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Art. 28 L. 300/1970

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Falsa nomina RSA: confermato licenziamento per giusta causa
La Corte di Cassazione ha confermato il licenziamento per giusta causa intimato a una dipendente bancaria. La lavoratrice aveva prodotto un falso verbale di assemblea sindacale per farsi nominare rappresentante sindacale e bloccare un trasferimento di sede precedentemente disposto dall'azienda. Gli accertamenti datoriali hanno dimostrato l'inesistenza dell'assemblea e l'inganno ordito ai danni dei colleghi e del datore di lavoro. La Suprema Corte ha chiarito che l'autonomia sindacale non tutela comportamenti ingannevoli. La condotta truffaldina della dipendente ha distrutto in modo irreversibile la fiducia contrattuale, rendendo legittimo il recesso immediato senza preavviso.
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Giurisdizione sul licenziamento: ente estero e giudice italiano
Un lavoratore ha impugnato il proprio recesso davanti al Tribunale italiano contro un ente turistico estero operante in Italia. L'ente ha sollevato il difetto di giurisdizione, sostenendo la propria natura pubblica e invocando i giudici del proprio Paese d'origine. Le Sezioni Unite della Cassazione hanno confermato la giurisdizione sul licenziamento a favore del giudice italiano. L'ente convenuto è un'associazione registrata di diritto privato, partecipata anche da soggetti privati e titolare di partita IVA italiana. Le sovvenzioni statali ricevute dall'ente estero non bastano a conferirgli prerogative sovrane o immunità. Il rapporto lavorativo si è svolto interamente sul territorio nazionale con contratto italiano.
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Condotta antisindacale: accordi nulli nella cessione d’azienda
Un istituto di credito in crisi e una banca acquirente hanno concluso un'operazione straordinaria celando il vero scopo dell'accordo. Le aziende hanno avviato una procedura sindacale per soli esuberi di personale invece di attivare la preventiva consultazione obbligatoria per il passaggio d'impresa. Questo comportamento ha spinto le rappresentanze dei lavoratori ad accettare pesanti tagli agli stipendi. Un sindacato ha promosso azione per condotta antisindacale contro l'acquirente. La Corte di Cassazione ha confermato l'illiceità dell'operazione. La Suprema Corte ha stabilito che la cessionaria risponde delle violazioni informative e deve rimuovere gli effetti pregiudizievoli subiti dal personale.
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Cessione e condotta antisindacale: banca condannata
Un istituto di credito in crisi ha simulato una mera riorganizzazione con esuberi, inducendo i sindacati a firmare pesanti decurtazioni stipendiali. In realtà, la banca cedente stava già trattando il trasferimento completo dell'attività a un istituto acquirente, omettendo l'informativa preventiva di legge. Il sindacato ha quindi promosso un'azione per condotta antisindacale contro l'acquirente. La Corte di Cassazione ha confermato l'illiceità del comportamento datoriale, respingendo il ricorso della banca cessionaria e sancendo l'obbligo di informare preventivamente le organizzazioni sindacali.
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Assemblea sindacale: stop al delegato privo di rappresentatività
Un'organizzazione sindacale ha promosso un'azione contro l'azienda datrice di lavoro lamentando una presunta condotta antisindacale. Il datore di lavoro aveva negato la disponibilità dei locali aziendali per una riunione convocata da un singolo delegato della Rappresentanza Sindacale Unitaria. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del sindacato, confermando la piena legittimità del rifiuto aziendale. La Corte ha chiarito che il singolo delegato può indire un'assemblea sindacale solo se appartiene a una sigla sindacale effettivamente rappresentativa in azienda. Tale rappresentatività richiede la concreta partecipazione alle trattative per la stipula dei contratti collettivi applicati nell'unità produttiva. Poiché il sindacato non ha fornito la prova di aver preso parte alle negoziazioni, l'assemblea sindacale richiesta non poteva considerarsi un diritto azionabile.
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Rinuncia al ricorso per condotta antisindacale e lite chiusa
Un sindacato promuove una causa contro un'azienda ospedaliera contestando la modifica unilaterale dei criteri per le progressioni economiche del personale. Dopo un esito sfavorevole in appello, la rappresentanza dei lavoratori presenta ricorso in Cassazione. Successivamente, il sindacato deposita formalmente la rinuncia al ricorso per condotta antisindacale e l'azienda sanitaria accetta la decisione. La Corte di Cassazione dichiara l'estinzione del giudizio per intervenuto accordo tra le parti. Poiche il processo termina per rinuncia accettata, i giudici non addebitano le spese di causa e stabiliscono la non applicabilita del raddoppio del contributo unificato.
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Condotta antisindacale e minacce ai dipendenti: ricorso respinto
Un'azienda agricola ha esercitato pressioni e minacce su alcuni dipendenti per spingerli a revocare la propria iscrizione al sindacato e a firmare un accordo collettivo non condiviso dalla loro sigla. L'organizzazione sindacale ha presentato ricorso per denunciare la condotta antisindacale della società. I giudici di merito hanno accertato l'illiceità del comportamento datoriale sulla base di precise testimonianze dirette dei lavoratori coinvolti, ordinando all'azienda di cessare ogni intimidazione. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione precedente, rigettando il ricorso dell'azienda. La Suprema Corte ha chiarito che anche le pressioni rivolte a un numero ristretto di lavoratori ledono la libertà sindacale complessiva e costituiscono una condotta vietata dalla legge.
