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Art. 2770 Codice Civile

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26 provvedimenti

Domanda tardiva: quando il ritardo è imputabile?
Una società, promissaria acquirente di un immobile, ha presentato una domanda tardiva di insinuazione al passivo nel fallimento della società venditrice, che nel frattempo aveva venduto lo stesso bene a terzi. La ricorrente sosteneva che il ritardo non fosse a lei imputabile, poiché il contratto preliminare era sospeso in attesa delle decisioni del curatore. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il diritto al risarcimento era sorto e divenuto esigibile al momento della vendita al terzo, ovvero prima del fallimento. Di conseguenza, il ritardo di quasi dieci anni nella presentazione della domanda è stato considerato ingiustificato e imputabile al creditore.
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Decreto ingiuntivo fallimento: quando è opponibile?
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'opponibilità di un decreto ingiuntivo al fallimento dipende da un momento preciso: l'emissione del decreto di esecutorietà da parte del giudice. Se questo provvedimento interviene dopo la dichiarazione di fallimento, il credito non può essere ammesso al passivo sulla base del solo decreto ingiuntivo, anche se non opposto. La Corte ha però chiarito che le spese della procedura esecutiva già avviata e le domande subordinate di ammissione al chirografo devono essere comunque esaminate.
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Azione revocatoria: non annulla il debito sottostante
Un gruppo di creditori ottiene una sentenza favorevole in un'azione revocatoria contro una garanzia ipotecaria concessa dal loro debitore a un parente. Credono che questo annulli anche il debito, ma il Tribunale e la Cassazione rigettano la loro tesi. La Suprema Corte chiarisce che l'azione revocatoria rende l'atto inefficace solo per il creditore agente, ma non accerta l'inesistenza del credito sottostante. Il ricorso viene quindi rigettato per inammissibilità e infondatezza dei motivi.
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Oneri condominiali pignoramento: no prededuzione
Un condominio ha richiesto che i suoi crediti per oneri condominiali, maturati dopo il pignoramento di un'unità immobiliare, fossero pagati in prededuzione, ovvero prima del credito ipotecario di una banca. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che l'istituto della prededuzione è applicabile solo alle procedure concorsuali (come il fallimento) e non alle esecuzioni forzate individuali. In quest'ultimo caso, gli oneri condominiali pignoramento possono essere considerati spese di giustizia con privilegio solo se indispensabili per la conservazione materiale del bene, a vantaggio di tutti i creditori.
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Spese custodia pignoramento: come opporsi?
La Cassazione Civile, con la sentenza n. 34751/2019, chiarisce i rimedi per contestare la liquidazione delle spese custodia pignoramento. Un creditore si era opposto, ai sensi dell'art. 170 T.U. Spese di Giustizia, al provvedimento che gli addebitava i costi del custode, sostenendo dovessero gravare sul debitore. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo che tale strumento serve solo a contestare il 'quantum' (l'importo), non il soggetto obbligato. Per quest'ultima questione, lo strumento corretto è l'opposizione agli atti esecutivi (art. 617 c.p.c.).
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Divisione endo-esecutiva: chi paga le spese legali?
Una sentenza del Tribunale di Torino chiarisce la ripartizione delle spese legali in una divisione endo-esecutiva, ovvero quando un creditore avvia la divisione di un immobile per pignorare la quota del suo debitore. La decisione stabilisce che il debitore esecutato deve sostenere integralmente i costi del creditore procedente, in base al principio di soccombenza. I comproprietari non debitori, pur non essendo responsabili del debito, sono tenuti a rimborsare una quota delle spese in solido con il debitore, poiché beneficiano dello scioglimento della comunione.
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