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art. 28 d.lgs. n. 159 del 2011

45 provvedimenti

Revoca confisca: atti notarili non bastano contro il giudicato
Una persona ha chiesto la revoca della confisca di prevenzione su un immobile, presentando atti notarili per dimostrare di esserne proprietaria da prima della confisca. La confisca era diventata definitiva nel 2009. La Corte d'Appello ha dichiarato la richiesta inammissibile. La Cassazione ha confermato questa decisione. Ha stabilito che la prova presentata non era 'nuova' nel senso richiesto dalla legge applicabile (quella del 1956) per la revoca 'ex tunc', poiché poteva essere prodotta prima. Inoltre, il giudicato copriva la disponibilità di fatto del bene da parte del soggetto originariamente colpito, indipendentemente dalla proprietà formale.
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Revoca confisca: Quando il giudicato penale batte la prevenzione
L'Imprenditore subì la confisca definitiva dei suoi beni per presunta appartenenza a un'associazione criminale di stampo mafioso, basata sulla "pericolosità qualificata". Successivamente, un giudizio penale correlato derubricò l'accusa da associazione mafiosa ad associazione per delinquere semplice, dichiarando poi la prescrizione del reato. L'Imprenditore chiese la revoca confisca. Il Tribunale riqualificò la sua pericolosità, ma la Corte d'Appello mantenne la qualifica mafiosa. La Cassazione ha annullato la decisione della Corte d'Appello. Ha stabilito che il giudicato penale, che esclude la natura mafiosa del gruppo, deve prevalere. È possibile riconsiderare la pericolosità anche con gli stessi elementi, se il giudizio penale è contrario. Il caso torna alla Corte d'Appello per una nuova valutazione.
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Revocazione Confisca di Prevenzione: Nuove Prove o Tentativi Vani?
La Corte di Cassazione ha esaminato i ricorsi presentati da alcuni familiari contro il rigetto della loro richiesta di revocazione confisca di prevenzione. I ricorrenti sostenevano di avere nuove prove, inclusi documenti fiscali e una sentenza della Corte Costituzionale, per dimostrare l'origine lecita dei beni confiscati. La Corte d'Appello aveva respinto le richieste, ritenendo che i documenti non fossero "prove nuove" e che gli altri argomenti fossero generici. La Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che per la revocazione è necessaria una prova realmente nuova, non semplicemente una prova preesistente e già conoscibile. I ricorsi sono stati dichiarati infondati, mantenendo la confisca dei beni.
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Revoca della Confisca: Quando la Prova Non Basta per la Moglie
La Corte di Cassazione ha esaminato il caso di una donna che chiedeva la revoca della confisca di due immobili a lei intestati, ma confiscati nell'ambito di un procedimento penale a carico del marito. La Ricorrente sosteneva che una precedente ordinanza aveva già escluso la confisca degli stessi beni, ritenendo i redditi familiari adeguati. Tuttavia, la Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha stabilito che la Ricorrente non aveva la legittimazione per contestare i presupposti della confisca relativi alla posizione del marito. Inoltre, l'ordinanza invocata non costituiva una 'prova nuova' perché esisteva già al momento della confisca definitiva. La revoca della confisca richiede fatti decisivi non deducibili prima.
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Confisca di Prevenzione: Revoca Negata per Pericolosità del Defunto
Una donna ha chiesto la revoca della confisca di prevenzione su immobili intestati al marito defunto. La confisca era stata disposta per la pericolosità generica del marito. La Corte d'Appello ha rigettato la sua istanza, ritenendo irrilevante la sentenza della Corte Costituzionale n. 24 del 2019, poiché la pericolosità del marito era stata affermata anche per altri motivi e gli elementi forniti dalla donna non provavano la legittimità delle fonti economiche. La donna ha proposto ricorso in Cassazione lamentando la mancanza di motivazione. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che la confisca riguardava la pericolosità del marito, non della donna, e che la motivazione era adeguata.
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Confisca di prevenzione: errore del giudice sulla revoca dei beni
Il Tribunale di Latina respingeva la richiesta di revoca di una confisca di prevenzione avanzata da un cittadino. Il richiedente invocava una sentenza della Corte Costituzionale che aveva dichiarato illegittima la misura per una specifica categoria di pericolosita sociale. Il cittadino proponeva ricorso in Cassazione, sostenendo che il provvedimento originario si basasse su presupposti ormai incostituzionali. La Suprema Corte ha chiarito che, per contestare la confisca di prevenzione dopo la pronuncia della Consulta, lo strumento corretto non e l'incidente di esecuzione davanti al Tribunale, bensi la richiesta di revocazione dinanzi alla Corte di Appello competente. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato il provvedimento impugnato e ha trasmesso gli atti alla Corte di Appello di Perugia per il giudizio di revocazione.
