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art. 28 della legge n. 689 del 1981

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Minimale contributivo: i contributi si pagano sulla paga reale
Un datore di lavoro ha contestato un'ordinanza ingiunzione e un decreto ingiuntivo dell'INPS per contributi omessi e sanzioni civili. Il ricorrente sosteneva che le sanzioni fossero prescritte autonomamente e che non si applicasse il principio del minimale contributivo poiché i dipendenti ricevevano stipendi superiori ai minimi contrattuali. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso. I giudici hanno chiarito che le sanzioni civili seguono lo stesso regime di prescrizione del debito principale per il loro carattere accessorio. Inoltre, in merito al minimale contributivo, la Corte ha stabilito che se la retribuzione effettiva è superiore ai minimi del contratto collettivo leader, i contributi previdenziali vanno calcolati sulla retribuzione reale e non su quella minima virtuale. Il datore di lavoro perde la causa e deve pagare le spese.
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Prescrizione sanzioni lavoro: il fisco perde per un ritardo
L'Agenzia delle Entrate ha irrogato una sanzione di oltre cinquantunomila euro a un'azienda per l'impiego di lavoratori non risultanti dalle scritture obbligatorie. La violazione era stata contestata nel marzo 2003, ma l'ordinanza ingiunzione è stata notificata solo nel dicembre 2008. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del fisco, confermando che il diritto a riscuotere le somme si è estinto per la maturata prescrizione sanzioni lavoro. La Corte ha chiarito che si applica il termine di prescrizione quinquennale previsto dalla legge generale sulle sanzioni amministrative, il quale non può essere superato dalle diverse regole sulla decadenza tributaria. L'azienda ha quindi vinto definitivamente la causa, con condanna dell'amministrazione al pagamento delle spese processuali.
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Onere della prova notifica: la Cassazione decide
In un caso di opposizione a una procedura di riscossione, un contribuente ha contestato la notifica di alcune cartelle di pagamento. Dopo un complesso iter giudiziario, la Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale sull'onere della prova notifica. La Corte ha chiarito che, in caso di contestazione, spetta all'Agenzia delle Entrate-Riscossione dimostrare l'effettiva e corretta notifica delle cartelle, non essendo sufficiente la sola produzione degli estratti di ruolo. Di conseguenza, la sentenza impugnata è stata annullata con rinvio per un nuovo esame del merito.
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Prescrizione crediti tributari: 5 anni per sanzioni
Un contribuente impugna un'intimazione di pagamento per IRPEF, sanzioni e interessi, eccependo la prescrizione dei crediti tributari. La Cassazione conferma la prescrizione decennale per l'imposta, ma stabilisce che per sanzioni e interessi si applica la prescrizione quinquennale, accogliendo parzialmente il ricorso.
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Produzione documenti opposizione: termini perentori
Un contribuente ha impugnato un estratto di ruolo eccependo la prescrizione dei crediti per mancata notifica delle cartelle di pagamento. L'Agente della riscossione ha prodotto la prova della notifica tardivamente. La Cassazione, con l'ordinanza n. 692/2024, ha stabilito che, trattandosi di opposizione all'esecuzione (art. 615 c.p.c.), si applica il rito ordinario e non quello speciale per le sanzioni amministrative. Di conseguenza, la produzione documenti opposizione avvenuta oltre i termini perentori, come la prima udienza, è inammissibile. La sentenza d'appello è stata cassata con rinvio.
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Incarichi non autorizzati: la Cassazione decide
Un ex dirigente pubblico ha svolto incarichi esterni senza l'approvazione della sua amministrazione. La Corte di Cassazione ha confermato il suo obbligo di restituire tutti i compensi percepiti, chiarendo che si tratta di una violazione contrattuale del dovere di fedeltà. Questa qualificazione comporta l'applicazione della prescrizione decennale e non quinquennale. La Corte ha stabilito che gli incarichi non autorizzati come Consulente Tecnico d'Ufficio (CTU) in arbitrati rientrano in tale divieto, poiché il CTU agisce come ausiliario privato e non come pubblico ufficiale.
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Revoca contributi pubblici: quando è legittima?
Un'azienda agricola ha subito la revoca di contributi pubblici a causa di fatture ritenute soggettivamente inesistenti. La Corte di Appello di Roma ha confermato la decisione, stabilendo che la revoca non è una sanzione, ma un 'atto dovuto' quando manca la prova rigorosa dei costi sostenuti dal beneficiario. La sentenza sottolinea che la semplice realizzazione delle opere non è sufficiente a giustificare il mantenimento del contributo se la documentazione contabile presenta gravi irregolarità e non è attendibile.
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