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Art. 2741 Codice Civile

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118 provvedimenti

Privilegio finanziamenti pubblici: esteso alla risoluzione
Una società finanziaria aveva concesso un finanziamento agevolato a un'impresa, poi fallita. La Corte di Cassazione ha stabilito che il credito per la restituzione del finanziamento gode del privilegio finanziamenti pubblici, che ne assicura il rimborso prioritario. La Corte ha chiarito che tale privilegio si applica non solo in caso di 'revoca' amministrativa del contributo, ma anche in caso di risoluzione del contratto per inadempimento, equiparando di fatto i due istituti ai fini della tutela del credito pubblico.
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Credito chirografario: appalto e fallimento
Una pubblica amministrazione aveva versato un cospicuo anticipo a un'impresa appaltatrice, successivamente fallita. La richiesta di restituzione immediata o di ammissione in via privilegiata è stata respinta. La Corte di Cassazione ha confermato che l'anticipo costituisce un semplice credito chirografario, soggetto alle regole della par condicio creditorum, dichiarando inammissibile il ricorso dell'ente pubblico per vari vizi procedurali.
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Modifica proposta concordato: il voto va rinnovato
Una società in procedura di concordato preventivo ha modificato la sua proposta dopo aver ottenuto nuove risorse finanziarie. La Corte di Cassazione ha stabilito che, in caso di modifica proposta concordato, i voti espressi in precedenza non sono più validi. Tuttavia, ha chiarito che gli organi della procedura hanno l'obbligo di informare esplicitamente i creditori della necessità di una nuova votazione, a tutela del loro affidamento e della correttezza procedurale. La mancata informazione costituisce un vizio che impone la rinnovazione delle operazioni di voto.
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Risorse esterne: la rinuncia al credito non basta
Una società in crisi ha proposto un concordato semplificato basato sulla rinuncia dei soci a crediti prededucibili. La Corte di Cassazione, confermando le decisioni dei gradi inferiori, ha stabilito che tale rinuncia non costituisce un apporto di "risorse esterne" ai sensi dell'art. 84 del Codice della Crisi. Secondo la Corte, le risorse esterne devono consistere in un'effettiva immissione di nuova finanza e non in una mera redistribuzione di passività già esistenti nel patrimonio del debitore. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile anche per ragioni procedurali, poiché il decreto impugnato è privo di carattere decisorio.
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Surplus concordatario: no alla libera distribuzione
Una società in concordato preventivo con continuità aziendale ha visto la sua proposta respinta perché intendeva utilizzare il surplus concordatario generato dalla prosecuzione dell'attività per pagare i creditori senza rispettare le cause di prelazione. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, chiarendo che tale surplus fa parte del patrimonio del debitore e deve sottostare alla regola della priorità assoluta nel pagamento dei crediti, non potendo essere considerato come finanza esterna.
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Crediti prededucibili: la Cassazione chiarisce i requisiti
La Cassazione ha annullato un decreto che negava la prededuzione a un fornitore di un'acciaieria in amministrazione straordinaria. La Corte ha stabilito che i crediti prededucibili si dividono in due categorie: quelli per la continuità produttiva, che richiedono lo status di PMI, e quelli per interventi ambientali, che non lo richiedono. Il caso è stato rinviato per una nuova valutazione.
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Crediti prededucibili: la Cassazione chiarisce i limiti
Una società fornitrice ha richiesto che il suo credito verso una grande azienda in amministrazione straordinaria fosse classificato come prededucibile. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, specificando che le norme speciali che garantiscono i crediti prededucibili non sono estensibili. La Corte ha chiarito che tale privilegio si applica solo a precise categorie di creditori, come le PMI, o per specifiche attività di risanamento ambientale previste dalla legge, escludendo quindi crediti sorti prima della procedura, anche se relativi a forniture essenziali.
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Giudicato endofallimentare: limiti e causa petendi
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha stabilito che la reiezione di una domanda di ammissione al passivo non impedisce la proposizione di una nuova domanda per un importo simile, se basata su una diversa 'causa petendi'. Nel caso specifico, una prima domanda di un Comune, fondata su un inadempimento contrattuale, era stata respinta. Successivamente, il Comune ha ottenuto l'ammissione al passivo sulla base di una sentenza della Corte dei Conti per danno erariale. La Cassazione ha confermato che si tratta di due diritti distinti, escludendo l'operatività del giudicato endofallimentare.
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Bancarotta preferenziale: quando il pagamento è reato?
La Corte di Cassazione annulla una condanna per bancarotta preferenziale e distrattiva, chiarendo i requisiti necessari per la configurabilità dei reati. La sentenza sottolinea l'importanza di una valutazione ex ante dello stato di insolvenza e della prova della lesione della par condicio creditorum. Non basta che la società sia fallita successivamente per provare il reato di bancarotta preferenziale.
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Sanzioni amministrazione straordinaria: Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla legittimità delle sanzioni tributarie per debiti IVA di una società in amministrazione straordinaria. Con ordinanza, ha stabilito un principio dirimente: le sanzioni sono dovute solo se la scadenza del versamento era anteriore all'apertura della procedura concorsuale. Per le scadenze successive, l'impossibilità giuridica di pagare, dovuta al rispetto della par condicio creditorum, esclude la colpevolezza e quindi l'applicabilità della sanzione. Il ricorso della società è stato parzialmente accolto su questo punto.