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Revoca della confisca di prevenzione: il mutuo non salva i beni
Il caso riguarda la richiesta di revoca della confisca di prevenzione di alcuni beni immobili appartenenti a un cittadino. Il proprietario sosteneva che un'ordinanza civile successiva, che riconosceva un mutuo bancario stipulato nel 1999 per l'acquisto degli immobili, costituisse un elemento di novità idoneo a escludere la sproporzione patrimoniale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che la decisione del giudice civile non costituisce un fatto nuovo, poiché il mutuo era un elemento preesistente che poteva essere fatto valere già durante il procedimento di prevenzione originario. Di conseguenza, la revoca della confisca di prevenzione non può essere concessa per rivalutare prove o fatti già noti o deducibili in precedenza. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
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Misura di prevenzione patrimoniale: serve l’appello
Il caso riguarda la richiesta di revoca di una confisca applicata nel 2011 come misura di prevenzione patrimoniale. Il Tribunale aveva dichiarato inammissibile la richiesta dei soggetti interessati, i quali sostenevano l'assenza di pericolosità sociale attuale dopo l'annullamento della misura personale. Contro tale decisione è stato proposto ricorso per Cassazione. La Suprema Corte ha stabilito che, trattandosi di un procedimento iniziato prima dell'entrata in vigore del Codice Antimafia del 2011, si applica la disciplina previgente. Di conseguenza, il provvedimento del Tribunale non è impugnabile direttamente in Cassazione, bensì tramite appello. La Corte ha quindi riqualificato il ricorso come atto di appello, trasmettendo gli atti alla Corte d'Appello competente per il giudizio di merito.
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Revocazione della confisca: il terzo perde senza prove nuove
Il Terzo Proprietario ha richiesto la revocazione della confisca di quote societarie e beni immobili a lui intestati, ma ritenuti riconducibili al Soggetto Pericoloso. La Corte di Appello ha dichiarato inammissibile la richiesta. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del Terzo Proprietario, confermando che la revocazione della confisca richiede la presentazione di una vera e propria "prova nuova". Il terzo non può limitarsi a contestare la pericolosità sociale del proposto senza dimostrare, con elementi inediti e non precedentemente deducibili, la sua reale ed effettiva titolarità esclusiva dei beni confiscati. Una perizia tecnica che ricalca elementi già noti non costituisce prova nuova.
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Revocazione della confisca: il contrasto tra nuove prove e giudicato
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da un soggetto e da un terzo interessato contro il provvedimento della Corte di appello che aveva respinto la loro istanza di revocazione della confisca. I ricorrenti contestavano la misura di prevenzione patrimoniale subita anni prima, presentando elementi che ritenevano essere nuove prove. I giudici di legittimità hanno invece confermato che tali elementi non possedevano il carattere della novità, in quanto potevano essere dedotti già durante il giudizio di merito. La Corte ha ribadito che la revocazione della confisca è un rimedio straordinario e non può tradursi in una contestazione tardiva per rimettere in discussione valutazioni ormai coperte da giudicato.
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Revoca della confisca di prevenzione: l’eredità non salva i beni
Il Proposto e la Familiare hanno chiesto la revoca della confisca di prevenzione sui loro beni immobili, sostenendo che precedenti rigetti di misure di prevenzione escludessero la pericolosità sociale e che l'acquisto dei beni derivasse da un'eredità. La Corte d'appello ha respinto la richiesta per mancanza di prove nuove. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. I giudici hanno chiarito che la revoca della confisca di prevenzione richiede elementi di prova del tutto inediti o non valutati in precedenza. Nel caso specifico, la confisca del 2012 si basava su nuove indagini per associazione mafiosa ed estorsione relative agli anni 2000-2004, del tutto estranee ai vecchi giudizi. Inoltre, la sproporzione economica per l'acquisto dei beni non è stata giustificata dalle modeste somme ereditate.
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Confisca di prevenzione: no alla revoca per prove tardive
Due comproprietari, considerati terzi interessati, hanno chiesto la revoca del decreto di confisca dei loro beni, emesso nell'ambito di una misura di prevenzione contro un altro soggetto. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando che la confisca di prevenzione non può essere revocata sulla base di prove che i ricorrenti avrebbero potuto presentare durante il primo giudizio ma che hanno omesso di produrre. La Suprema Corte ha chiarito che per prova nuova si intende solo quella scoperta dopo la definitività della misura o sopravvenuta successivamente, e non quella semplicemente non dedotta per negligenza o scelta strategica, salvo cause di forza maggiore. I ricorrenti sono stati condannati al pagamento delle spese processuali.
