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Art. 273 della direttiva 2006/112/CE

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Società di comodo: prova contraria e i limiti all’IVA
Una società immobiliare, ritenuta 'società di comodo' per non aver raggiunto i ricavi minimi presunti, si è vista dare ragione solo in parte dalla Corte di Cassazione. Per le imposte dirette (IRES/IRAP), la Corte ha stabilito che la crisi del mercato e la rinegoziazione dei canoni non sono prove sufficienti a superare la presunzione. Tuttavia, per l'IVA, richiamando una sentenza della Corte di Giustizia UE, ha affermato che la normativa nazionale sulle società di comodo non può limitare il diritto alla detrazione, a meno che non sia provata una frode o un abuso.
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Società non operative: rimborso IVA e diritto UE
La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate contro una società a cui era stato negato un rimborso IVA. La Corte, citando il diritto dell'Unione Europea, ha stabilito che la qualifica di 'società non operative' per bassi ricavi non è sufficiente a negare il rimborso. Il diritto alla detrazione IVA è fondamentale e può essere limitato solo in caso di provata frode o abuso. Le attività preparatorie dell'azienda, come la costruzione di un opificio, hanno confermato l'esercizio di un'attività economica, legittimando la richiesta di rimborso.
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Società non operative: rimborso IVA e diritto UE
Una società si è vista negare il rimborso IVA in quanto considerata 'non operativa' a causa del sequestro penale di un'area destinata alla sua attività. Una precedente sentenza tributaria aveva confermato un abuso del diritto. Tuttavia, una successiva sentenza penale ha assolto gli amministratori, facendo cadere l'accusa. La Corte di Cassazione, richiamando una pronuncia della Corte di Giustizia UE, ha accolto il ricorso. Ha stabilito che la normativa sulle società non operative va disapplicata se contrasta col diritto europeo e che il diniego del rimborso IVA è illegittimo se non è provata una frode o un abuso, il cui presupposto, in questo caso, era venuto meno con l'assoluzione penale.
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Società di comodo: detrazione IVA garantita dall’UE
La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso di una società agricola contro l'Agenzia delle Entrate. La controversia riguardava il diniego della disapplicazione della normativa sulle società di comodo e la conseguente perdita del diritto alla detrazione IVA a causa di ricavi ritenuti non congrui. La Corte, basandosi su una sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, ha stabilito che la normativa nazionale è in contrasto con le direttive europee sull'IVA. Il diritto alla detrazione non può essere negato solo sulla base del mancato raggiungimento di una soglia di reddito predeterminata, poiché ciò viola il principio di neutralità dell'IVA. La causa è stata rinviata al giudice di secondo grado per una nuova valutazione alla luce dei principi europei.
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Società non operative: sì al rimborso IVA dalla Cassazione
Una società agricola si è vista negare un rimborso IVA in quanto ritenuta 'non operativa' per non aver raggiunto le soglie di ricavo minime previste dalla legge. La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha ribaltato la decisione. In linea con una recente sentenza della Corte di Giustizia dell'Unione Europea, ha stabilito che il diritto alla detrazione e al rimborso dell'IVA non può essere negato solo sulla base del mancato superamento di un test di operatività. Ciò che conta è l'esercizio effettivo di un'attività economica, a prescindere dal volume dei ricavi generati. Di conseguenza, la normativa nazionale sulle società non operative che prevede la perdita del diritto alla detrazione è in contrasto con la direttiva IVA europea.
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Evasione fiscale: Cassazione chiarisce la differenza
La Corte di Cassazione ha esaminato un caso di presunta frode fiscale, riqualificando la condotta di una società da abuso del diritto a evasione fiscale. La società aveva creato delle entità 'satellite' per generare fittiziamente costi per servizi, al fine di ottenere indebiti vantaggi fiscali su IRES e IVA. La Suprema Corte ha stabilito che tale schema non costituisce un uso distorto di strumenti legali (abuso), ma una vera e propria simulazione finalizzata a evadere le imposte. Di conseguenza, ha rigettato il ricorso della società basato su vizi procedurali specifici per l'abuso del diritto e ha confermato che la partecipazione consapevole a una frode comporta l'indetraibilità dell'IVA.
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