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Art. 28 Reg. Consob 11522/1998

8 provvedimenti

Obblighi informativi bancari: Cassazione ribalta la responsabilità della banca
Due risparmiatori hanno citato in giudizio una Banca per aver subito perdite dall'acquisto di titoli argentini, lamentando la violazione degli obblighi informativi bancari. Il Tribunale aveva dato loro ragione, ma la Corte d'Appello aveva ribaltato la decisione, ritenendo non provato il nesso causale tra la condotta della Banca e il danno. La Cassazione ha accolto il ricorso dei risparmiatori. Ha stabilito che la Banca deve sempre provare di aver adempiuto ai suoi obblighi informativi e che, in caso di inadempimento, si presume il nesso causale. La sentenza d'appello è stata quindi annullata, con rinvio per una nuova valutazione.
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Obblighi informativi intermediario finanziario: Cassazione tutela l’investitore
Un investitore ha acquistato obbligazioni argentine tramite una banca, subendo perdite. Ha citato la banca per inadempimento degli obblighi informativi intermediario finanziario, sostenendo che non aveva ricevuto informazioni adeguate sui rischi specifici del titolo. La Corte d'Appello aveva respinto la sua richiesta. La Cassazione ha invece accolto il ricorso dell'investitore, stabilendo che l'intermediario deve fornire un'informazione puntuale e dettagliata sui rischi concreti del singolo prodotto finanziario, come il rating e le prospettive negative, andando oltre le informazioni generiche. La sentenza è stata cassata e rinviata per una nuova valutazione.
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Obblighi informativi della banca: risarcimento per bond rischiosi
Due investitori hanno citato un istituto di credito per ottenere il risarcimento del danno subito a causa dell'acquisto di obbligazioni statali ad alto rischio, poi andate in default. Gli investitori hanno denunciato la violazione delle regole di condotta e la mancata informazione sui pericoli dei titoli. La banca ha sostenuto la piena consapevolezza e l'esperienza speculativa dei clienti. I giudici di merito hanno condannato l'intermediario al risarcimento integrale oltre rivalutazione e interessi. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, sancendo che gli obblighi informativi della banca permangono anche verso clienti propensi al rischio e che la violazione genera una presunzione di danno a carico dell'istituto, il quale deve sempre acquisire un ordine scritto prima di compiere operazioni non adeguate.
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Obblighi informativi: la responsabilità della banca
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità del ricorso presentato da due risparmiatori contro un istituto di credito in merito a investimenti in titoli esteri rischiosi. Il fulcro della controversia riguarda gli obblighi informativi dell'intermediario finanziario. La Corte ha stabilito che la banca assolve i propri doveri quando, dopo aver segnalato l'inadeguatezza dell'operazione, riceve un ordine scritto dal cliente che conferma la volontà di procedere nonostante l'avvertimento ricevuto. Non è sufficiente contestare genericamente la mancanza di informazioni se non si prova di aver sollevato tali specifiche eccezioni nei precedenti gradi di giudizio.
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Errore revocatorio: i limiti del ricorso bancario
Un investitore ha proposto ricorso per revocazione contro un'ordinanza della Corte di Cassazione, sostenendo che i giudici fossero incorsi in un errore revocatorio nel valutare la sua consapevolezza circa le perdite subite in operazioni su derivati. Il ricorrente lamentava la mancata comunicazione del superamento delle soglie di perdita e l'illegittima chiusura delle posizioni da parte della banca. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, rilevando che le doglianze non riguardavano una svista percettiva sui documenti di causa, bensì una contestazione della valutazione giuridica e interpretativa già operata nel precedente grado di giudizio.
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Inadempimento obblighi informativi: risoluzione contratto
Un istituto di credito ha impugnato una decisione che aveva sancito la risoluzione di un contratto di investimento a causa dell'inadempimento degli obblighi informativi. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che una grave violazione dei doveri informativi giustifica la risoluzione contrattuale, distinguendola nettamente dall'azione di risarcimento del danno, per la quale è invece necessario provare il nesso causale.
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Onere della prova: chi deve provare il saldo del conto?
Una società si opponeva a un decreto ingiuntivo per un finanziamento, lamentando anomalie su un conto corrente collegato e danni per investimenti non autorizzati. La Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo che l'onere della prova per dimostrare le presunte illegalità sul conto e un saldo diverso ricade sul correntista. Inoltre, ha chiarito che una domanda di risarcimento danni non può essere accolta se formulata in modo generico, senza specificare la natura e l'esistenza del danno stesso.
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Restituzione investimenti: le nuove regole della Cassazione
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 4133/2025, affronta il tema della restituzione investimenti a seguito della risoluzione di un contratto per inadempimento dell'intermediario. La Corte stabilisce che, per evitare ingiustificati arricchimenti, la restituzione delle somme e dei frutti (come le cedole) deve essere reciproca e avere decorrenza dal momento dell'originaria esecuzione della prestazione, e non dalla data della domanda giudiziale. Viene così superato il criterio basato sulla buona o mala fede del ricevente, privilegiando un ripristino completo ed equo delle posizioni patrimoniali delle parti.
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