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Art. 2730 Codice Civile

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280 provvedimenti

Divieto di sopraelevazione: la Cassazione decide
Un condomino realizza opere sull'ultimo piano, inclusa un'estensione e l'innalzamento di un muro, violando il regolamento contrattuale che imponeva un divieto di sopraelevazione. La Corte di Cassazione ha confermato l'ordine di demolizione, chiarendo che tale divieto costituisce una servitù reale (servitù altius non tollendi). Di conseguenza, l'azione per farla rispettare è soggetta alla prescrizione ventennale, non decennale. Il ricorso del condomino, basato su vizi procedurali e sulla presunta preesistenza delle opere, è stato integralmente respinto.
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Licenziamento e esclusione: reintegra dopo due sentenze
La Corte di Cassazione ha confermato il diritto alla reintegrazione di una socia lavoratrice, prima licenziata e successivamente esclusa da una cooperativa. Entrambi gli atti sono stati annullati in giudizi separati. La Corte ha stabilito che l'annullamento della delibera di esclusione costituisce un fatto nuovo che supera il precedente giudicato che negava la reintegra, dando così diritto alla lavoratrice di ottenere la piena tutela ripristinatoria e risarcitoria.
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Prova pagamento pubblica amministrazione: la quietanza
La Corte di Cassazione chiarisce le modalità di prova del pagamento da parte della Pubblica Amministrazione. Una società appaltatrice richiedeva il pagamento per la revisione prezzi di un'opera pubblica. L'Amministrazione si opponeva sostenendo di aver già pagato e produceva due note ricognitive sottoscritte dalla società. La Corte ha stabilito che tali note, pur non essendo una quietanza formale, costituiscono una confessione stragiudiziale valida come prova del pagamento. È stato inoltre confermato il limite decennale per la conservazione della documentazione bancaria. La sentenza analizza la distinzione tra forma richiesta per la validità di un atto e quella per la sua prova, elemento cruciale in materia di contratti pubblici.
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Notifica cartella esattoriale: quando è valida?
Un contribuente ha impugnato un'intimazione di pagamento sostenendo la nullità della notifica della cartella esattoriale presupposta, in quanto consegnata a un familiare presso un indirizzo errato. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che la valutazione sulla regolarità della notifica è una questione di fatto non riesaminabile in sede di legittimità. La Corte ha sottolineato che i motivi di ricorso non possono mirare a una nuova valutazione delle prove, ma devono denunciare vizi di legge o di motivazione nei limiti stabiliti dal codice di procedura civile.
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Ricorso per cassazione fallimento: quando è inammissibile
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso proposto da due società creditrici che chiedevano l'estensione del fallimento a un'altra società e a persone fisiche, sulla base dell'esistenza di una presunta 'società di fatto'. La Suprema Corte ha ribadito il suo orientamento consolidato secondo cui il decreto che rigetta un'istanza di fallimento non è impugnabile in Cassazione, poiché non ha natura di sentenza definitiva e non esiste un 'diritto al fallimento altrui'. La decisione conferma la chiusura procedurale per il ricorso per cassazione fallimento in caso di rigetto dell'istanza.
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Remissione del debito: il silenzio non basta
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7201/2025, ha chiarito i presupposti per la remissione del debito. Nel caso esaminato, una società di gestione di un fondo di investimento sosteneva che un'impresa appaltatrice avesse rinunciato tacitamente a un credito per servizi di custodia. La Suprema Corte ha confermato la decisione d'appello, stabilendo che la remissione del debito tacita richiede una volontà inequivocabile del creditore, incompatibile con il mantenimento del diritto. La semplice inerzia o la mancata fatturazione per un periodo, giustificate da strategie commerciali, non sono sufficienti. Inoltre, è stato ribadito che i fondi di investimento sono patrimoni separati ma privi di soggettività giuridica, pertanto le obbligazioni sono imputabili alla società di gestione che li amministra.
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Onere prova associazioni sportive: la Cassazione
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 62/2025, ha stabilito un principio fondamentale per le associazioni sportive dilettantistiche (ASD). In caso di accertamento fiscale, l'onere della prova per dimostrare la sussistenza dei requisiti necessari a beneficiare del regime fiscale agevolato spetta all'associazione stessa e non all'Agenzia delle Entrate. La Corte ha cassato la sentenza di merito che aveva erroneamente invertito tale onere, sottolineando che la mera forma giuridica non è sufficiente se l'attività svolta è di fatto commerciale.
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Responsabilità professionale avvocato: ricorso inammissibile
Una società cita in giudizio il proprio legale per responsabilità professionale avvocato, accusandolo di negligenza nella gestione di un recupero crediti basato su una fideiussione invalida. I tribunali di primo e secondo grado condannano il professionista. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, dichiara inammissibile il ricorso del legale, confermando la sua negligenza e sottolineando i rigidi requisiti formali per l'impugnazione.
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Responsabilità oggettiva: Comune non paga per illeciti
Una cittadina ha citato in giudizio un Comune per ottenere un risarcimento, invocando la sua responsabilità oggettiva a seguito di un affare immobiliare fallito con un costruttore locale, che era anche un funzionario municipale. L'operazione è saltata a causa di uno sviluppo edilizio abusivo, che ha portato alla confisca della proprietà da parte dello stesso Comune. La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta, chiarendo che il Comune non è responsabile per le azioni private dei suoi funzionari e che la quietanza di pagamento rilasciata da un terzo (il costruttore) non costituisce prova legale vincolante nei confronti dell'ente.