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Email sindacali ai dipendenti: sanzione e condotta antisindacale
Un'azienda ha sanzionato disciplinarmente un rappresentante sindacale per avere inviato circa duecento comunicazioni sindacali tramite posta elettronica alle caselle aziendali dei colleghi durante l'orario di lavoro. L'organizzazione sindacale ha impugnato il provvedimento contestando la condotta antisindacale del datore di lavoro. I giudici di merito hanno accolto il ricorso del sindacato, accertando che l'invio telematico non recava alcun concreto pregiudizio alla produzione o all'attività aziendale, specialmente in una realtà organizzata su turni continui di 24 ore priva di pause comuni. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione precedente, dichiarando inammissibile il ricorso dell'azienda. Il datore di lavoro non può vietare in modo assoluto l'uso della posta elettronica aziendale per l'attività sindacale senza dimostrare un danno reale.
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Volantinaggio elettronico via email aziendale: sanzione annullata
Un'azienda ha sanzionato un proprio dipendente con una multa disciplinare per aver inviato comunicazioni sindacali alle caselle di posta elettronica dei colleghi. La società sosteneva il divieto assoluto di utilizzare l'infrastruttura informatica per scopi non strettamente operativi. Il lavoratore ha impugnato la sanzione contestando la violazione dei propri diritti sindacali. I giudici di merito hanno annullato il provvedimento, accertando che l'attività non recava alcun pregiudizio alla produzione. La Corte di Cassazione ha confermato l'annullamento della multa, dichiarando inammissibile il ricorso del datore di lavoro. La Suprema Corte ha chiarito che il volantinaggio elettronico tramite email aziendale è pienamente legittimo se non blocca l'attività lavorativa, estendendo la nozione di spazio sindacale ai canali digitali moderni.
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Condotta antisindacale: sì ai contributi e no ai favoritismi
Il Sindacato ha promosso un ricorso contro un'Agenzia pubblica per accertare una condotta antisindacale. L'Agenzia aveva escluso il Sindacato dal pagamento dei contributi associativi, continuando a pagare le altre sigle, e aveva negato l'accesso ai dati sui permessi sindacali altrui e l'uso di un locale idoneo. La Corte di Cassazione ha accolto i motivi principali del Sindacato. I giudici hanno stabilito che pagare solo alcuni sindacati e negare informazioni sui permessi viola i principi di trasparenza e parità di trattamento. Inoltre, un precedente giudicato non blocca le richieste per periodi contrattuali successivi. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Rappresentatività sindacale: sì al locale, no ai dati parziali
Un Sindacato Autonomo ha accusato un'Agenzia Regionale di condotta antisindacale per aver negato l'uso di un locale per le attività sindacali e per non aver fornito dati sui permessi concessi ad altre sigle. L'ente pubblico sosteneva che il sindacato non avesse la necessaria rappresentatività sindacale. La Corte di Cassazione ha rigettato entrambi i ricorsi. Ha confermato che il sindacato ha diritto al locale poiché supera la soglia di rappresentatività del cinque per cento nel comparto regionale, e che i precedenti giudiziari non bloccano questa valutazione che cambia nel tempo. Ha però negato il diritto ad ottenere informazioni parziali sui permessi di una singola provincia, poiché la ripartizione proporzionale avviene su base regionale e mancava un interesse concreto e motivato.
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Rappresentatività sindacale: sì al locale, no ai permessi extra
Un sindacato autonomo ha accusato un'azienda pubblica regionale di condotta antisindacale per aver negato l'uso di un locale e l'accesso a permessi e assemblee migliorativi previsti da un accordo integrativo non firmato dal sindacato stesso. La Corte di Cassazione ha confermato che il sindacato ha diritto al locale per via della sua effettiva rappresentatività sindacale nel comparto. Tuttavia, ha stabilito che i benefici di miglior favore previsti dall'accordo integrativo spettano solo ai sindacati firmatari del contratto stesso. Di conseguenza, la Suprema Corte ha respinto sia il ricorso dell'azienda sia quello del sindacato, confermando la decisione precedente: il locale va concesso, ma i permessi extra rimangono riservati solo a chi ha firmato l'accordo.
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Condotta antisindacale: quando scatta la sanzione
Il Tribunale ha accertato una condotta antisindacale posta in essere da un'azienda in appalto. Durante alcuni scioperi, la società ha sostituito i lavoratori in astensione con personale di livello superiore adibito a mansioni inferiori e ha modificato i turni per escludere i dipendenti intenzionati a protestare. Il giudice ha stabilito che tali pratiche ledono il libero esercizio del diritto di sciopero.
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Condotta antisindacale: la protezione legale dei diritti
Il Tribunale ha accertato la condotta antisindacale di una società cooperativa che gestiva servizi museali. La condotta si è manifestata attraverso il negato pagamento di permessi sindacali, il rifiuto di autorizzare congedi richiesti e il trasferimento di rappresentanti sindacali aziendali in sedi diverse senza il preventivo nulla osta del sindacato. Il Giudice ha ordinato la cessazione dei comportamenti illegittimi, il reintegro dei lavoratori nelle sedi originali e il risarcimento delle spettanze dovute.
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Condotta antisindacale: quando l’appello è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un'azienda condannata per condotta antisindacale durante le elezioni delle RSU. La decisione si fonda su principi procedurali chiave, come l'irrilevanza del rigetto di un'istanza di ricusazione senza prova di un'ingiustizia sostanziale della sentenza e l'applicazione della regola della "doppia conforme", che limita il riesame dei fatti già accertati da due corti di merito.
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Condotta antisindacale e riorganizzazione aziendale
La Cassazione chiarisce i limiti della condotta antisindacale in caso di riorganizzazione aziendale. Se l'azienda convoca i sindacati prima di attuare il piano, rispettando le procedure di informazione, e i sindacati non provano un danno concreto, non si configura un illecito. Il ricorso è inammissibile se contesta l'accertamento dei fatti del giudice di merito.
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