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Surplus concordatario e continuità: le regole
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 22169/2024, ha stabilito che il surplus concordatario generato dalla continuità aziendale non è assimilabile a finanza esterna. Pertanto, tale surplus non può essere distribuito liberamente ai creditori chirografari se prima non sono stati integralmente soddisfatti i creditori privilegiati, in ossequio al principio della "absolute priority rule" e all'ordine delle cause di prelazione.
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Ricorso straordinario inammissibile: il caso pratico
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso straordinario proposto da un debitore contro il decreto che aveva giudicato inammissibile la sua proposta di accordo per sovraindebitamento. La Corte ha chiarito che tale provvedimento, limitandosi a una valutazione preliminare senza decidere sui diritti in modo definitivo, non possiede il carattere 'decisorio' necessario per l'impugnazione straordinaria, a differenza dei decreti che si pronunciano sull'omologazione del piano.
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Mandato irrevocabile all’incasso: revocatoria sicura
La Corte di Cassazione conferma che il pagamento ottenuto da una banca tramite un mandato irrevocabile all'incasso, conferito da una società poi fallita, è soggetto a revocatoria. Tale strumento, utilizzato per estinguere un debito preesistente, costituisce un mezzo di pagamento anormale che lede la parità di trattamento dei creditori, anche se coevo alla concessione di un finanziamento. La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso della banca, ribadendo che l'atto revocabile è la materiale riscossione della somma nel periodo sospetto, non il conferimento del mandato in sé.
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Bancarotta preferenziale: annullata condanna per pagamenti
La Corte di Cassazione ha annullato una condanna per bancarotta preferenziale a carico dell'amministratore di una S.r.l. La Corte ha ritenuto insufficiente la prova dello stato di insolvenza al momento dei pagamenti contestati a favore di un socio. È stato inoltre criticato il mancato accertamento del reale danno agli altri creditori e della specifica volontà di favorire il socio a loro discapito. Il caso è stato rinviato alla Corte d'Appello per un nuovo esame.
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Privilegio da sequestro penale: vince sulla vecchia ipoteca?
In una procedura esecutiva immobiliare, sorge un conflitto tra un istituto di credito, titolare di un'ipoteca iscritta da anni, e una società creditrice, il cui credito è garantito da un privilegio da sequestro penale trascritto successivamente. I tribunali di merito hanno dato precedenza all'ipoteca in base al principio della priorità temporale. Tuttavia, la Corte di Cassazione, con ordinanza interlocutoria, ha ritenuto la questione di massima importanza, data la rilevanza pubblicistica della tutela delle vittime di reato, e ha rimesso la decisione alle Sezioni Unite per un verdetto definitivo.
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Domanda ultratardiva: negligenza del cedente ricade sul cessionario
Una società di gestione crediti presentava una domanda ultratardiva di ammissione al passivo fallimentare, sostenendo che il ritardo non fosse a lei imputabile. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, stabilendo che il cessionario di un credito subentra nella stessa posizione del cedente, ereditandone anche la negligenza pregressa e le conseguenti preclusioni processuali. La domanda è stata quindi ritenuta inammissibile.
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Giudicato endofallimentare: limiti alla nuova domanda
La Corte di Cassazione chiarisce i limiti alla riproposizione di una domanda di ammissione al passivo fallimentare. Se una prima domanda tempestiva è stata accolta e lo stato passivo è divenuto definitivo, si forma un giudicato endofallimentare. Questo preclude la possibilità di presentare una successiva domanda tardiva per lo stesso credito, anche se si rinuncia alla prima. Tuttavia, il giudicato non si estende ai crediti maturati successivamente alla prima domanda, per i quali è possibile presentare una nuova istanza di ammissione.
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Finanziamento soci postergato: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione esamina il caso di un credito vantato da un socio nei confronti della propria società, poi fallita. Il credito, derivante dall'escussione di una garanzia, era stato accertato con un decreto ingiuntivo divenuto definitivo. La curatela fallimentare ne chiedeva la postergazione, sostenendo si trattasse di un finanziamento soci postergato ai sensi dell'art. 2467 c.c. La Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che la curatela non aveva fornito prova sufficiente dello squilibrio finanziario della società al momento della concessione della garanzia, elemento necessario per applicare la norma sulla postergazione.
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Risarcimento danni bancari: la prova del nesso causale
Gli eredi di un'imprenditrice hanno citato in giudizio un istituto di credito per un risarcimento danni, sostenendo che un sequestro conservativo di quote societarie avesse causato il fallimento del loro hotel. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso principale per mancanza di prova del nesso causale diretto tra il sequestro e il presunto tracollo aziendale. La sentenza sottolinea che l'onere di dimostrare tale collegamento per un risarcimento danni bancari spetta interamente a chi avanza la pretesa, accogliendo solo parzialmente il ricorso incidentale della banca su questioni procedurali relative alle spese.
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Prededucibilità danno ambientale: no senza utilità
La Corte di Cassazione ha negato la prededucibilità del danno ambientale nel contesto di un'amministrazione straordinaria. Il credito dello Stato per la bonifica di siti inquinati da una holding non ha ottenuto la priorità di pagamento poiché i terreni non erano di proprietà della società insolvente, ma delle sue controllate. Di conseguenza, la bonifica non avrebbe arrecato un'utilità diretta alla massa dei creditori della capogruppo, requisito fondamentale per il riconoscimento della prededucibilità in questa specifica procedura concorsuale.
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