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Clausola floor: la Cassazione esclude il derivato
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 1942/2025, ha dichiarato inammissibile il ricorso di due clienti contro una banca, confermando la legittimità della clausola floor inserita in un contratto di mutuo. I giudici hanno stabilito che tale clausola non costituisce un derivato implicito, ma una lecita pattuizione che definisce l'oggetto del contratto, regolando la misura minima del tasso di interesse. La Corte ha escluso la nullità per indeterminatezza, la violazione della normativa sui servizi di investimento e la natura vessatoria della clausola, in quanto chiara e comprensibile.
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Conferimento incarico professionale: come provarlo?
La Corte di Cassazione chiarisce come si dimostra un conferimento incarico professionale. Nel caso, una società di servizi contabili ha agito contro un cliente per il mancato pagamento. Il cliente si è difeso sostenendo di aver incaricato un intermediario e non la società. La Corte ha stabilito che la prova dell'incarico può essere fornita con ogni mezzo, incluse presunzioni e testimonianze, e ha confermato la condanna del cliente basandosi su elementi come la firma apposta sulle dichiarazioni fiscali predisposte dalla società.
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Interpretazione contratto: la Cassazione chiarisce
Una disputa nasce da un accordo per la vendita di merce invenduta tra un'azienda produttrice e la nuova licenziataria di un noto marchio. L'azienda sosteneva l'obbligo di riacquisto, mentre la licenziataria lo negava, definendo l'intesa come un contratto-quadro non vincolante. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, ribadendo che l'interpretazione contratto è una valutazione di fatto riservata ai giudici di merito e che un accordo può legittimamente contenere clausole vincolanti (come il pagamento di royalties) e altre non vincolanti (come un'opzione di riacquisto) senza risultare contraddittorio.
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Licenziamento per seconda attività: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione conferma il licenziamento per seconda attività di un dipendente di una società di trasporti. Questi svolgeva, senza autorizzazione, un'intensa attività imprenditoriale nel settore della cantieristica navale, con ruoli operativi e in un contesto allarmante. La Corte ha ritenuto irrimediabilmente leso il vincolo fiduciario, specificando che l'obbligo di fedeltà va oltre la mera non concorrenza e che la contestazione disciplinare, avvenuta dopo la piena conoscenza dei fatti emersi da un'indagine penale, era tempestiva. Il licenziamento per giusta causa è stato quindi giudicato legittimo.
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Amministratore di fatto: la prova non è confessione
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro un presunto amministratore di fatto. La Corte ha stabilito che le dichiarazioni accusatorie del legale rappresentante di una società non costituiscono confessione contro un terzo, ma al massimo un indizio. Inoltre, ha ribadito che il giudizio di legittimità non consente una nuova valutazione delle prove già esaminate dal giudice di merito, confermando così l'annullamento degli avvisi di accertamento.
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Accessione su suolo comune: la guida della Cassazione
Una recente sentenza della Corte di Cassazione chiarisce il principio dell'accessione su suolo comune in un caso di divisione ereditaria. Alcuni coeredi avevano costruito degli immobili su un cortile comune. La Corte d'Appello aveva escluso il diritto al conguaglio per gli altri coeredi, ma la Cassazione ha ribaltato la decisione. È stato stabilito che la costruzione su terreno comune diventa proprietà di tutti i coeredi per accessione e il suo valore deve essere considerato nella divisione, garantendo un giusto compenso a chi non riceve una quota fisica del bene.
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Travisamento della prova: la decisione della Cassazione
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di alcuni cittadini contro un Comune in una causa per indennità di esproprio. I ricorrenti lamentavano un travisamento della prova, sostenendo che la Corte d'Appello avesse ignorato atti di compravendita da loro prodotti. La Suprema Corte ha chiarito che una mera svista del giudice su un fatto non costituisce un vizio di legittimità, ma un errore revocatorio, impugnabile con un diverso rimedio processuale. La decisione sottolinea i rigorosi limiti del sindacato della Cassazione sui fatti di causa.
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Cessione bonaria: quando è valida? La Cassazione chiarisce
Una società immobiliare ha perso la causa contro un Comune per il risarcimento danni da mancata retrocessione di terreni. La Cassazione ha stabilito che i trasferimenti, pur finalizzati a evitare un esproprio, erano semplici compravendite e non una cessione bonaria, non essendoci una procedura espropriativa in corso. Di conseguenza, nessun diritto alla restituzione dei beni poteva sorgere.
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Onere della prova mutuo: non basta la dazione di denaro
Una madre ha citato in giudizio l'ex genero per la restituzione di una somma di denaro, sostenendo si trattasse di un prestito. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ribadendo che in un contratto di mutuo, l'onere della prova incombe su chi agisce. Non è sufficiente dimostrare la consegna del denaro, ma è necessario provare anche il titolo che obbliga alla restituzione. In questo caso, il contesto familiare e le testimonianze contraddittorie hanno fatto propendere i giudici per l'ipotesi di una liberalità, ovvero un regalo fatto per solidarietà.
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Chat privata licenziamento: no se viola la privacy
Una lavoratrice è stata licenziata per aver condiviso un video denigratorio di una cliente in una chat privata di WhatsApp con colleghi. La Corte di Cassazione ha annullato il licenziamento, affermando che il caso di chat privata licenziamento è illegittimo. Le comunicazioni in un gruppo chiuso sono protette dal diritto costituzionale alla segretezza della corrispondenza. Pertanto, il datore di lavoro non può utilizzare il contenuto di tali chat, anche se rivelato da un altro partecipante, come fondamento per una sanzione disciplinare.
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Contributo modulare obbligatorio: è previdenza base
Un avvocato ha contestato la natura del contributo modulare obbligatorio versato alla propria Cassa di previdenza, chiedendone il trasferimento o la restituzione. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando che tale contributo rientra nella previdenza di base obbligatoria e non in quella complementare, la cui adesione è volontaria. La Corte ha ritenuto le censure del ricorrente generiche e non pertinenti alla ratio decidendi della Corte d'Appello.
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