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Revocazione della confisca: riprendere i beni dopo il giudicato
Il Proposto ha impugnato la confisca definitiva dei propri beni, disposta per pericolosità generica. A seguito della sentenza costituzionale che ha dichiarato illegittima la norma di riferimento, ha chiesto la revoca della misura. La Corte d'Appello ha dichiarato inammissibile la richiesta. Le Sezioni Unite hanno chiarito che il rimedio corretto per far valere l'incostituzionalità di una norma su una confisca definitiva è la revocazione della confisca ai sensi dell'articolo 28 del Codice Antimafia, e non l'incidente di esecuzione. Tuttavia, nel caso specifico, il ricorso è stato dichiarato inammissibile poiché la confisca si fondava anche su un altro titolo autonomo e non colpito da incostituzionalità. Il Proposto perde il ricorso e deve pagare le spese.
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Confisca di prevenzione: il terzo perde il bene senza prove nuove
Un terzo interessato ha impugnato la decisione che dichiarava inammissibile la richiesta di revocare la confisca di prevenzione di un centro sportivo a lui intestato ma ricondotto a un soggetto pericoloso. Il ricorrente ha presentato documenti preesistenti (estratti INPS, utenze, vincite al totocalcio), sostenendo la difficoltà di reperirli prima. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la prova nuova per revocare la confisca di prevenzione deve essere sopravvenuta o incolpevolmente scoperta dopo la definitività del provvedimento. La semplice difficoltà di reperimento non costituisce forza maggiore. Di conseguenza, i beni rimangono confiscati e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali.
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Confisca Annullata: Un Documento del 1963 Riapre il Caso
Una famiglia subisce la confisca del proprio patrimonio. Anni dopo, trova una scrittura privata del 1963 che attesta una donazione lecita, potenziale origine dei loro beni. La richiesta di revoca della confisca per prova nuova viene inizialmente respinta perché, secondo i giudici, la famiglia conosceva già il fatto della donazione. La Corte di Cassazione ribalta la decisione, stabilendo un principio fondamentale: ai fini della revoca, conta la novità della prova (il documento ritrovato), non la conoscenza pregressa del fatto. Se la prova è decisiva e scoperta dopo la sentenza definitiva, il caso deve essere riesaminato. La famiglia ottiene quindi l'annullamento della decisione e un nuovo processo.
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Confisca di prevenzione: quando la prova è nuova?
La Corte di Cassazione ha confermato l'inammissibilità di una richiesta di revocazione riguardante una confisca di prevenzione su un immobile commerciale. Il ricorrente aveva presentato una perizia e una testimonianza per dimostrare che i lavori di ristrutturazione erano stati finanziati dal padre con fondi leciti. Tuttavia, i giudici hanno stabilito che tali elementi non costituiscono prova nuova, poiché le circostanze potevano essere dedotte durante il procedimento originario. La sentenza chiarisce inoltre che l'inammissibilità può essere dichiarata anche dopo la fissazione dell'udienza camerale se mancano i requisiti di novità e decisività.
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Giudizio di rinvio e limiti della decisione
La Corte di Cassazione ha chiarito i limiti del potere decisionale del giudice nel giudizio di rinvio riguardante le misure di prevenzione. Il caso trae origine dall'impugnazione di un decreto che, pur revocando l'obbligo di soggiorno, aveva dichiarato inammissibile la richiesta di revoca totale della sorveglianza speciale basata su una sopravvenuta assoluzione per furto. La Suprema Corte ha stabilito che, in caso di annullamento parziale, il giudice del rinvio non può trattare questioni nuove o estranee al perimetro fissato dalla sentenza rescindente, a meno che non vi sia un nesso di interdipendenza logica. Pertanto, la richiesta di revoca basata su fatti nuovi deve essere proposta tramite un autonomo procedimento e non all'interno del giudizio di rinvio.
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Confisca di prevenzione: limiti alla revocazione.
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso per la revocazione di una **confisca di prevenzione** emessa anni prima. Il ricorrente sosteneva che, a seguito di una sentenza della Corte Costituzionale, fosse venuta meno la base legale della misura. I giudici hanno però stabilito che, se il provvedimento si fonda su più profili di pericolosità sociale e uno di questi rimane valido (come il vivere abitualmente con proventi illeciti), la confisca non può essere revocata. Inoltre, le sentenze interpretative di rigetto della Consulta non hanno efficacia retroattiva sui casi già chiusi definitivamente.
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Revoca confisca: quando non basta la norma incostituzionale
La Corte di Cassazione ha stabilito che la richiesta di revoca confisca basata sulla dichiarazione di incostituzionalità di una delle norme applicate non può essere accolta se la misura si fondava anche su altri presupposti di pericolosità sociale. In questo caso, il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché i richiedenti non hanno dimostrato che le altre basi giuridiche non fossero di per sé sufficienti a sostenere autonomamente il provvedimento di confisca originale.
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Revocazione confisca di prevenzione: i limiti del rimedio
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per la revocazione di una confisca di prevenzione. La Corte ha stabilito che un presunto vizio di legalità, presente sin dall'origine del provvedimento, doveva essere sollevato con le impugnazioni ordinarie e non può essere fatto valere tardivamente tramite l'istituto della revocazione confisca di prevenzione, che è riservato a circostanze sopravvenute.
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