già strutturalmente accelerati, come il giudizio di ottemperanza, l'istanza di prelievo è un adempimento inutile e la sua omissione non impedisce il diritto al risarcimento.
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Rimedi preventivi: obbligatori per l’equo indennizzo
Una società si è vista negare l'indennizzo per l'eccessiva durata di un processo perché non aveva utilizzato i rimedi preventivi previsti dalla legge. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, stabilendo che la proposizione di tali rimedi è una condizione necessaria per dimostrare un comportamento collaborativo e poter successivamente richiedere l'equa riparazione, indipendentemente dal fatto che il giudice li accolga o meno.
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Rimedi preventivi: obbligatori per l’equo indennizzo
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribadito un principio fondamentale in materia di equa riparazione per irragionevole durata del processo: l'utilizzo dei rimedi preventivi è un onere imprescindibile per la parte che lamenta il ritardo. Una struttura sanitaria si era vista negare l'indennizzo proprio per non aver richiesto l'adozione di un rito acceleratorio nel giudizio presupposto. La Suprema Corte ha confermato la decisione, chiarendo che l'omissione di tali strumenti processuali, volti a prevenire i ritardi, determina l'inammissibilità della successiva domanda di indennizzo, in quanto la parte ha il dovere di collaborare attivamente per la celere definizione della causa.
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Denuncia vizi immobile: il termine parte da certezza
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 3020/2025, affronta il tema della denuncia vizi immobile in una compravendita. La Corte ha stabilito che il termine di decadenza di otto giorni per la denuncia non decorre dal semplice sospetto, ma dal momento in cui l'acquirente acquisisce una 'certezza obiettiva e completa' del difetto, che in casi complessi può coincidere con il deposito di una perizia tecnica. La sentenza di merito è stata cassata con rinvio su un motivo procedurale relativo alla mancata ammissione di prove, mentre sono stati respinti i motivi sulla tempestività della denuncia.
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Composizione collegiale: nullità della decisione
Un avvocato ha impugnato la drastica riduzione della sua parcella da parte di un Tribunale. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione non nel merito, ma per un vizio procedurale: l'ordinanza era stata emessa da una composizione collegiale che non aveva partecipato all'udienza, violando un principio fondamentale del processo. La causa è stata rinviata al Tribunale per un nuovo giudizio.
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Notifica PEC e appello tardivo: la Cassazione decide
Una società proponeva appello avverso una sentenza, ma la controparte ne eccepiva la tardività, provando l'avvenuta notifica PEC della decisione di primo grado tramite copie cartacee delle ricevute. La Cassazione ha rigettato il ricorso della società appellante, confermando che la prova della notifica PEC può essere fornita con copie analogiche e che il disconoscimento della loro conformità all'originale digitale deve avvenire nella prima occasione utile, pena l'inefficacia. La tardiva contestazione ha quindi reso l'appello inammissibile.
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Mutatio libelli: quando la modifica della domanda è lecita
Un proprietario ha citato in giudizio un Comune per il crollo di un muro, inizialmente attribuito a radici di alberi. Durante la causa, ha specificato che il muro fungeva da contenimento, modificando la domanda. I giudici di merito hanno respinto tale modifica, ma la Cassazione ha annullato la decisione. La Corte ha stabilito che la modifica è una lecita 'mutatio libelli' se rimane connessa alla vicenda sostanziale originaria e non pregiudica il diritto di difesa della controparte, chiarendo i limiti per la modifica delle domande processuali.
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Esecuzione specifica: senza saldo niente immobile
La Corte di Cassazione ha confermato che i promissari acquirenti non possono ottenere la consegna di un immobile ottenuto tramite una sentenza di esecuzione specifica (art. 2932 c.c.) se non adempiono alla condizione del pagamento del saldo prezzo, stabilita nella stessa sentenza. La pretesa di compensare il debito con un credito per danni è stata ritenuta inammissibile e infondata.
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Interessi moratori avvocato: la guida completa
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha stabilito che anche ai crediti professionali degli avvocati si applicano gli interessi moratori previsti dal D.Lgs. 231/2002 per le transazioni commerciali. Il caso riguardava due legali che avevano citato in giudizio una società per il mancato pagamento delle loro parcelle. La Corte ha chiarito che il tasso di interesse superiore a quello legale è dovuto dalla data della messa in mora, anche se il credito non è ancora stato liquidato con precisione da un giudice, accogliendo così il ricorso dei professionisti e cassando la precedente sentenza che aveva riconosciuto solo gli interessi legali.
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Impugnazione delibera condominiale: la Cassazione decide
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta un caso di impugnazione delibera condominiale, rigettando il ricorso di una condomina. La Corte chiarisce importanti principi sulla presunzione di conoscenza della convocazione inviata per raccomandata, sui limiti dell'incompatibilità del giudice e sulla corretta procedura decisionale in appello.
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Legittimazione attiva: ex socio e azione per società
Un ex socio ha agito in giudizio per far dichiarare la nullità della vendita di alcuni immobili appartenenti alla sua precedente società, ormai estinta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando le decisioni dei gradi inferiori. Il punto chiave è la mancanza di legittimazione attiva del ricorrente, il quale ha agito a titolo personale e non come successore nei rapporti della società. La Corte ha inoltre precisato che il giudice non può rilevare d'ufficio la nullità di un contratto per sopperire al difetto di legittimazione della parte che agisce.
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