La Corte di Cassazione, con la sentenza 43423/2024, ha rigettato il ricorso di un soggetto indagato per associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.). La Corte ha confermato la validità della misura cautelare in carcere, sottolineando come una precedente condanna per lo stesso reato, unita a nuove prove come le intercettazioni relative al controllo di appalti, costituisca un quadro indiziario solido. Fondamentale il chiarimento sulla presunzione di pericolosità: il cosiddetto 'tempo silente' non è sufficiente a superarla quando l'adesione dell'indagato al sodalizio criminale risulta profondamente radicata.
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