L'Imputata, condannata in primo grado con rito abbreviato a oltre tre anni di reclusione per detenzione illecita di un chilogrammo di cocaina, ha richiesto la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. La difesa ha sostenuto l'attenuazione delle esigenze cautelari richiamando il periodo di carcerazione già scontato, la buona condotta carceraria e la disponibilità del figlio a ospitarla in un'altra abitazione. Il Tribunale del riesame ha respinto la richiesta a causa della gravità del reato, dei collegamenti con il traffico organizzato di stupefacenti e dei precedenti penali dell'interessata. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto e ha dichiarato inammissibile il ricorso, ribadendo la piena legittimità del mantenimento della custodia cautelare in carcere e condannando la ricorrente al pagamento delle spese e a una sanzione pecuniaria.
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